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Lavitola aveva deciso di fondare un giornale

di Giacomo Amadorigiovedì 24 settembre 2026
Lavitola aveva deciso di fondare un giornale

6' di lettura

Valter Lavitola, forse influenzato dall’amicizia con Sigfrido Ranucci e dalla sua precedente vita da direttore ed editore, aveva deciso di aprire un giornale online. Un sogno che aveva condiviso con un altro peso massimo delle cronache giudiziarie, l’ex avvocato Piero Amara, pregiudicato per numerosi reati che vanno dalla corruzione in atti giudiziari alla bancarotta e tuttora coinvolto in diversi procedimenti (è lui che parlò della fantomatica loggia Ungheria ai magistrati di Milano e Perugia).

Nel 2024, mentre Amara era affidato ai servizi sociali con il divieto di lasciare la Provincia di Perugia, Lavitola si fece accompagnare da un comune amico, l’imprenditore Fabrizio Montali, per sottoporre all’ex legale siciliano alcune idee che gli frullavano in testa. In quel periodo Lavitola era alla ricerca di finanziatori per l’impresa dei carbon credit (in cui coinvolse, inizialmente, Fabio Mazzoni, Gianluca De Marchi e il figlio di Marcello Dell’Utri, Marco), ma non solo.

Al ristorante Il Tartufo di Spoleto, Lavitola presentò il suo progetto dei carbon credit (che sarebbe partito da lì a pochi mesi con la società Neutralia, di cui era socio di fatto). Valter, oggi recluso a Rebibbia con l’accusa di essere il mandante dell’attentato Ranucci, non deve essere stato molto convincente, visto che Amara, a quanto risulta a Libero, non si fece coinvolgere nel business africano. Ma neppure il piano di un giornale online avrebbe acceso l’interesse dell’interlocutore, che in quel momento aveva problemi più seri e affari più remunerativi (era già socio di un impianto petrolchimico in Iran).

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Montali, in passato arrestato nell’ambito di un’inchiesta su una società di vigilantes da lui controllata, ieri, non ha accettato di rispondere alle nostre domande («Ha sbagliato numero» ci ha detto, prima di farci ricontattare dal fratello avvocato), ma i suoi stretti rapporti con Lavitola (e la conoscenza con Ranucci) hanno portato la Procura di Roma e gli investigatori del Nucleo investigativo dei Carabinieri della Capitale ad accendere un faro sull’imprenditore che potrebbe essere presto convocato in Procura in veste di testimone.

LA CENA DEI MISTERI

Per esempio, nel 2024, avrebbe partecipato a una cena che ha suscitato l’interesse degli inquirenti e a cui avrebbero preso parte anche Lavitola, Ranucci e gli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini (ascoltati dai pm il 21 settembre). Il piatto principale del menù sarebbe stata la querelle giudiziaria, ancora in corso, tra Lavitola, l’allora compagna Natalia Potenza e la proprietaria delle mura del Cefalù bistrò, Paola Rizzo.

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La Potenza, una decina di anni fa, conosce la Rizzo, quando questa è la titolare di un negozio di animali, che in quel momento occupa i locali in cui oggi sorge il ristorante. Tra le due nasce un’amicizia e, insieme, hanno l’idea di avviare una nuova attività che sfrutterebbe anche la conoscenza del mercato ittico di Lavitola (che era impegnato nel settore dell’import-export). Le due donne diventano socie nella Srl che dà il via all’operazione ed entrambe lavorano nel bistrò. Ma quando la Rizzo decide di uscire di scena e firma un preliminare di vendita con la Potenza, qualcosa si inceppa.

Nella complicata storia ha un ruolo anche Daniele Pulcini, che, oltre a essere un ottimo amico di Paola Rizzo, ha una questione aperta con Lavitola. Infatti un cugino di Valter, di professione imprenditore edile, aveva avviato in provincia di Caserta una ristrutturazione e aveva coinvolto proprio Pulcini. Il garante dell’accordo era stato Lavitola. Ma nell’operazione sorsero dei problemi e la Potenza, il 12 settembre, ha raccontato in Procura che Pulcini avrebbe reclamato un credito di qualche decina di migliaia di euro nei confronti del cugino del suo ex compagno.

Per questo e altri motivi i rapporti tra Pulcini e la Rizzo, da una parte, e Lavitola, dall’altra, si sarebbero incrinati. Al punto che la proprietaria delle mura del bistrò avrebbe deciso di non concludere la vendita. Tra Pulcini e Lavitola sarebbero volate anche parole grosse e per questo Valter chiese al suo avvocato di inviare una lettera di diffida a Daniele Pulcini, con minaccia di ricorso alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria. Nello scambio di mail del 2019, ricordato dalla Potenza nel suo verbale, il faccendiere ipotizza reati gravissimi, che il suo legale decide di sfumare nella bozza di diffida inviata al cliente. In essa si parla di «contegno oltraggioso, minaccioso e aggressivo nei confronti del dottor Lavitola, per di più all’interno del locale commerciale». Lavitola, via mail, suggerisce di correggere questo punto: «Presso il locale e non all’interno perché le liti sono sempre avvenute fuori dal locale, ma a portata di vista e di udito».

