È cosa nota che Sigfrido Ranucci sia un acrobata. In fondo sta girando l’Italia con uno spettacolo intitolato «Diario di un trapezista». E, ieri, alla festa di Avs, suo probabile futuro approdo (il partito, non la kermesse), ha deciso di esibirsi in un quadruplo salto mortale, liquidando alla voce «sciocchezze» lo scoop di Libero (e del Giornale) sulla «chat segreta» tra la sua compagna, Laura Cianfoni, e Natalia Potenza, ex convivente di Valter Lavitola, il mandante reo confesso della bomba del 16 ottobre 2025.
«Non c’è nessuna chat, sono tutte cazzate», ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sul nostro scoop. In serata, sui social, l’ex conduttore di Report ha tentato una piccola retromarcia, ammettendo che, la notte della perquisizione eseguita dai carabinieri ai danni del suo «amico fraterno» Lavitola, la sua donna (da lui definita «collaboratrice») aveva sì inviato, su sua richiesta, ma «di spontanea iniziativa», all’indagato eccellente, l’ordinanza di custodia cautelare che riguardava gli autori materiali dell’attentato, ma che la documentazione in questione era «già pubblica». Prima di questa tardiva e timida precisazione, a quanto risulta a Libero, la Potenza, indignata, aveva già scritto al suo avvocato, Giuseppe Cavallaro, ciò che pensa di Ranucci: «È un bugiardo. Ma io non lo sono e questo porcone mi sottovaluta».
Nella querelle sono entrati a piedi uniti pure gli avvocati di Lavitola, Arturo e Sergio Cola, che, nel pomeriggio di ieri, non prevedendo la successiva ammissione di Ranucci, hanno diramato un comunicato sul discusso invio notturno dell’ordinanza: «Il dottor Lavitola segnala l’assoluta falsità della circostanza, avendo appreso del contenuto di detta ordinanza solamente con la discovery degli atti del relativo procedimento penale». Con Libero Arturo Cola ha aggiunto: «Per avere quell’ordinanza ho dovuto fare i salti mortali». Una versione molto diversa da quella di Ranucci. Comunque, tali prese di posizione, in pochi minuti, si sono trasformate in un clamoroso autogol. Infatti, la Potenza, dopo avere letto le smentite, ha deciso di diffondere la chat completa di quelle ore convulse.
Sigfrido Ranucci, "tutte cazz***?": smentito dai pm e svolta clamorosa, su cosa indagano
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E l’avvocato Cavallaro ha annunciato querele a raffica: «La mia assistita mi ha dato mandato di denunciare per diffamazione e calunnia il dottor Ranucci, il signor Lavitola e i suoi avvocati. La Cianfoni per ora no, perché non mi sembra abbia smentito l’esistenza della chat. Lei resta in silenzio perché sa di aver ricevuto quei messaggi». Come abbiamo raccontato ieri, al termine della perquisizione a casa di Lavitola, avvenuta tra la sera del 4 e la notte del 5 luglio, la Potenza ha ricevuto, alle 4 e 12 del mattino, da «Laura fidanzata Ranucci», nome con cui ha salvato sul telefonino il contatto della Cianfoni, l’ordinanza di arresto. Alle 4 e 27 è giunta una pagina dell’ordinanza, con evidenziato in giallo il nome «Corrado», citato in un’intercettazione. Una captazione in cui uno degli arrestati, Pellegrino D’Avino, dichiara: «Non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado...».
Per Ranucci, come ha spiegato, lo scorso 2 luglio, lo stesso conduttore ai magistrati, il mandante dell’attentato poteva essere «Corrado Moccia», esponente dell’omonimo clan di camorra, il quale sarebbe stato infastidito dal servizio di Report sull’acquisizione del cantiere navale Vittoria di Adria (Rovigo). Un’ipotesi completamente smentita il 12 agosto scorso, quando Lavitola ha confessato di essere il mandante della bomba. Eppure, la notte della perquisizione, Ranucci non solo non voleva credere che l’amico fosse la mente dell’attentato, ma suggeriva, a chi aveva fatto mettere quell’ordigno, un nome alternativo.
