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L'Europa mette becco pure sui restauri: non li vuole "in stile"

di Andrea Cioncidomenica 9 febbraio 2020
L'Europa mette becco pure sui restauri: non li vuole "in stile"

2' di lettura

«Com' era, dov' era». Questo lo slogan, di eredità veneziana, che spesso viene citato quando crolla qualche nostro monumento antico, a causa di un terremoto, di un' alluvione o della semplice, colpevole incuria. Ebbene, presto dovremo scordarci ogni tipo di ricostruzione filologica o "in stile": l' Europa esige il suo tributo di modernismo con l' attuale proposta che disciplina le nuove costruzioni nei centri storici limitando i finanziamenti per progetti «non stilisticamente corretti». Si tratta della Raccomandazione numero 16 dei «Principi di qualità europei per interventi finanziati dall' UE con potenziale impatto sul patrimonio culturale». Quando nel 1902 crollò la cinquecentesca torre campanaria in Piazza San Marco, il comune approvò la sera stessa uno stanziamento di 500.000 lire per la sua ricostruzione-lampo, identica all' originale. All' epoca però non dovevano fare i conti con i burocrati europei che avrebbero bloccato il finanziamento per un progetto non in linea con il design contemporaneo. Avremmo visto così sorgere al posto del campanile un nuvolesco grattacielo di acciaio e vetrocemento dato che rifarlo in mattoni, marmo e travertino sarebbe stata una «falsificazione della storia», un miscuglio del falso con il vero.A questo punto, anche in Germania, nel dopoguerra, una miriade di centri storici non si sarebbero potuti ricostruire com' erano dopo gli spianamenti alleati. Oggi se ne accorgeranno i francesi, alle prese con la ricostruzione del tetto di Notre Dame. È difficile che possano rivedere di nuovo le enormi travi di quercia che costituivano le capriate della cattedrale, le stesse che hanno preso fuoco grazie ai poteri ignei paranormali di una "cicca di sigaretta" (stando almeno alla versione fornita in tutta fretta dalle autorità francesi). Dovranno lasciare spazio a qualche fascinoso sistema di tiranti d' acciaio o di putrelle in alluminio anodizzato. E noi, dobbiamo prepararci a vedere rinascere Amatrice come una piccola Dubai? La notizia sta animando all' estero forti polemiche, grazie alla denuncia di due autorevoli urbanisti americani, Michael W. Mehaffy e Nikos Salingaros , che si sono rivolti al nostro vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli architetto, oltre che politico, il quale ha reagito con una furibonda dichiarazione: «Attenzione, qui si vuole falsificare la storia dell' Europa, ma è soprattutto un attacco al cuore dell' Italia. A farne le spese sarà soprattutto il nostro Paese con il suo immenso patrimonio storico e architettonico delle famose città d' arte e dei suoi borghi meno noti ma non meno preziosi. Non trasformeremo i centri storici in una nuova Manhattan. L' UE non si azzardi a cancellare la nostra identità architettonica e paesaggistica. Abbiamo già pronta un' interpellanza e una mobilitazione di molte associazioni di tutela del patrimonio italiano che culminerà con una conferenza stampa». Nulla di nuovo sotto il sole: l' archistar-system si accoppia ai soliti conati novordinemondialisti europei, inevitabilmente diretti alla distruzione delle identità culturali dei popoli, (ora anche architettonica). di Andrea Cionci