Elegante, non altissimo (un metro e settanta circa), capelli castani corti, aria sicura, battuta pronta. Del resto, essendo un top manager, uno che viaggia per conto di Amazon, Bulgari, Cartier, Ducati, come può non avere l’aria sicura? Dopo essere sceso da un’auto di lusso, alle reception sfodera i suoi migliori sorrisi, tra una telefonata e l’altra, con il cellulare attaccato all’orecchio... beh, è ovvio, mica sta parlando con la fidanzata, la moglie, la madre, è un top manager e come tutti i top manager che si rispettino vivono perennemente attaccati al telefono. Affari, il lavoro dei manager. Sempre in giro, un giorno al Nord, preferibilmente in Trentino Alto Adige, a Como, sul Garda, e poi di nuovo in montagna, o in riva la mare, sempre in hotel di lusso, ci mancherebbe.
E poi così affabile, alla mano... Piscine, sauna, massaggi, servizio in camera, si capisce, il meglio del meglio. Il giorno della partenza nessuno si ricorda effettivamente di averlo visto partire; in effetti quando arriva in hotel non ha bagagli, solo qualche effetto personale in una piccola borsa o in un sacchetto. Quando si deve partire all’improvviso, di continuo, non si può pensare a preparare una valigia. Ha saldato il conto, prima di lasciare l’hotel? Certo, deve averlo fatto... no, non risulta da nessuna parte. Un top manager che sparisce senza pagare il conto? Non può essere. Invece, accade, se il top manager non lo è affatto. Oltre un anno di truffe, in ben trentadue comuni in cui il signore in questione, è entrato in azione ogni volta con un nome diverso, fino a diventare l’incubo degli albergatori.
Truffe, voce clonata: bastano 10 secondi, come ti rubano tutto
Chi ha paura di essere truffato? Un sondaggio di Alessandra Ghisleri per Realpolitik, il programma di Rete 4 del mercole...Alfonso Fabrizio Russo, classe 1977, originario della provincia di Napoli e residente a Seregno in Lombardia, è riuscito a ingannare tutti, soprattutto nei luoghi più “in” del Nord. Però, segnalazione dopo segnalazione, denuncia dopo denuncia, l’uomo è stato bandito dai trentadue comuni teatro delle sue messe in scena. Grazie alle segnalazioni dell’Hgv, l’Unione degli albergatori e pubblici esercenti dell’Alto Adige, come diffuso da fonti di stampa, che infatti ha cominciato a diffondere un vero e proprio identikit dell’uomo per mettere in guardia le strutture. Dove peraltro non si limita a sostare un giorno o due, ma ci rimane a lungo, spensieratamente, come se stesse vivendo una bella vacanza, e non un delicato compito di rappresentanza, senza mai preoccuparsi di quanto sta spendendo. Fa parte della sua attività, del suo status di responsabilità. Di quanto sia credibile la sua interpretazione.
Alla fine si è conquistato una certa fama, visto che di lui hanno parlato anche trasmissioni popolare come “La vita in diretta” e “I fatti vostri”. Non si nega a telecamere e microfoni, anzi prova a giustificare il suo modo di vivere: «Al massimo ho fatto qualche leggerezza», «non sono furbo», «ho fatto tutto in buona fede». E così la stagione della bella vita a costo zero si è fermata (almeno per ora) per Alfonso Russo, alias Simone Troppelli, alias Francesco Zanetti, Tusso o Rosso, alcuni di quelli usati dal 2022, data della prima denuncia. E fino alla quattordicesima condanna, l’ultima pochi giorni fa, da parte del tribunale di Bolzano per insolvenza fraudolenta: due mesi di carcere e il pagamento di 4000 euro alla parte civile e altre 3000 per spese legali. Il giudice, però, ha escluso la recidiva, nonostante la decina di procedimenti aperti in tutta Italia.
Spacciarsi ricchi e famosi e così godere di lussi e privilegi altrimenti inarrivabili è sogno e beffa fin dall’antichità. C’è sempre chi ci pro va e chi ci casca. Il conte Max insegna. Forse in questa storia non c’è l’eleganza cialtronesca di Vittorio De Sica e la verve di Alberto Sordi, e le truffe sono truffe, è chiaro, ma l’arte dello scrocco e della mistificazione fa sempre sorridere. Non sorridono, di certo, gli albergatori e i responsabili prese di mira dal sedicente manager, che si è lasciato alle spalle un lunga scia di conti insoluti. E probabilmente destinati a rimanere tali.




