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Ranucci, Isabella Bertolini: "L'Anm intervenga sull'imbarazzante paragone con Falcone e Borsellino"

di Fausto Cariotidomenica 16 agosto 2026
Ranucci, Isabella Bertolini: "L'Anm intervenga sull'imbarazzante paragone con Falcone e Borsellino"

3' di lettura

Isabella Bertolini è consigliere laico del Csm, eletto su indicazione di Fdi, ed è stata segretario del comitato Sì Riforma. Sigfrido Ranucci è stato un suo avversario dichiarato ai tempi del referendum, quando si era schierato dalla parte dell’Anm.

Che effetto le fa ora vederlo coinvolto nella brutta trama ordita da Valter Lavitola?
«Sicuramente di stupore. Lui è sempre stato un moralizzatore della vita pubblica e politica nei confronti di tutti. Stupisce vederlo scivolare in questo modo in una vicenda così torbida. È una caduta che non gli fa onore e che mette in discussione anche la sua professionalità. Nella campagna referendaria è stato un avversario, oggi lo vedo come una persona in gravissima difficoltà».

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Come stanno lavorando i magistrati di Roma in questa vicenda?
«Mi sembra che stiano facendo il loro lavoro con grande celerità e professionalità. Sono riusciti a trovare un filone che probabilmente non era neanche ipotizzabile. Si parlava di mafia, lo stesso Ranucci lanciava accuse alla destra: mondi che in realtà non c’entrano niente, come si è visto. La magistratura ha avuto la forza, il coraggio e la capacità di vedere una pista legata a una persona a lui molto vicina, di cui era veramente amico. Vediamo ora come terminerà questo lavoro».

Non è finito con la confessione di Lavitola?
«La questione non mi sembra chiusa. Credo che ci siano ancora aspetti che la magistratura deve chiarire».

Il 25 ottobre l’assemblea generale dell’Anm, il cui presidente allora era Cesare Parodi, accolse Ranucci con una standing ovation. Che dovrebbe fare ora l’Anm?
«L’Anm ha portato Ranucci come icona alla sua assemblea e lì si sono alzati tutti in piedi, gli hanno dedicato un’ovazione. Credo che ora l’Anm dovrebbe avere il coraggio di prendere le distanze, di fare un mea culpa».

Lo farà?
«Non credo che questa Anm, con i vertici che ha e il modo in cui la gestiscono, abbia il coraggio necessario. Mi sembrano tutti intimiditi e che si stiano nascondendo. Sembra che usino sempre due pesi e due misure: garantisti con i loro amici, colpevolisti con gli altri. E questo non fa onore alla magistratura, perché il suo primo principio dovrebbe essere l’equidistanza. Adesso, poi, hanno anche la scusa del mese di agosto».

Un post sugli account dell’Anm si può fare anche dall’ombrellone o dalla Grecia.
«Certo. Però bisogna avere il coraggio di farlo».

Stefano Celli, il vicesegretario dell’Anm che portò Ranucci a quell’assemblea, ha detto al “Corriere della Sera”: «Se invitarlo ha favorito il No, tanto meglio».
«Evidentemente per qualcuno vale ancora il motto: il fine giustifica i mezzi. Questa affermazione di Celli dimostra che l’Anm, pur di far vincere il No al referendum, avrebbe fatto qualunque cosa con grande spregiudicatezza».

Ranucci intanto si è paragonato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un raffronto su cui l’Anm non ha avuto nulla da ridire.
«Da parte dell’Anm questa è stata la cosa più imbarazzante. Trovo davvero di pessimo gusto che Ranucci si paragoni a due martiri ai quali tutti dobbiamo molto. Ed è di pessimo gusto che per questo l’Anm non abbia preso le distanze da lui».

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Forse l’Anm di oggi ha più caro il presente di Ranucci che l’eredità dei due magistrati uccisi dalla mafia.
«Tutti dobbiamo molto a Falcone e Borsellino, prenderli come esempi da seguire e rispettarli. A maggior ragione i magistrati, che credo debbano riconoscersi in Falcone e Borsellino e non in un personaggio come Ranucci».

C’è un patto di mutua protezione tra l’Anm e Ranucci?
«Sarà l’Anm stessa a dirci se questo patto c’è o non c’è. I suoi vertici dovrebbero prendere posizione. Ma conoscendoli, ripeto, dubito che lo faranno».

Eppure a marzo Giuseppe Tango, della corrente Magistratura indipendente, ritenuta “di destra”, ha preso il posto di Parodi come presidente del sindacato delle toghe.
«In questi anni l’Anm non è cambiata in nulla. È un sindacato a tutti gli effetti, schierato a tutela di una corporazione, e spesso manca di oggettività. Anche ora nutro poche speranze. Cambiano i vertici, ma il suo modo di operare non cambia mai».

Da contribuente che paga il canone Rai, prima che da consigliere del Csm: che dovrebbe fare la Rai con Ranucci?
«È una scelta complessa che la Rai mi sembra stia affrontando con un percorso molto corretto e trasparente. Decideranno i suoi vertici. Certo, non credo che rivedere in autunno Ranucci a capo di quella trasmissione aiuterebbe il servizio pubblico».

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