Il delitto di Garlasco continua a tenere banco nel dibattito pubblico. Nell’ultima puntata di Quarto Grado, la criminologa Roberta Bruzzone ha analizzato l’omicidio di Chiara Poggi offrendo una lettura psicologica e criminologica del gesto. Secondo Bruzzone, l’omicidio presenta un altissimo coefficiente emotivo. La violenza non è stata fredda o casuale, ma carica di una rabbia feroce e di un evidente accanimento.
L’elemento più significativo è la concentrazione delle lesioni sul capo e soprattutto sul volto della vittima. In criminologia, l’accanimento sul viso viene interpretato come un segnale chiaro di un forte coinvolgimento emotivo tra assassino e vittima. Questo tipo di ferocia, infatti, si manifesta tipicamente quando esiste una relazione significativa o una conoscenza diretta tra le due persone. La Bruzzone ha spiegato che delitti di questo genere spesso nascono da una “frattura insanabile” nella relazione: un momento di perdita totale del controllo emotivo, scatenato da sentimenti intensi come vergogna, umiliazione, gelosia o paura di vedere compromessa la propria immagine sociale.
Questi fattori emotivi possono agire come un detonatore, trasformando un conflitto in una violenza estrema e incontrollabile. Per la criminologa, quindi, la dinamica dell’aggressione e la scelta simbolica di colpire il volto di Chiara Poggi indicano chiaramente che l’omicida non era un estraneo, ma qualcuno legato alla vittima da un rapporto profondo e conflittuale. L’analisi di Bruzzone riporta l’attenzione sulla natura passionale e relazionale del delitto, allontanandolo dall’ipotesi di un omicidio casuale o commesso da uno sconosciuto




