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Yara, la perizia: "Bossetti non andò in cantiere il giorno dell’omicidio"

di Ignazio Stagnodomenica 14 settembre 2014
Yara, la perizia: "Bossetti non andò in cantiere il giorno dell’omicidio"

2' di lettura

Un'altra svolta sul caso Yara. Il giorno della scomparsa della ragazzina, Massimo Giuseppe Bossetti non andò a lavorare. Quel pomeriggio, pochi minuti prima che la tredicenne fosse portata via, il suo furgone girava intorno alla palestra dove la giovane era andata a portare uno stereo. È l’ultimo tassello inserito dagli investigatori nell’inchiesta contro il muratore accusato di aver sequestrato e poi ucciso la ragazzina. La nuova circostanza svelata dagli investigatori smentisce la tesi di Bossetti e dei suoi legali. Il muratore di Mapello infatti aveva dichiarato agli inquirenti che il 26 novembre del 2010 sarebbe passato dal luogo del delitto "perché di ritorno dal cantiere di Palazzago". Quel giorno, raccontava Bossetti, "sono andato al lavoro e la sera sono rimasto a casa con mia moglie e i miei figli. Faccio sempre le stesse cose, sono un abitudinario". Ma a quanto pare le cose stanno in modo diverso. Bossetti il giorno dell'assassinio di Yara non era al cantiere e così gli inquirenti provano a stringere il cerchio attorno all'uomo.  Il percorso del furgone - I controlli effettuati subito dopo la sparizione della ragazzina consentono di affermare che le sue tracce si perdono alle 18,49 quando riceve un sms da una sua amica al quale non risponde. In quel momento il suo cellulare aggancia la stessa cella agganciata dal telefonino di Bossetti circa un’ora prima, esattamente alle 17,45. Le verifiche stabiliscono che l’uomo parlava con il cognato, lui aggiunge che l’ha fatto mentre stava tornando a casa. Ma questa volta a smentire la sua versione sono i filmati registrati da più postazioni.