"Se fossi una toga interrogherei Paolo Mieli". A fare il nome del celebre editorialista ed ex direttore del Corriere della Sera è in illustre collega, Giovanni Minoli, che intervistato dal Giornale sgancia una ulteriore bomba sulla inchiesta-telenovela sull'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci e i rapporti del conduttore di Report con l'amico Valter Lavitola, arrestato come mandante dello stesso attentato, lo scorso ottobre.
"Se posso essere un po’ volgare ti racconterò di quando insieme a Milena Gabanelli inventammo Report ed evocammo un vecchio detto popolare da osteria, che dice così: 'Gira gira, il siluro torna in culo a chi lo tira'. Certo, non è una espressione elegante, ma rende molto bene l’idea", esordisce il papà del mitico Mixer, a colloquio con Hoara Borselli. Secondo Minoli Mieli andrebbe interrogato "come persona informata sui fatti. Data la sua conclamata serietà e onestà e credibilità, forse potrebbe raccontare qualcosa di nuovo e di inedito".
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Tante, troppe, le ombre su Report. Dopo l'arresto di Valter Lavitola, accusato di essere uno dei mandanti dell'a..."Il fatto che il più grande, serio, credibile maestro di giornalismo italiano frequentasse abitualmente uno come Lavitola, e si facesse riaccompagnare a casa tutte le sere in macchina da Lavitola chiacchierando del più e del meno, cioè, immagino, un po’ di tutto, è una cosa che mi colpisce", sottolinea Minoli riferendosi alle rivelazioni dello stesso Mieli, che ha confessato di aver ascoltato spesso i racconti di Lavitola su Berlusconi e la Seconda repubblica dicendosi però meno interessato agli sviluppi attuali, compresi i sondaggi commissionati per spingere Ranucci fino a Palazzo Chigi.
"So che è un personaggio molto attendibile - prosegue Minoli riguardo a Mieli -. E che conosceva bene Lavitola, cioè l’uomo che è considerato dai magistrati il mandante dell’attentato a Ranucci. L’intervista di Mieli al Corriere è recentissima. Ed è in quella intervista che Mieli ci ha raccontato della frequentazione abituale con Lavitola e degli spaghetti alle vongole sgusciate e tutto il resto". Ci sarebbe insomma una "pista Mieli, e penso che sia una pista che è difficile evitare".
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Il caso-Ranucci imbarazza anche l'Associazione nazionale magistrati. Solo nell'ottobre 2025, pochi mesi prima ch...Quindi un altro commento pesante: Minoli giudica "inverosimile" il fatto che Ranucci, legato a Lavitola da amicizia molto stretta, non sapesse che il sodale stesse architettando un attentato per "spingerlo" in politica. "Ma per sostenere che Ranucci sapesse occorrono delle prove. Io queste prove non le ho. Quindi non posso affermarlo", precisa però l'intervistato. Resta l'impressione di "quattro pesi e una misura sola", con il metodo-Report, inquisitorio, che Ranucci applicava spesso e volentieri agli oggetti delle sue inchieste ma che ora non dovrebbe valere né per lui né per l'amico Lavitola.
"Mi chiedo se fra i magistrati che indagano su Lavitola ce ne sia qualcuno di quel folto gruppo che recentemente all’assemblea dell’Anm scattò in piedi e tributò un applauso infinito a Sigfrido Ranucci. Se c’è, qualche domanda se la farà?", conclude Minoli.




