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Cassazione, la sentenza sui Cpr è una bomba: boom di risarcimenti ai migranti?

di Roberto Tortoralunedì 22 giugno 2026
Cassazione, la sentenza sui Cpr è una bomba: boom di risarcimenti ai migranti?

2' di lettura

Una decisione destinata a far discutere, e soprattutto a pesare sui conti pubblici. La Corte di Cassazione, infatti, interviene con una sentenza che potrebbe aprire la strada a una valanga di richieste di risarcimento da parte degli stranieri trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), anche quando non abbiano contestato in precedenza il provvedimento di trattenimento.

Il principio è chiaro e, per certi versi, dirompente: chi ha subito una limitazione illegittima della libertà personale può chiedere i danni allo Stato senza aver prima impugnato l’atto che ha disposto o prorogato la detenzione amministrativa. Secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite, infatti, “l’azione risarcitoria proposta dallo straniero per ottenere la riparazione del danno conseguente all’illegittima privazione della libertà personale, realizzata in forza di un invalido provvedimento di proroga del trattenimento presso il C.I.E. (ora C.P.R.), è ammissibile anche nel caso in cui avverso di esso non siano stati proposti i pertinenti rimedi impugnatori”.

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La Suprema Corte chiarisce inoltre che i due strumenti di tutela restano distinti: da un lato l’azione per annullare il provvedimento, dall’altro quella per ottenere il risarcimento. Entrambi, però, concorrono a garantire una tutela piena della libertà personale. Non solo: il giudice civile potrà comunque valutare la legittimità dell’atto contestato, ma “il sindacato del giudice adito sul provvedimento non impugnato può e deve svolgersi esclusivamente incidenter tantum”, cioè solo ai fini dell’accertamento dell’eventuale illecito.

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Una pronuncia che, nei fatti, potrebbe aprire la strada a richieste di indennizzo retroattive per i trattenimenti ritenuti illegittimi nei CPR, con possibili effetti economici rilevanti per lo Stato e per il Ministero dell’Interno. Una svolta giuridica che mette al centro il tema della libertà personale nei centri di detenzione amministrativa e che promette di alimentare un nuovo fronte di contenziosi.

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