Quel pizzetto un po’ hipster, gli occhi chiari, i capelli sale e pepe: in tutta questa vicenda infinita, in questi quattro mesi di perizie e ordinanze e commenti spesso pure a sproposito sulla “famiglia del bosco”, Nathan Trevallion ne è sempre rimasto al margine. Protagonista, sì, dell’intera saga, fulcro (frequentemente in ombra) di un focolare finito nell’occhio del ciclone, distante (fisicamente) dai suoi figli fin dal principio: epperò, adesso che si complica ogni cosa, che di trovare una soluzione sembra non ci sia verso, anche ancora di salvezza e punto fondamentale di un equilibrio che, più in bilico di così, non è stato mai.
Guardalo lì. In quelle rarissime immagini “rubate” nel piazzale della struttura protetto di Vasto, con la sua felpa amaranto, i jeans e un borsone di oggetti che probabilmente sono destinati ai tre bambini di otto e sette anni. Cammina tranquillo, è da solo, appena i ragazzini lo vedono gli corrono incontro: non c’è tensione nè apprensione. Con loro ci sono anche alcune educatrici, i gemellini portano in mano un peluche gigante: i loro volti sono pixelati perché è giusto così, sono minori e sono finiti fin troppo sotto i riflettori dal novembre dell’anno scorso, però ci giureresti che sono rilassati, che quello è un attimo di felicità (di normalità) nel tempo che gira dentro il frullatore di emozioni a cui sono stati costretti negli ultimi tempi.
Famiglia nel Bosco, la rabbia di Paolo Crepet: "Ma per carità di Dio..."
"I figli sono dei genitori? Ma per carità di Dio...". Paolo Crepet chiarisce subito il suo parere sul d...Forse quest’immagine vale più di tutto il resto. Dad Nat, che da settimane non fa che ripeterlo, che lo dice a chiunque gli chieda conto della situazione: «Siamo pronti ad accettare tutte le impostazioni della legge italiana pur di riaverli (i bimbi, ndr) con noi». Dad Nat, che ora ne fa un puntiglio, che piano a piano esce dal guscio e si prende la scena, che a Catherine Birmingham (mai in pubblico ed è comprensibile, «l’amore tra noi due non può essere toccato») lo ricorda senza mezzi termini: «Perché tutti ce l’hanno con te e con me no? Adesso o fai come dico io o me li riprendo da solo (di nuovo, i bambini: ndr)». Dad Nat, che è sempre premuroso, cerca la mediazione e non lo scontro, è conciliante tanto che lo riconosce addirittura il tribunale dei minori e nel momento peggiore, quello che bolla l’allontanamento dei suoi figli anche dalla moglie.
Dad Nat, che (e probabilmente questo è il dato più importante) non si arrende, non cede, non indietreggia. Ha un obbiettivo e non vede altro, ha uno scopo e non sente nulla di differente (dice sì alla ristrutturazione del casolare di Palmoli, dice sì alle lezioni private per i suoi figli, dice sì alle vaccinazioni, chiede, in italiano, perché ha persino la gentilezza di non imporsi a livello linguistico, di non organizzare presidi a sostegno della sua causa, ché potrebbero essere controproducenti).
Famiglia nel Bosco, con che coraggio dicono che lo fanno per il bene dei bimbi?
Quando le posizioni diventano inconciliabili, è il momento di affidarsi al detto popolare “Chi ha più...Inglese, british nei modi garbati, di Bristol, 51enne, ex chef, ex venditore di mobili di pregio, giramondo finché è stato possibile, innamorato, innamoratissimo (lo si intuisce) sia di mom Cate che dei suoi tre kids, di quell’Abruzzo che, in fondo, ha scelto come casa pensando che la vita di campagna fosse più libera, più disponibile, più sostenibile (e, invece, si è ritrovato in mezzo a un tiremmolla che gli ha tolto la potestà genitoriale ma non, sembra, la determinazione a sistemare il sistemabile). È cambiato, mister Trevallion, in questi mesi: sorride di meno ma si impone di più. Lui che non dorme più al casolare con l’asino Gallipoli e il cavallo Lee (come Catherine) ma nella “casetta di nonna Gemma”, magari per far capire che ha preso il buon esempio; lui che ha sempre una dichiarazione però misurata e non eccessiva; lui che i suoi bambini è andato a trovarli ogni volta che gliel’hanno concesso, col sole e con la pioggia, con la neve e a Natale (anche se per poche ore, nemmeno per il pranzo), che si è sottoposto a tutte le perizie senza battere ciglio, che adesso (stupisce chi?) è quello della coppia a cui guardano tutti.
Certo, in quest’epopea senza fine «c’è stata una serie di errori in buona fede, ma adesso c’è la difficoltà delle istituzioni di tornare indietro», dice lo psichiatra e consulente dei Birmingham-Trevallion Tonino Cantelmi, «questa è una famiglia molto bella dal punto di vista dell’assetto valoriale: è contro lo spreco, sceglie per i propri bambini una forma di digital detox, non crede nel dio denaro ma nella natura, nell’armonia. Andava accompagnata, ma bisognava entrarci in relazione e il servizio sociale non ha avuto la capacità di farlo, con un conflitto che si è risolto cortocircuitando tutto sulla pelle dei bambini»: e questo è un elemento da tenere in considerazione (così come hanno un peso le parole della politica: «Se servirà, nei prossimi giorni andrò personalmente sul posto, quando credo in una causa vado fino in fondo», assicura anche il vicepremier Matteo Salvini). Però l’ipotesi di ripartire da Nathan non è tanto strampalata.




