Dalla difesa penale alla tutela dell’immagine, passando per la nuova riforma dell’ordinamento forense. L’avvocato Riccardo Prisciano racconta una professione che, nella sua visione, deve essere vissuta: «Io sono un avvocato, non faccio l’avvocato: sono due cose molto diverse». Riccardo Prisciano è titolare e fondatore dello Studio Legale Prisciano - Prisciano&Partners Lawfirm, attivo nel diritto penale, amministrativo e civile, oltre che nell’assistenza a militari e appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Le sedi sono a Udine, sede principale, Catania e Legnano (Milano), mentre a Roma è presente una domiciliazione. Al suo fianco operano l’avvocato Annalisa Venir del Foro di Udine, l’avvocato Riccardo Bianca del Foro di Siracusa e l’avvocato Mara Manfredelli del Foro di Busto Arsizio. Lo scorso 25 giugno, nella cornice della Borsa di Milano, Prisciano è stato premiato da Le Fonti Awards come «Avvocato dell’anno nel diritto penale a Udine».

. Tra i temi centrali della sua attività c’è il rapporto tra giustizia e media. «In alcuni casi la tutela dell’immagine è addirittura più importante dello stesso esito del processo», spiega. Il rischio è che una persona venga considerata colpevole già durante le indagini, mentre un’eventuale assoluzione successiva rischia di avere un’eco molto più limitata. Per questo anche l’avvocato deve contribuire alla narrazione pubblica, nel rispetto del segreto professionale: «Tocca a noi avvocati concorrere, nei limiti ovviamente di non violare il segreto professionale, a dar voce anche sui media a quella che è la voce del cliente». Su questo tema si innesta la nuova riforma dell’ordinamento forense. «Sono assolutamente d’accordo con la Riforma», afferma Prisciano, indicando nel rafforzamento del segreto professionale, definito «inviolabile e indisponibile», una delle novità più importanti. La tutela della riservatezza viene estesa anche alla consulenza legale e all’assistenza stragiudiziale continuativa. Secondo Prisciano, la riforma era necessaria anche per aggiornare il sistema delle incompatibilità. «Una riforma della professione era ormai più che necessaria», sostiene. Tra le novità cita la possibilità di conciliare la professione forense con l’attività di amministratore di condominio e agente sportivo e, soprattutto, con alcune cariche sociali nelle società di capitali. Il passaggio più delicato riguarda però la monocommittenza, ormai diffusa soprattutto tra i professionisti più giovani. «L’Ordinamento ha dovuto prendere atto di una situazione che, di fatto, era diventata la normalità», osserva Prisciano.

La regolamentazione può offrire maggiori tutele, ma presenta criticità legate alla dipendenza economica, al compenso congruo e al confine con il lavoro subordinato. «Esclusività ed un unico committente creano vulnerabilità contrattuale», spiega. Per evitare che la monocommittenza diventi una subordinazione mascherata, sarà fondamentale preservare l’autonomia del professionista. «Sarà fondamentale garantire autonomia organizzativa assoluta», sottolinea, indicando libertà negli orari e nel luogo di lavoro, strumenti propri e assenza di un potere disciplinare del committente. Anche il contratto dovrà essere chiaro: «Oggetto del contratto sarà la prestazione, non il processo di quella prestazione». Necessarie, inoltre, clausole di recesso paritarie e tutele bilaterali. La riforma può quindi dare ordine a situazioni professionali rimaste per anni affidate alle prassi, ma per Prisciano il futuro dell’avvocatura non si misura soltanto attraverso le nuove norme. Si misura nella capacità di restare accanto alla persona quando il clamore cresce, quando il giudizio arriva prima della sentenza e quando la toga diventa l’ultimo argine contro il rumore. È questa la sua idea di professione: non limitarsi a fare l’avvocato, ma esserlo. Con la competenza come strumento, la passione come motore e la difesa della persona come bussola. Perché, prima ancora di ogni processo, ogni fascicolo racconta una storia e dietro ogni posizione giuridica c’è qualcuno che chiede di essere ascoltato, compreso e, soprattutto, difeso.




