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Coronavirus, senza le "rime buccali" non si torna a scuola: Azzolina e Conte, nuova parola d'ordine

il ministro dell'Istruzione al lavoro

Chiara Pellegrini
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Quattro mesi di scuole chiuse, bambini alienati dalla didattica a distanza, la data di riapertura chiara da poche ore (14 settembre ndr) ma ci dicono che il destino del ritorno sui banchi degli studenti è legato alle "rime buccali".

No, non è un tipo di rima usata in rari componimenti medievali  in lingua d'oïl o in lingua d'oc, né uno dei quesiti posto dal mefitico Franchino a Paolo Villaggio in Fantozzi subisce ancora, "dunque dicesi...". Forse un riferimento dannuziano? Ah, no!, quella era la beffa di Buccari. Non vi dice nulla? Nemmeno a noi. Eppure le "rime buccali" sono la conditio sine qua non per la riapertura degli istituti scolastici e punto imprescindibile nelle azioni di prevenzione.

Dunque, cerchiamo qualche informazione, Nel Manuale di Anatomia umana dei vertebrati di Emanuele Padoa (Feltrinelli editore) si legge "In anatomia umana si parla di una rima buccale limitata dalle labbra; di un vestibolo della bocca limitato anteriormente e lateralmente dalle labbra e dalle guance, posteriormente dalle arcate mascellari, o meglio gengivo-dentali".  Insomma, molto più semplice del previsto, di altro non si tratta che della distanza tra bocca a bocca.

Nella  bozza del documento sulle linee guida da adottare per la ripresa della scuola, adesso al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, è stato inserito appunto questo esplicito riferimento al distanziamento fisico che richiama le raccomandazioni del Comitato Tecnico Scientifico. «Il distanziamento fisico, inteso come un metro fra le rime buccali (le bocche - ndr) degli alunni, rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione», si legge. 

Le rime buccali però dovrebbero facilitare la vita dei dirigenti scolastici, che vagano da mesi in cerca di indicazioni precise, o almeno ridurre i problemi legati allo spazio, questo perché fino a poco tempo fa la distanza tra un metro tra gli alunni veniva considerata da "spalla a spalla". Per fortuna ora ci sono le "rime buccali", termine del quale non potremmo più fare a meno, argomento di conversazione in "briose" serate estive centellinadno una cedrata o al massimo una birra, calda.
 

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