Roma, 23 mag. - (Adnkronos) - "Giovanni e Paolo non sono stati i primi a combattere la mafia, ma sono stati i primi ad avere avuto intuizioni giudiziarie e sociali che ci permettono di dire che, anche dopo il loro sacrificio estremo, le loro idee continuano a camminare sulle gambe di tante persone oneste". Lo afferma al sito Anci il sindaco di Bari e vicepresidente Anci, nel giorno del ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio in cui furono uccisi i giudici Falcone e Borsellino. Un ricordo molto forte che riporta il sindaco barese al 1992, ai suoi primi anni da magistrato ad Agrigento, dove la mafia aveva da poco assassinato il giudice Rosario Livatino. "Ricordo bene i momenti successivi a quel tragico evento, gli attacchi diretti ai 'giudici ragazzini', e le riunioni cui parteciparono anche Giovanni e Paolo, i nostri fratelli maggiori che ascoltavamo con affetto ed anche con un po' di 'timore reverenziale'", rievoca Emiliano. Il suo giudizio sui due magistrati uccisi dalla mafia e' netto: "Due servitori dello Stato, abbandonati drammaticamente da pezzi deviati di quello Stato che provavano a difendere e migliorare attraverso indagini complicate e all'avanguardia". (segue)


