Ha ucciso il figlio con tre colpi d'ascia nel garage di casa a Vasto non solo perché il ragazzo fosse "violento", ma perché "non lavorava". "Ho fatto una stupidaggine", si dispera oggi Antonio Sciorilli, reo-confesso che in carcere "alterna momenti di lucidità a sconforto totale assoluto".
A sottolinearlo, intervistata dall'agenzia Ansa, è la Garante dei detenuti dell'Abruzzo, Monia Scalera: la "tragedia, immane, incommensurabile", è avvenuta al termina dell'ennesima lite in famiglia. Il padre ora è sorvegliato a vista: "Abbiamo parlato a lungo, circa due ore - sottolinea la garante -. Abbiamo parlato di tutto. Siamo di fronte al tragico epilogo di una lunga storia che va avanti da tempo. Ovviamente, saranno le indagini a chiarire questi aspetti. Io mi sono sincerata di dove fosse collocato e di come stesse. Alterna momenti di tranquillità a momenti in cui piange e crolla, quando si riferisce al figlio e ripensa all'accaduto. Al momento è in un locale generalmente usato per l'isolamento, controllato a vista h24 dal personale della struttura. Ha già parlato con lo psicologo, con il funzionario giuridico pedagogico. Insomma - conclude Scalera - sono già stati fatti tutti i passaggi previsti dal protocollo".
Andrea Sciorilli, ucciso a colpi di accetta nel garage di casa: confessa il padre
"Mio figlio era un violento": per l'omicidio di Andrea Sciorilli, il 21enne ucciso nel garage di casa a&nb...Andrea Sciorilli, la vittima di appena 21 anni, "era un violento", ha rivelato nella notte il padre 52enne dopo essere stato posto in stato di fermo. "Un delitto - ha spiegato anche il procuratore della Repubblica di Vasto, Domenico Angelo Raffaele Seccia, in conferenza stampa - nato, purtroppo, in un ambiente di contrasti familiari che si sono acuiti in maniera esponenziale negli ultimi tempi". L'ennesima miccia è una lite fra i due in casa, mentre la madre è al lavoro; il giovane si rifiuta di partecipare a un corso da istruttore amministrativo a Piacenza dove il padre avrebbe voluto che andasse perché potesse avere, in seguito, un'opportunità lavorativa.
La lite, violenta, degenera in colluttazione, poi il padre prende un'ascia e colpisce il figlio tre volte, in testa, in faccia e sul petto. Sono ancora poco chiare le modalità con cui i due raggiungono il garage dove poi il ragazzo verrà trovato esanime nel primo pomeriggio. All'arrivo delle forze dell'ordine, allertate dalla telefonata di qualcuno che ha visto tutto, il padre è lì, accanto al corpo senza vita del figlio. Lui, 52enne dirigente del servizio Urp e privacy della Asl Lanciano Vasto Chieti, è un professionista stimato. Chi lo conosce non riesce ancora a credere a quanto è accaduto.
Due anni fa Andrea era stato denunciato per maltrattamenti proprio dai genitori e dalla sorella, che ora non vive più in quell'appartamento. La denuncia, che portò all'apertura di un fascicolo per "Codice Rosso", fu poi ritirata. Forse nell'estremo tentativo di recuperare un rapporto, una tranquillità. Invano.




