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Lampedusa, si ribalta un barcone: ancora morti

di Nicoletta Orlandi Postidomenica 18 maggio 2014
Lampedusa, si ribalta un barcone: ancora morti

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Si è rovesciata con tutto il suo carico di migranti in fuga dal loro Paese un'altra carretta del mare. L'incidente si sarebbe verificato a sud di Lampedusa.  Non appena ricevuta la notizia le autorità marittime italiane hanno subito inviato delle unità navali dell'operazione "Mare nostrum" la fregata Grecale e il pattugliatore Sirio. L’elicottero del Grecale è già decollato per recarsi nel più breve tempo possibile sul luogo del naufragio e per dare assistenza. Sul barcone, secondo quanto riferito dall'equipaggio di un rimorchiatore al servizio di alcune piattaforme petrolifere che si trovano a 50 miglia dalle coste della Libia e a 100 miglia da Lampedusa, ci sarebbero state circa 400 persone. Al momento sarebbero circa duecento i migranti salvati, mentre già si parla di quindici cadaveri avvistati in mare. Lo conferma la Capitaneria di porto di Lampedusa, che ha inviato sul posto due motovedette. «Non si sa ancora quante fossero le persone a bordo - spiega il Comandante Giuseppe Cannarile, ma i superstiti dicono che fossero centinaia. Siamo sul posto e stiamo lavorando senza sosta». La settimana scorsa il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha detto in Parlamento che finora Marina e Guardia costiera hanno tratto in salvo circa 27.800 migranti, più di 3.000 dei quali minori. L'appello di Giusi Nicolini - «Il governo Renzi deve pretendere dall’Europa soluzioni condivise, urgenti, e soprattutto diverse dalla sola sorveglianza a mare. Altrimenti le stragi in mare non si fermeranno mai», ha detto il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini commentando la nuova strage in mare di immigrati a 100 miglia da Lampedusa. «Ho sempre pensato che la soluzione ’Mare nostrum’ non fosse la soluzione a regime - dice ancora Nicolini, che segue da Lampedusa il salvataggio in mare dei profughi -. Il monitoraggio, il controllo non può essere la soluzione in mare. Il mare non è come la terra. Purtroppo questo dimostra che la soluzione deve essere radicale». E lancia, ancora una volta, la proposta dei «canali umanitari controllati». «Se non è possibile dalla Libia - spiega Nicolini - allora lo si faccia dall’Egitto. La Siria è un problema che va affrontato con la gravità che merita. Ieri c’è stato un altro naufragio, oggi l’ennesimo. Anche durante ’Mare nostrum’ abbiamo contato i morti. Insomma, ribadisco che non è la soluzione a regime. Come intervento emergenziale fa onore all’Italia». «L’allora Governo Letta, dopo il 3 ottobre, quando morirono quasi 400 profughi davanti alle nostre coste, decise di raforzare il controllo e le operazioni salvataggio a mare, però non è così che noi risolviamo il problema dei naufragi e del diritto d’asilo e dei viaggi della speranza».