Libero logo

De Raho, le indagini sulla Lega del grillino: raffica di accessi dopo la caduta del Conte I

Il verminaio degli accessi abusivi e l'indagine sulla #Lega del grillino #DeRaho (che poi elogiava #Striano): cosa è accaduto dopo la caduta del primo governo Conte
di Simone Di Meodomenica 30 novembre 2025
De Raho, le indagini sulla Lega del grillino: raffica di accessi dopo la caduta del Conte I

4' di lettura

La Procura antimafia di Federico Cafiero De Raho (oggi deputato grillino) aveva una insana passione per la Lega di Matteo Salvini. Ieri, abbiamo raccontato le «indagini» della Dna sulla casa comprata dall’allora sottosegretario Armando Siri, attivate nonostante mancassero i presupposti giurisdizionali minimi (il politico sarà archiviato dopo 7 anni e ben tre riformulazioni del capo d’accusa: da amministrazione infedele a finanziamento illecito ai partiti passando per l’autoriciclaggio).

Oggi, dalle carte sullo spione Pasquale Striano, emergono i retroscena sull'inchiesta sulle finanze del Carroccio. E, in questo come in quel caso, la sottotrama è sempre la sconsiderata gestione delle Sos, le Segnalazioni operazioni sospette, di cui Cafiero De Raho giura di non essersi accorto. In realtà, da alcuni indizi che andremo a ricostruire, avrebbe potuto e dovuto intervenire ben prima che lo scandalo esplodesse.

Dossieraggio, Armando Siri: "Un Paese malato, prevale la barbarie mediatico-giudiziaria"

Armando Siri, ideologo della Lega, oggi sarà sul palco del Teatro Italia a Roma a promuovere “L’Arca ...

È l’agosto 2019 quando la Dia trasmette alla Dna un «report redatto da una non meglio specificata Fiu (Unità di informazione finanziaria, ndr) straniera (forse San Marino, ndr)». Il dossier riprende alcuni articoli di giornale e si concentra sul supposto legame tra flussi finanziari della Lega Nord e una «società fiduciaria lussemburghese non meglio specificata». La Sos individua tre soggetti di interesse: il manager Massimo Merlino, il costruttore Luca Parnasi e tale Angelo Lazzari. Tuttavia, la Fiu straniera – si legge nei documenti - «tiene a precisare che, dall’analisi delle transazioni registrate sui rapporti di c/c dei tre», le «stesse movimentazioni non apparirebbero correlate ai fatti appena ipotizzati». Insomma, il dossier Lega è poco più che carta straccia. Peraltro, la Sos è stata già inviata alla Procura di Genova, che ha aperto il filone sui rimborsi elettorali del partito, per una sorta di competenza in materia. Non ci sarebbero, quindi, motivi per «lavorare» la segnalazione in Dna, anche e soprattutto alla luce del fatto che si tratta di notizie di reato estranee al focus antimafia e antiterrorismo.

Invece, il report viene approfondito. E, il 22 novembre 2019, Cafiero De Raho trasmette quest’atto d’impulso (un invito a indagare sulla Lega) addirittura a ben 4 Procure: Bergamo e Roma (che si stanno occupando di Parnasi); Milano (che ha aperto il fascicolo sulla bufala del petrolio russo) e ancora Genova, nonostante avesse già ricevuto autonomamente la Sos. Perché Cafiero sconfina in ambiti non suoi ignorando gli elementi di segno contrario? Glielo chiedono i pm di Perugia il 27 novembre 2024.

De Raho, quella strana indagine del grillino sulla Lega

Perché la Procura nazionale antimafia di Federico Cafiero De Raho si interessò all’acquisto della ca...

Il deputato M5s (che, ricordiamo, sedendo in commissione Antimafia, ha libero accesso a tutte le carte relative al caso, quindi anche a quelle che riguardano la sua posizione) risponde di essere «rimasto stupito» della Sos sulla Lega e di aver chiesto lumi all'aggiunto Giovanni Russo e al sostituto Antonio Laudati (indagato con Striano, ndr). Aggiungendo: «Dissi con chiarezza che il riciclaggio in sé (ipotesi sostenuta da Laudati, ndr) non era di competenza della Dna se non vi erano i collegamenti con la criminalità organizzata». Verissimo. Eppure, il procuratore spedisce comunque il pacchetto schierando il formidabile arsenale informativo della Dna contro un partito politico. E suscitando, per questo, le rimostranze del procuratore di Milano, Francesco Greco, che ne contesta l'invasione di campo. Come fa il deputato grillino a dire, oggi, di non essersi accorto di quel che combinava Striano? Per due volte in cinque mesi (giugno Siri, novembre Lega) è stato lui stesso ad avallare questo sistema di lavoro facendo propri, con la sua firma, approfondimenti investigativi non autorizzati. Nell'interrogatorio, Cafiero ricorda di essersi limitato a scrivere alla Dia invitandola ad astenersi dall'invio di Sos non attinenti. E basta. Non ha attivato monitoraggi sull'ufficio Sos che aveva messo nel mirino sempre lo stesso partito. Si è accontentato, aggiunge a verbale, della spiegazione di Laudati («è stato fatto in buona fede»). 

Dossieraggio, non si può insabbiare la fogna della Repubblica

In tutti i sensi, verrebbe da dire che siamo solo all’inizio del cosiddetto “caso Striano”, o della do...

Non ha sentito la necessità di capire perché una struttura strategica della Procura antimafia fosse fuori controllo. Come, del resto, gli stava dicendo da mesi il suo vice, Giovanni Russo, che aveva denunciato la scheggia impazzita Striano in una durissima nota (su richiesta di Cafiero, sostiene Russo, non protocollata) in cui chiedeva l'allontanamento immediato dell'ufficiale della Gdf. «Era noto in tutto l'ufficio che io non gradissi la presenza di Striano», ha commentato Russo coi pm di Roma, «e più volte ne ho parlato con Cafiero». Più di una volta, e anche per iscritto. Cafiero ha perso la memoria? Malgrado questi alert, il procuratore – che assegnerà addirittura un elogio a Striano, pur assicurando di non conoscerlo – non adotterà provvedimenti nei confronti del finanziere infedele né cambierà l'organizzazione delle Sos. Non lo diciamo noi, è lui stesso a non parlarne negli interrogatori. E se non lo ha detto, non lo ha fatto. Striano sarà allontanato dalla Dna solo con l'arrivo del nuovo procuratore, Giovanni Melillo, sette mesi dopo il pensionamento di Cafiero. Poi premiato con il seggio in Parlamento.