Alle 10 e 30 di questa mattina Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, accompagnata dall’avvocato Giuseppe Cavallaro o da un suo collaboratore, dovrebbe varcare la porta della Procura di Roma, per recarsi nell’ufficio del pm Edoardo De Santis e iniziare a raccontare la sua verità. La donna si presenta all’appuntamento dopo aver lavorato per giorni a un memoriale che, secondo i ben informati, sarebbe lungo almeno 180 pagine.
Che sono il riassunto delle decine di documenti che Natalia ha scaricato dal computer che condivideva con il compagno. Solo ieri, lei e il suo legale, avrebbero passato al setaccio 1.200 pagine. Lette e rilette. La testimone sarebbe pronta a parlare della trattativa per le mura del bistrò Cefalù, di proprietà della cinquantaseienne romana Paola Rizzo, in cui, secondo il suo legale, sarebbe intervenuto direttamente Ranucci, il quale avrebbe usato un’inchiesta di Report per fare pressioni su un possibile intermediario.
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La posizione di Sigfrido Ranucci, nell’inchiesta sulla bomba, pare destinata a peggiorare. Natalia Potenza, ex com...Per l’acquisto del b&b e delle mura del ristorante dall’Argentina, terra d’origine della Potenza, sarebbero arrivati 200.000 euro grazie alla vendita di alcuni appartamenti a Buenos Aires da parte della famiglia della quarantasettenne: «Lavitola ha pagato le caparre, dicendo che avrebbe intestato tutto a entrambe le sorelle, Natalia e Andrea, ma non l’ha fatto. Ha inserito solo Natalia perché sapeva che la poteva circuire e minacciare». Nonostante una lettera di diffida di Cavallaro, «per quattro anni» l’ex compagna «è stata zitta». Ma adesso ha preso coraggio e, dopo avere tagliato i ponti con l’ex compagno, ha inserito come presidente della cooperativa Cefalù proprio la sorella, in attesa di concludere la compravendita degli immobili attraverso un mutuo.
Ma il tema principale è un altro. Secondo Cavallaro, dopo la decisione del Tribunale di Napoli di confiscargli 12 milioni di euro per i contributi per l’editoria illecitamente incassati con L’Avanti!, Lavitola sarebbe diventato un fantasma per l’Erario. Già nella sentenza si leggeva che aveva chiesto alla sorella Maria di «vendere fittiziamente» la villa di Positano e poi aveva provato a salvarla, così come altri beni, tramite un prestanome, Alexander Herodoto De Campos, «un brasiliano che vive nelle favelas».
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Il vizietto di schermare i propri beni non gli sarebbe passato. Ristorante e b&b sono controllati dalle società riconducibili alla Potenza, la Baires e la cooperativa a responsabilità limitata Cefalù, ma Lavitola, è l’accusa, avrebbe diversi conti esteri. Per esempio, l’ex compagna avrebbe indicato nella sua memoria, una banca del Montenegro, la Hipotekarna. Qui il faccendiere, secondo la madre dei suoi figli, avrebbe un conto aperto da un prestanome. «Lei non ha idea di quanti soldi abbia in giro per il mondo Lavitola» chiosa l’avvocato.
«Non si può intestare neanche uno spillo. Quindi i soldi che arrivavano dagli affari che faceva in giro, in Africa, Montenegro, Brasile, eccetera, dove finivano? E il signor Ranucci ha mai chiesto di fare il socio di Lavitola nel business dei carbon credit?». La domanda è molto interessante e per questo chiediamo quale sia la risposta. Ma Cavallaro replica con un altro quesito: «Secondo lei il buon Ranucci rilascia un’intervista a un giornalista dello Zimbabwe per dare una mano a Lavitola nell’affare milionario dei carbon credit e non si vuole mettere in società con lui? Siamo sicuri?». La contro-intervista continua: «Il denaro che è stato utilizzato per pagare i bombaroli da dove proveniva? Siamo certi che dai bilanci della Cefalù e della Baires si potessero recuperare soldi da dare a quei signori? O forse ci sono affari loschi che Lavitola ha fatto in giro per il mondo e di cui, forse, Natalia Potenza è a conoscenza?».
Lavitola avrebbe avuto problemi in Zimbabwe perché lì i controlli antiriciclaggio funzionerebbero. Mentre avrebbe trovato meno ostacoli altrove: «In Montenegro e in altri posti del mondo queste verifiche non ci sono. Ci sono grandi studi legali che non fanno segnalazioni antiriciclaggio. Non mi risulta che un’importante società di revisione abbia lanciato alert su alcuni affari realizzati da Lavitola o che lo abbiano fatto i notai che hanno avuto Lavitola in studio in determinati atti di acquisto di poderi in Toscana, nonostante davanti a loro ci fosse un pluripregiudicato che non si può intestare neanche uno spillo». Nella sua memoria la donna avrebbe segnalato i rapporti tra l’ex compagno e la Macos srl, una società bergamasca di costruzioni con 2 milioni di euro di capitale, posseduta al 90 per cento dalla holding del presidente rumeno, Marius Neagu.