Infatti, nelle primissime ore del 5 luglio, ci sarebbe stata anche una lunga conversazione tra Ranucci e l’indagato. Che l’avvocato Cavallaro, riportando la testimonianza della propria assistita, ha riassunto in questi termini: «In quella telefonata i due amici si sono inventati tanti possibili alibi». Una scena da teatro dell’assurdo. Resta da capire se i due «attori» fossero coprotagonisti della recita a partire dal 5 luglio o da prima. E, in quest’ultimo caso, sarebbe interessante scoprire quanto prima.
Ranucci mente e sa di mentire
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Le indagini dovranno accertarlo. In ogni caso, dopo la smentita di Ranucci, la Potenza, come detto, ha diffuso altri messaggi. Per esempio alle 4 e 43 «Laura fidanzata Ranucci» spedisce all’ex compagna di Lavitola un articolo del 30 giugno di Fanpage (sito «amico» dell’ex conduttore di Report), intitolato: «“A Corrado non devono arrivare”: caccia ai mandanti dell’attentato a Ranucci, volevano far fuggire gli arrestati». Alle 4 e 57 viene trasmessa una scheda del camorrista «Corrado Polizzi».
Quindi il famoso «Corrado», nel volgere di poche ore, assume, a voler seguire i voli pindarici di Ranucci, tre identità diverse: il 2 luglio di cognome fa Moccia, il 5 Polizzi e l’8 (in un’intervista al Fatto quotidiano) diventa il nome in codice di un agente dei Servizi segreti. La biografia di Polizzi, che non abbiamo rintracciato su fonti aperte, descrive l’uomo come «un esponente di spicco della criminalità organizzata campana, legato agli ambienti del potente Clan Moccia attraverso la sua affiliazione alla cosca satellite dei Pezzella, attiva nell’area di Frattamaggiore, Frattaminore e comuni limitrofi».
Alle 13 e 23 del 5 luglio, dal contatto «Laura fidanzata Ranucci», parte un altro messaggio per la Potenza: «Ciao Naty come state? Hai bisogno di qualcosa? Siamo sconvolti». Visto che non arrivano risposte, alle 13 e 41, dal numero della Cianfoni viene inviata un’ulteriore comunicazione: «Posso capirti quello che stai vivendo (l’italiano è quello della scrivente, ndr). Perché anche noi (non, ndr) sappiamo più cosa pensare di tutta questa orribile situazione che ci ha devastato da quel maledettissimo giorno. Se hai bisogno di qualsiasi cosa per i ragazzi e per te, noi ci siamo». Segue un cuore rosso. Il tutto inviato alla compagna di colui che è già, in quel momento, il presunto mandante della bomba. Passa un minuto e arriva forse la domanda più interessata: «Ma Valter è andato dall’avvocato?». Alle 13 e 44 la Potenza, finalmente, risponde: «Grazie di cuore per il vostro affetto. Sapere di non essere soli, in un momento così difficile, significa davvero tanto per noi. Vi vogliamo bene». La donna, a questo punto, risponde alla domanda sul legale: «L’ho sentito al telefono (Lavitola, ndr). Ancora no». Alle 13 e 46 «Laura fidanzata Ranucci» replica con un asettico «Ok».
Ieri, prima della diffusione della chat completa, le agenzie avevano provato a minimizzare la portata del ciclone Potenza sull’inchiesta: «Non sarebbe stata depositata alcuna memoria o richiesta di audizione» è stato uno dei lanci pomeridiani. In realtà, nei giorni scorsi, l’avvocato Cavallaro avrebbe inviato una mail al pm Edoardo De Santis, con il seguente testo: «Sono il difensore della signora Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, persona con la quale ha condiviso, per circa 10 anni, vita familiare e attività lavorativa, nonché madre dei due figli minori di quest’ultimo. Con la presente porto alla sua attenzione la disponibilità della mia assistita a rendere dichiarazioni che potrebbero essere utili alle indagini». Da allora, alla donna, non sarebbe arrivata alcuna convocazione.




