«Siamo vivi, ma è una catastrofe». Sono passate circa ventiquattr’ore, le ventiquattr’ore più frenetiche, strazianti e dolorose che Crans-Montana abbia mai vissuto, quando Jacques e Jessica Moretti mandano questo messaggio a un loro amico. Il Constellation è appena andato a fuoco, nel paesino arroccato sulle alpi vallesi risuonano ancora le sirene (a quelle dei pompieri si sono aggiunte le ambulanze) e stanno iniziando a passare i primi carri funebri. Loro, i Moretti, hanno i profili defilati.
All’inizio si parla poco di questa coppia che ha due ristoranti, un disco bar e uno chalet per investimenti da oltre 15 milioni di franchi, nonostante siano i proprietari del pub che è bruciato come un cerino la notte di Capodanno. Coi giornalisti preferiscono non interagire, davanti ai pm elvetici si limitano a dire: «Qui, i controlli, li abbiamo passati sempre. Certo, ne han fatti tre in dieci anni». Poi però passano i giorni, il lutto lascia il posto alla rabbia, e i dettagli cominciano a delineare quello che non sarà solo un caso di cronaca nera, sarà anche una delle vicende giudiziarie più impegnative nella storia della Svizzera moderna.
Crans-Montana, "l'ora della rabbia": la rivelazione di Christian Raimo
La strage di Capodanno a Crans Montana, con i sei giovanissimi italiani morti nel locale Le Constellation bruciato e tra...Primo: le autorità elvetiche scavano, spulciano, visionano. S’imbattono (lo riporta Repubblica) in un video del rogo che ha sfregiato il Canton Vallese otto giorni fa. In qualche secondo di girato si vede (pare) il figlio maggiore di Jessica che fa anche il capo staff su al bar di Crans, sta cercando di rompere i vetri di una finestra nell’ex terrazza, quella che i suoi hanno riqualificato come veranda. Ci sono le fiamme, tutt’attorno.
Crans-Montana, "perché i Moretti sono ancora liberi": un sospetto terrificante
C'è qualcosa che non torna nella gestione della giustizia svizzera riguardo alla tragedia di Capodanno a Cran...C’è il caos, il parapiglia, l’inferno. In un frame successivo, invece, le telecamere di sorveglianza installate su due lampioni in strada riprendono (ancora, pare) sua madre mentre lascia il locale che sta diventando una pira di massa con in mano la cassa del giorno. Niente di ancora certo, tutto ancora da chiarire (vero è che Jessica è rimasta ustionata a un braccio quella maledetta notte): ma se così fosse (tra l’altro la magistratura di Sion sta passando al setaccio anche le immagini del circuito interno al Constellation), se Jessica Moretti e suo figlio si fossero dileguati mentre decine di giovani cercavano di uscire dal loro locale diventato, nel frattempo, una trappola mortale, la loro posizione di fronte alla giustizia potrebbe cambiare e aggiungere la contestazione di omissione di soccorso.
Crans-Montana, "il clan che protegge i Moretti": perché ora cambia tutto
"C'è un clan che protegge i coniugi Moretti". A scriverlo è la Stampa, che riguardo alla str...Secondo: infatti, per ora, i coniugi francesi, “i corsi” come li chiamano nel giro, sono sì indagati per i fatti di Capodanno (la procura d’oltralpe li accusa formalmente di omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi) ma a piede libero. La procuratrice generale vallese Béatrice Pilloud, infatti, conferma da giorni l’intenzione di non procedere col carcere cautelare poiché «non ci sono indicazioni di un rischio di fuga, di collusione odi recidiva» (che poi sono le condizioni necessarie secondo l’ordinamento svizzero). Epperò Sébastien Fanti, che è uno degli avvocati che seguono le famiglie delle vittime, è di un diverso avviso: «Per me è un rischio averli lasciati in giro», spiega, «cosa succederebbe se lasciassero la Svizzera e non potessimo avere il processo che spetta ai genitori di chi non c’è più?».
Terzo: è difficile anche immaginare che i pericoli degli sparkler, quelle dannate candeline mini-bengala poste sui tappi delle bottiglie di champagne o di vodka, non abbiano, in passato, insospettito nessuno. Anzitutto perché è buon senso, specie in un locale tappezzato di legno come il Constellation; poi perché, proprio lì, erano un’usanza e non un’eccezione (esiste tanto di video promozionale dove vengono spacciati per dotazioni standard nei compleanni); e infine perché in un altro video del 2020, girato proprio nel bar di Crans e proprio durante il veglione di San Silvestro di quell’anno, si sente un barman ripetere una manciata di volte ad alcune clienti: «Faites gaffes à la mousses!», cioè “fate attenzione alla schiuma” (quella fonoassorbente che avrebbe dato il via alle prime scintille).
«Le scuse sarebbero state appropriate», si sfoga adesso Romain Jordan, un legale collega di Fanti, «le famiglie vogliono che tutti i responsabili vengano indagati subito e dicono ognuno la stessa cosa: “Assicuratevi che non accada di nuovo”». È il minimo, dopotutto. Ché non ci sono solo i Moretti che pure si dicono «pronti a una piena collaborazione, non cercheremo di sottrarci» (le planimetrie del Constellation sotto la lente d’ingrandimento, il progetto per ampliarlo che sarebbe dovuto iniziare giovedì prossimo per un costo complessivo di 15mila franchi, il giallo della capienza che non torna dato che quel pub avrebbe potuto ospitare 200 persone e invece ne conteneva su per giù il doppio); c’è anche il nodo dei controlli che mancano e che spettavano al Comune di Crans (ma che in altre attività sono stati eseguiti), ci sono le prime udienze della magistratura a cui sono stati esclusi i difensori delle famiglie («per accelerare il procedimento», secondo Pilloud, «in un modo contrario al codice di procedura penale per cui, molto probabilmente, dovranno essere rifatte», per Alain Macaluso che dirige il Centro di diritto penale dell’università di Losanna). C’è, insomma, una matassa da sbrogliare che dà l’impressione di aggrovigliarsi ogni giorno che passa.




