Confermata la negatività alla ricina, il mistero di Pietracatella si infittisce. Sembra infatti impossibile che in questo centro di 1.192 anime di cui Gianni Di Vita - marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara - è stato sindaco per due mandati fino al 2015, qualcuno possa aver messo in atto il diabolico piano per uccidere mamma e figlia. Eppure tante cose non tornano. A partire dalla sostanza alla quale sono invece risultate positive le due donne.
Dove è stata presa? è la domanda rivolta da Repubblica e alla quale qualcuno osa rispondere. "La ricina? Mi ricordo solo che mio nonno la usava per uccidere le talpe ma io che faccio l’agricoltore saprei dove prenderla", è il lapidario commento di Giovanni al bar. Le piante di ricina qui attorno si trovano, eccome, anche se tirarne fuori il veleno dai semi non è roba da tutti. Ecco allora che il numero dei sospettati aumenta. Occhi puntati su Gianni Di Vita e sua cugina Laura (che da tre mesi ospita lui e la figlia maggiore Alice). Il motivo? Le loro versioni sulla cena incriminata del 23 dicembre, i "non ricordo" di Di Vita sulle pietanze a tavola non convincono, anche se ieri in questura sono stati convocati altri cinque testimoni che non fanno parte dell’ambito familiare.
Madre e figlia avvelenate, "mancata necrosi degli organi": cosa significa
Tutti interrogati, tutti in Questura: l'obiettivo risolvere il giallo della madre e della figlia avvelenate con la r...Intanto è stato fissato per il prossimo 29 aprile, a Bari, l'esame dei vetrini relativi alle autopsie eseguite sui corpi. La convocazione è stata disposta dal medico legale Benedetta Pia De Luca, che ha incaricato le parti - legali e consulenti - di partecipare all'analisi dei campioni istologici prelevati durante l'esame autoptico del 31 dicembre.