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Lo «strategic advisor» è un ex politico di Forza Italia, Massimo Gianluca Guarischi, condannato a 5 anni in via definitiva per corruzione, che conosce Lavitola dai tempi in cui militavano entrambi nella giovanile socialista, ma non sarebbe lui il link tra la Macos e Valter. «Ho avuto già tanti guai. Sono uscito completamente fuori dalla politica e voglio stare lontano dai riflettori. In questo momento per la Macos mi sto occupando di un progetto che riguarda l’agricoltura in Algeria» ci confida con estrema gentilezza Guarischi, che nei giorni scorsi avrebbe fatto un salto al ristorante Cefalù per salutare Natalia.
L’amministratore delegato della Macos, Oscar Magoni, risponde in modo trasparente alle nostre domande, pur avvertendoci che l’azienda «sta valutando di assumere misure a tutela della propria onorabilità imprenditoriale e della propria immagine commerciale». Quando avete conosciuto Valter Lavitola? «In occasione dell’operazione di acquisto del 99 per cento di una società con in pancia 1.000 ettari di terreni, dove Lavitola era presente in qualità di consulente/intermediario dei venditori e dell’avvocato Alfonso Luigi Marra (anche lui ex politico di Forza Italia, ndr), il procuratore designato per la compravendita. L’operazione è stata avviata all’inizio del 2026. Prima di allora non lo conoscevamo». La Macos avrebbe avuto contatti anche con «l’avvocato Meliadò, quale rappresentante di Lavitola». Chi ha presentato l’affare all’impresa edile?
«La Deloitte (multinazionale di servizi professionali, ndr), che ha condotto l’operazione dal nostro lato, peraltro con un’approfondita attività di trattazione». Chi, dentro all’azienda, ha intrattenuto rapporti con Lavitola? «La stessa Deloitte che ha curato tutti gli aspetti fiscali e legali». Avete mai conosciuto Sigfrido Ranucci? «No, ma Lavitola ci ha parlato di lui come suo amico e frequentatore del suo locale». Che rapporti ci sono, per quanto di vostra conoscenza, tra Lavitola e la Deloitte? «Sappiamo che lui l’ha utilizzata per pareri sulla fattibilità del progetto carbon credit».
Ma a far arrabbiare la Potenza sarebbe stato anche l’«esibizione» fatta da Ranucci e dal suo «amico fraterno» del figlio autistico del faccendiere, per giustificare la loro amicizia (la figlia del giornalista sarebbe una psicoterapeuta): «La famosa notte della perquisizione di Lavitola si sono messi d’accordo per dire ai giornali questa stronzata. È stata la mossa che ha causato i danni peggiori e Natalia la farà scontare all’ex compagno». La storia del rapporto nato per aiutare il ragazzo è stata raccontata a Libero anche dalla «fidanzata» di Lavitola, Adriana: «Natalia ha capito dall’intervista che lui si confidava con questa donna, che era davvero la sua amante. Evidentemente Lavitola, che sapeva di essere intercettato, riferiva queste cose per farle sapere a tutti. Ma la figlia di Ranucci non sa neanche come sia fatto il figlio di Natalia. Altro che psicoterapeuta che si era messa a disposizione...».
L’avvocato svela un ulteriore episodio: «L’altro giorno ero al ristorante e un medico, vecchio amico di Lavitola, mi ha raccontato di aver fatto inviare alla figlia un bonifico da 1.800 euro in Zimbabwe». La persona che lo avrebbe ricevuto sarebbe Tariro Martha Shoco, un’avvocatessa di Harare che verrebbe utilizzata per triangolazioni di denaro destinato a Lavitola. Per esempio un imprenditore italiano, tra maggio e giugno, ha spedito 12.000 euro alla professionista e ad altre due persone: a Mpeoane Lenkoe, responsabile sviluppo commerciale investimenti del Liberty group di Città del Capo e, in Camerun, a un non meglio identificato Tchapeu Aime Gaston.
LA MAIL DEL 5 LUGLIO
Ma mentre la Potenza si prepara a raccontare gli altarini dell’ex compagno, l’uomo, a Rebibbia, sarebbe una specie di leone in gabbia: «Dal carcere Lavitola ha scritto alla mia assistita di “non dire sciocchezze” e a un dipendente che “Natalia è mal consigliata dal suo avvocato”. Lui in carcere sta impazzendo perché sa che io ho dato a Natalia il coraggio per reagire» conclude Cavallaro, poche ore prima di entrare in Procura. L’ultimo azzardo di Lavitola dal carcere è stato il comunicato che ha fatto diramare dagli avvocati Arturo e Sergio Cola, i quali hanno negato che il loro assistito abbia ricevuto dalla compagna di Ranucci, Laura Cianfoni, l’ordinanza di arresto dei bombaroli la notte della perquisizione del faccendiere: «Il dottor Lavitola segnala l’assoluta falsità della circostanza, avendo appreso del contenuto di detta ordinanza solamente con la discovery degli atti del relativo procedimento penale» hanno scritto. Ma in mano all’avvocato Cavallaro c’è la mail inviata da Lavitola ai suoi legali domenica 5 luglio, in cui chiede alla segreteria dello studio di «stampare e fare avere» a Sergio Cola il documento. Il figlio Arturo minaccia: «Io non ho mai visto, né ricevuto questa mail, ma rammento che le comunicazioni tra assistito e difensori sono coperte da segreto. Ogni utilizzo di questo materiale verrà segnalato alle autorità competenti». L’impressione è che la guerra tra Valter e Natalia sia appena iniziata. E che non mancheranno i colpi bassi.




