A quanto ha appreso l'Adnkronos, l'ordigno esplosivo che stavano preparando i due anarchici morti nel crollo provocato da un'esplosione ieri, venerdì 20 marzo, al parco degli Acquedotti di Roma, era abbastanza voluminoso, difficile che potesse essere contenuto o nascosto in una borsa, e quindi non facilmente trasportabile. Inoltre si tratta di un tipo di ordigno che in genere viene preparato e utilizzato in tempi brevi.
Si tratta di tutti elementi che fanno presumere a chi indaga che l'intenzione fosse quella di utilizzarlo nel breve tempo e in un raggio ristretto. Ad avvalorare questa ipotesi c'è il fatto che il casolare scelto dai due anarchici per confezionare la bomba non si trova in una zona isolata ma in un parco molto frequentato, un luogo dove non sarebbe stato possibile rimanere per tanto tempo.
I due anarchici morti nel casale di Roma, "sconvolgente": cosa si scopre sul loro passato (recente)
La morte dei due militanti anarchici, rimasti uccisi mentre maneggiavano un ordigno in un casale abbandonato nel Parco d...Gli investigatori, che indagano a 360 gradi, stanno valutando i possibili obiettivi nel quadrante Sud-Est di Roma, tra questi la vicina linea ferroviaria e il Polo Tuscolano, il più importante e strategico polo della polizia. Ipotesi su cui si lavora in queste ore ma che al momento non hanno trovato riscontri certi. Nel casolare infatti non sono stati trovate mappe o documenti con l'indicazione dell'obiettivo dell'attentato.
Ma c'è anche la pista della causa Cospito e le rivendicazioni anti-carcerarie ma anche legate alle strutture adibite a Cpr, tipiche della galassia anarchica. Possibili anche rivendicazioni legate al contesto geopolitico internazionale e in particolare al tema degli armamenti e in chiave anti-imperialista legata ai processi di globalizzazione. Non si può escludere, comunque, che ci fosse l'intento di portare a compimento un'azione antigovernativa, in particolare legata al referendum.




