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Papa Francesco, confessione sinistra: "Cosa leggo per informarmi", adesso si capiscono molte cose

Davide Locano
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Abbiamo capito perché papa Francesco, quando si esprime sull'attualità politica, usa un linguaggio che piace a sinistra ma sconcerta molti (si pensi all'uso di un termine come "populismo" con accezione invariabilmente negativa e spesso accostato al nazismo): per informarsi legge L'Espresso! Lo ha rivelato lui stesso domenica sera, sull' aereo che lo riportava da Rabat a Roma. A una giornalista che ne sollecitava un giudizio sulla dichiarazione di un ministro, papa Bergoglio ha risposto: «Davvero, io di politica italiana non ne capisco. Non capisco Avevo letto sull' Espresso qualcosa di un "Family day". Non so cosa sia, so che è uno dei tanti "day" che si fanno...». Di certo il settimanale diretto da Marco Damilano non è la fonte più indicata per farsi del Congresso mondiale delle famiglie (il "day" di cui sopra) un' idea equilibrata... Leggi anche: Papa Francesco e il giornalista che lo ha fregato in aereo Anche nell'esortazione apostolica Christus vivit, resa pubblica ieri mattina, non manca un richiamo, anche se meno improprio (nessun riferimento al "populismo"), all' uso politico della xenofobia. Nel documento, che fa seguito al Sinodo dei giovani celebrato in Vaticano lo scorso ottobre, Francesco sottolinea che «in alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su sé stessi, a cui occorre reagire con decisione». Ma il passaggio si accompagna a notazioni sulle «aspettative irrealistiche» nutrite da molti migranti «attirati dalla cultura occidentale»; sullo sfruttamento dell' immigrazione da parte di «trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi»; sui danni per «le comunità di origine (dei migranti, ndr.), che perdono gli elementi più vigorosi e intraprendenti». Al tema comunque vengono dedicati quattro dei 299 paragrafi del documento, che ha la forma di una lettera «ai giovani e a tutto il popolo di Dio». «Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile», scrive il Pontefice. «Chiediamo anche che la liberi da un' altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri». Ed ecco, allora, l' invito ad andare «controcorrente». «Oggi regna una cultura del provvisorio che è un' illusione. Credere che nulla può essere definitivo è un inganno e una menzogna. Molte volte c' è chi dice che oggi il matrimonio è "fuori moda". Nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l' importante è "godere" il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente». Un intero capitolo è dedicato alle «radici», al rapporto con la terra d' origine e con gli avi. «Oggi assistiamo a una tendenza ad "omogeneizzare" i giovani, a dissolvere le differenze proprie del loro luogo di origine, a trasformarli in soggetti manipolabili fatti in serie». «Le ideologie di diversi colori», denuncia il Papa, «distruggono (o de-costruiscono) tutto ciò che è diverso e in questo modo possono dominare senza opposizioni. A tale scopo hanno bisogno di giovani che disprezzino la storia, che rifiutino la ricchezza spirituale e umana che è stata tramandata attraverso le generazioni, che ignorino tutto ciò che li ha preceduti». di Alessandro Giorgiutti

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