Sono sempre d’accordo con il procuratore Nicola Gratteri, uomo integerrimo che ha dedicato la sua vita al lavoro e mentalmente più aperto di quanto non appaia, tranne quando parla di giustizia. E questo da prima della campagna referendaria contro la separazione delle carriere tra giudici e pm, quando scivolò su un piccolo infortunio mediatico.
La toga disse in un’intervista che le persone perbene avrebbero votato No, come lui, mentre gli imputati, gli indagati e la massoneria deviata avrebbero votato Sì, come invece ho fatto io. In un secondo momento ha precisato che non intendeva accomunare a dei criminali tutti quelli che si sarebbero espressi in favore della riforma, comunque, proprio perché non pendo dalla sua bocca quando affronta temi giuridici, la sua uscita non mi aveva offeso.
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La rimozione improvvisa della docuserie World Wide Mafia dalla piattaforma Disney+ ha acceso un acceso dibattito mediati...I grillini viceversa, ogni qual volta il capo della Procura di Napoli apre bocca, crollano sulle ginocchia in stato di deliquio. Nutrono per l’uomo un’adorazione mistica, totalmente acritica, la qual cosa mi conforta nella convinzione di essere nel giusto. L’ennesima riprova si è avuta ieri. Gratteri, già super magistrato attivissimo in Calabria, in un’intervista alla Stampa ha fatto capire di non essere troppo favorevole al Ponte sullo Stretto, sul quale è stata di recente aperta un’inchiesta per corruzione che vede indagati un ex giudice della Corte dei Conti, un avvocato ex consigliere d’amministrazione della società pubblica che segue il progetto dell’opera e un imprenditore.
Il procuratore ha sentenziato che, prima di partire con l’impresa, «sarebbe stato giusto fare una valutazione preventiva costi-benefici, visto che in Calabria e Sicilia mancano molte infrastrutture primarie, quali ospedali, autostrade e ferrovie». Un tema ricorrente tra gli anti-Ponte, quello dell’opportunità dell’opera, ma, vostro onore ci consenta, trattasi di un giudizio politico. Un magistrato di alto livello, quando rilascia un’intervista sulla sua materia, farebbe bene ad astenersi da valutazioni che non gli competono. In nome della separazione dei poteri tanto cara alle toghe, s’intenda; altrimenti si espone a critiche spiacevoli.
Il procuratore ha poi aggiunto che «lo Stato si è arreso, perché non dà alla magistratura gli strumenti necessari per contrastare la criminalità organizzata, al punto che il dilemma non è neppure se fare o non fare il Ponte per il rischio di infiltrazioni mafiose». E quindi, cosa occorrerebbe fare? Certo rinunciare al progetto non è la soluzione, perché di questo passo bisognerebbe rinunciare anche a fare ospedali, ferrovie e tutte quelle infrastrutture che il magistrato giudica necessarie, in quanto sarebbero anch’esse a rischio di contaminazione mafiosa. «No alle limitazioni all’uso delle intercettazioni e all’eliminazione del reato di abuso d’ufficio», è la risposta.
Una replica che però non tiene conto del fatto che queste misure sono state prese come rimedi per evitare che centinaia di innocenti finissero vittime della giustizia, visto che, per citare un numero, su oltre cinquemila procedimenti per il suddetto reato, solo poco più di cinquanta si sono risolti con una condanna.
Infine, il nostro si è ulteriormente incartato, oppure è stato trasposto male il suo pensiero, perché ha auspicato di «snellire le procedure e ridurre al massimo le impugnazioni» ma al contempo si è detto contrario alla riforma della Corte dei Conti (in quanto può degenerare «in un asservimento della magistratura contabile agli indirizzi del governo»), che in realtà si prefigge proprio questo scopo.
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Via da Disney+ la docuserie "World Wide Mafia" dedicata al procuratore Nicola Gratteri. Era online dallo scors...Come da copione, le parole della super toga sono state accolte da manifestazioni di giubilo dei cinque stelle, che hanno concluso che l’opera non si ha da fare, perché sarebbe un favore alle mafie anziché a siciliani e calabresi, e che comunque è tutta colpa di Matteo Salvini e della Lega, buoni solo a fare propaganda. Come ogni ragionamento grillino, anche questo fa acqua da tutte le parti; e non solo perché la sua applicazione porterebbe alla paralisi del Paese. Se le inchieste sono la misura dell’incompetenza, M5S si aggiudica a mani basse il primo e il secondo premio. Mentre sul Ponte per ora c’è solo un’inchiesta, nella quale per di più non risultano passaggi di denaro e soldi buttati, ben altro è il quadro sulle iniziative grilline al governo. Basta parlare di reddito di cittadinanza e superbonus, le due misure che sono la cifra identificativa dei pentastellati. Bene, per il primo sono stati accertate 62mila truffe, con un costo per lo Stato di settecento milioni.
Per il secondo, la Guardia di Finanza ha accertato irregolarità per dieci-quindici miliardi, con oltre centomila soggetti coinvolti tra beneficiari e imprese. Tanto lavoro per Gratteri e colleghi; per sventare gli sciagurati effetti delle iniziative pentastellate non basterebbe raddoppiare il numero di magistrati in servizio.




