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Ranucci e Lavitola, il vero movente: "Tu ci sei mai stato?", l'intercettazione che cambia il quadro

di Roberto Tortoramartedì 18 agosto 2026
Ranucci e Lavitola, il vero movente: "Tu ci sei mai stato?", l'intercettazione che cambia il quadro

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Qual è il vero movente che avrebbe spinto Valter Lavitola a organizzare un attentato contro il suo “amico” Sigfrido Ranucci? Davvero l’idea di creare un’aura attorno al personaggio, per candidarlo alle prossime politiche? O c’è dell’altro? È la domanda che si pongono gli inquirenti da quando hanno arrestato il faccendiere salernitano, reo confesso di aver fatto da mandante all’azione violenta contro il conduttore di Report.

La Procura di Roma cerca risposte nel computer di Valter Lavitola, nei messaggi e nei rapporti tra l’imprenditore e il conduttore. I carabinieri del Nucleo Investigativo – si legge sul Corriere della Sera - stanno verificando soprattutto la versione fornita da Lavitola: l’attentato sarebbe stato organizzato per convincere le autorità a rafforzare la protezione dell’amico. La sua tesi ruota attorno alla sicurezza di Ranucci, che prima dell’esplosione avrebbe avuto una rete di protezione giudicata insufficiente. Sotto casa del giornalista, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, quattro pregiudicati avrebbero collocato una “gelatina da cava”.

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Dopo l’attentato, la scorta di Ranucci è stata rafforzata fino a otto agenti. Ma gli investigatori vogliono capire se dietro quella spiegazione ci sia davvero soltanto l’intenzione di proteggere il giornalista oppure un secondo fine. La Procura mantiene in campo l’ipotesi di un agguato legato, infatti, alla possibile discesa in politica di Ranucci. Un progetto che, secondo la ricostruzione, avrebbe potuto favorire anche Lavitola, interessato a un rilancio politico e istituzionale.

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In una conversazione di fine giugno, l’imprenditore aveva chiesto al conduttore: “Sei mai stato nel corridoio dei presidenti a Palazzo Chigi?”. La difesa prova invece a riportare il caso sul terreno della sicurezza. Arturo Cola, intervistato il 17 agosto, ha sostenuto che nell’incontro del 7 settembre 2025, a casa di Ranucci, si fosse parlato proprio dei pericoli e della protezione del giornalista. Ora la Procura vuole sentire nuovamente Ranucci, come persona informata sui fatti. Dovrà chiarire anche il significato del sondaggio sul suo gradimento nella società civile e il ruolo avuto nella sua elaborazione. Ranucci ha sempre negato l’intenzione di candidarsi, ma gli investigatori devono stabilire quanto fosse concreto l’interesse per una possibile esperienza politica. Tra messaggi, telefonate e vecchie confidenze, dunque, il rapporto tra i due resta al centro dell’indagine. E il computer di Lavitola potrebbe diventare decisivo per capire quale fosse davvero il movente dell’attentato. Gli investigatori cercano ora riscontri concreti.