E tu, di che fascismo sei? Su il manifesto ultimamente va di moda il fascismo fossile. L’ha portato la calura estiva, che come insegna Nicola Fratoianni, è colpa dei clima-freghisti al governo in Italia; e chi se ne importa se in Francia e Spagna fa più caldo malgrado comandi la sinistra... A ogni modo, poiché la testata giornalista ancora si definisce con orgoglio «quotidiano comunista», c’è da prendere l’espressione con grande serietà. I compagni infatti, essendo il solo autentico reperto geologico della storia tuttora semi-vivente, di fossili se ne intendono. Il manifesto in particolare è poi il re dei fossili, sepolto nel passato, intriso di ideologie antiche e nostalgico com’è. Anche per questo però, i compagni non si inventano nulla da decenni, e in fondo non è un male.
La massima spinta propulsiva della nostra sinistra antifascista più militante è la riproposizione di concetti altrui. Tra di essi c’è appunto quello di fascismo fossile, concetto elaborato dal collettivo Zetkin, un gruppo di ricercatori, attivisti e accademici, più ideologici di Elly Schlein e Angelo Bonelli messi insieme, nato in nord Europa. Costoro intrecciano la difesa dei combustibili fossili con il nazionalismo e la minimizzazione degli effetti del surriscaldamento climatico per giungere alla conclusione che la tutela dei petrolio e gas non è solo una questione economica ma ha strette connessioni con una concezione nazionalista e razzista dell’economia. In sintesi, la loro teoria è che le destre occidentali difendono carbone e affini per mantenere il dominio sul mondo e che tale supremazia è espressione e sfogo del loro razzismo.
Meteo, caldo-killer: Genova sotto choc, come sono morte due persone
Il caldo-record miete due vittime a Genova, una delle città italiane maggiormente colpite dall'afa e dalla ca...Se ci avete capito poco, siete giustificati. Il ragionamento è cervellotico e richiede capacità chiarificatorie quasi soprannaturali. Anche perché, come ha appena dimostrato la crisi dello stretto di Hormuz, il petrolio è l’arma con la quale le dittature del Golfo, e non solo, tengono sotto ricatto le democrazie occidentali, indipendentemente dal fatto che siano rette dalla destra o dalla sinistra. Sì certo, gli Stati Uniti sono il massimo produttore al mondo di petrolio e gas, ma nella classifica dei primi dieci esportatori di oro nero figurano Russia, Arabia, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Nigeria e Kazakistan. Con Iran e Cina che rientrano invece nella graduatoria dei massimi estrattori. In sintesi dunque, quella fossile non è che l’ennesima variazione dello schema ricorrente della sinistra di incolpare la destra di tutti i mali del mondo e affibbiarci sopra l’etichetta “fascismo”, per evitare ogni discussione nel merito; pena, rischiare di finire appesi a testa in giù nella Piazzale Loreto del politicamente corretto e del pensiero unico, perennemente in servizio.
Già, perché di fascismi ce ne sono più nella fantasia propagandistica della sinistra che nella realtà. Il più famoso è quello eterno inventato da Umberto Eco, che consente ai compagni di equiparare a Benito Mussolini chiunque non la pensi come loro. Il più subdolo è lo strisciante, che consente di accusare chiunque sia più a sinistra di Paolo Gentiloni di voler ripercorrere le orme del duce. Il più moderno è quello tecno, dei supermiliardari americani alla Elon Musk, Jeff Bezos e Mark Zukemberg, capaci con i loro algoritmi e le loro mappature social di esercitare un controllo su gusti e opinioni di miliardi di persone. Il più stravagante è senz’altro quello liberal, formula paradossale con la quale maoisti e affini accusano il liberalismo di fare da paravento democratico al dominio del più forte sul più debole. Sua variazione più nota è il fascio-capitalismo, che rimprovera alla destra di difendere gli interessi delle élite economiche, che però in Italia sono per lo più di sinistra.
Attenzione però. Poiché un fascismo tira l’altro, quelli più divertenti sono quelli applicati alla sinistra, rimproverata con qualche ragione dalla destra di essere talebana e di voler imporre una dittatura del pensiero; spesso con tecnica posturalmente violenta e che non accetta mediazioni. Ecco allora l’ecofascismo degli ambientalisti radicali, quello sanitario delle restrizioni e degli abusi dei tempi del Covid, quello culturale dei compagni che spingono per imporre le loro visioni culturali, quello woke che annulla la libertà di pensiero e con essa metà vocabolario. Sono tutti figli e figliastri del fascismo rosso, con cui la destra rimprovera alla sinistra pratiche comuniste da Unione Sovietica. E ahinoi, questo non è fascismo fossile.