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«IN BARCA CON L’IMPRENDITORE»

A far da paciere tra Lavitola e Pulcini sarebbe intervenuto Ranucci in più occasioni. Per qualcuno, nell’ultima fase della trattativa, sarebbe finita, come ipotetica merce di scambio o strumento di pressione, anche una puntata di Report sull’inchiesta della Procura di Roma sui finanziamenti di Banca Progetto, in cui si parlava pure dei due costruttori romani, citati nell’indagine giudiziaria.

Un’ipotesi smentita con forza dall’ex conduttore di Report. L’11 settembre, anche Daniele Pulcini, con noi, era stato netto: «Nulla di tutto ciò è vero. Poi se devo rispondere a qualcuno che mi chiamerà, io risponderò volentieri». In compenso l’imprenditore ha ammesso «l’incontro per la questione delle “mura”». Il padre Antonio, il 28 marzo 2024, aveva inviato a Lavitola un résumé delle voci che erano al centro della trattativa, chiedendo «conferma dei pagamenti». Il prezzo di vendita era di 430.000 euro, da cui venivano scalati sette anni di canoni di locazione (da 1.700 euro al mese). Il saldo finale era di 191.000 euro, descritto come «mutuo residuo». Lavitola rispose: «Confermo che sono i numeri corretti».

Il quotidiano Domani ha pubblicato i messaggi che Lavitola avrebbe inviato a Ranucci, nella speranza di coinvolgerlo come mediatore: «Puoi prendertelo un caffè con loro (i Pulcini, ndr), sono dei fan di Report, e poi semmai li facciamo venire al ristorante per una cena» avrebbe scritto il primo. Che, in un’altra occasione, avrebbe aggiunto: «Hanno onore di incontrarti».

L’ex conduttore di Report si sarebbe messo a disposizione per dare una mano. E, per questo, venne ringraziato con enfasi da Lavitola: «Ti voglio sinceramente tanto bene, che Dio te ne renda merito e ti protegga. Io prego il Signore che riversi sulla tua famiglia, su di te, ciò che tu fai per aiutare gli altri e lo moltiplichi infinite volte». Ranucci avrebbe risposto così: «Ma figurati Valter, spero di esserti stato utile. Sai che ti voglio bene anche io. E anche ai tuoi figli».

Il giornalista sarebbe entrato anche in stretti rapporti con i Pulcini. Per esempio la Potenza rammenta che la compagna di Sigfrido, Laura Cianfoni, un giorno, non riuscendo a contattare l’ex conduttore di Report dopo un litigio, chiamò Lavitola per avere qualche notizia, riferendo che il suo uomo era uscito in barca con Antonio Pulcini.

La stessa Cianfoni sarebbe entrata in confidenza con la moglie di quest’ultimo e in una cena a quattro (Ranucci, Cianfoni, Lavitola, Potenza) avrebbe raccontato di essere andata a vedere degli appartamenti con la moglie di Antonio Pulcini. In ogni caso l’affare delle mura non andò in porto, forse anche per il pignoramento intervenuto nel frattempo.

LA PUNTATA SOSPESA

Dopo il preliminare di vendita del 2019, nel 2020 viene trascritta una domanda giudiziale per ottenere il trasferimento dell’immobile in esecuzione di quel pre-rogito, nel 2022 sul bene compare un’ipoteca giudiziale per complessivi 100.000 euro, nel 2023 viene trascritto un primo pignoramento promosso dalla Banca Popolare di Sondrio, nel 2025 arriva un secondo pignoramento a favore di una società veicolo di cartolarizzazione, creata per acquistare crediti deteriorati.

Tutti gli atti successivi risultano riferiti allo stesso immobile e trascritti contro Paola Rizzo. La causa iniziata nel 2020 dovrebbe essere ancora in corso e la Potenza è convinta che tali questioni verranno presto risolte, anche perché il ristorante, soprattutto dopo l’esplosione del caso Lavitola-Ranucci, è diventato un vero e proprio brand.
Per la Procura di Roma la testimonianza di Antonio e Daniele Pulcini è rilevante. Negli atti istruttori, i due, avrebbero ricostruito diversi episodi parlando anche della puntata di Report sul Microcredito e su Banca Progetto non ancora andata in onda. Proprio in relazione a questa puntata, secondo quanto apprende Libero, potrebbero essere ascoltati i giornalisti di Report che si sono occupati di quell’inchiesta. Insieme a loro potrebbero essere sentiti anche gli imprenditori citati nel servizio. Tra questi Roberto Di Paolo, ex patron dell’Ostiamare, papà di Alessandro, indagato proprio nell’inchiesta su Banca Progetto. Di Paolo senior è stato intervistato dal giornalisa Walter Molino. Anche quest’ultimo potrebbe essere convocato dagli inquirenti.

L’inviato, però, con noi ha negatto possibili irregolarità «In quanto alla mancata messa in onda, non mi risulta nessuna pressione: come saprai la scorsa stagione la Rai ci ha tagliato 4 puntate e a fine produzione ci siamo trovati con una ventina di pezzi che non hanno trovato collocazione in palinsesto». Ma, sui rapporti tra Ranucci e i Pulcini, la Procura vuole vederci chiaro.