Le città in cui vivremo nei prossimi anni saranno molto diverse da quelle che conosciamo oggi. Non si tratta di una scelta urbanistica o di una moda architettonica, ma della risposta a un clima che cambia sempre più rapidamente. Le ondate di calore sono ormai più frequenti, più intense e più lunghe, e progettare i centri urbani pensando al clima del passato non è più possibile. La sfida è trasformare le città in luoghi capaci di proteggere le persone, ridurre gli effetti del caldo estremo e affrontare eventi meteorologici sempre più violenti. Come riportato dal Messaggero «Anche se da oggi azzerassimo completamente le emissioni di gas serra, il sistema climatico continuerebbe a riscaldarsi ancora per decenni», osserva Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Cnr. «Per questo oggi il tema centrale è la resilienza, cioè la capacità di adattare il territorio ai cambiamenti ormai in corso».
Tra le trasformazioni destinate a diventare sempre più comuni c’è la diffusione dell’aria condizionata ma avverte Petracchini, dovrà procedere insieme alla produzione di energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è evitare che l’aumento dei consumi elettrici finisca per aggravare ulteriormente il cambiamento climatico. Per gli esperti la priorità riguarda soprattutto gli edifici pubblici. Ospedali, scuole, case di riposo e strutture sanitarie dovranno essere adeguati rapidamente. Restare per ore in un’aula scolastica o affrontare una degenza durante un’ondata di calore senza impianti di climatizzazione rischia infatti di diventare un problema sanitario, non solo nelle regioni meridionali ma ormai anche nel Centro e nel Nord Italia. L’utilizzo di pompe di calore ad alta efficienza alimentate da impianti fotovoltaici rappresenta una delle soluzioni considerate più efficaci per coniugare comfort e sostenibilità.
Anche gli spazi urbani dovranno cambiare volto. Piantare alberi non sarà più soltanto una scelta estetica ma una vera misura di salute pubblica. Ma non basta aumentare il verde lungo i viali. Serve ripensare l’intero disegno della città, creando una rete continua di parchi, giardini e corridoi verdi capaci di ridurre le cosiddette isole di calore, quelle aree dove l’asfalto e il cemento fanno registrare temperature molto superiori rispetto alle zone circostanti. Accanto agli alberi stanno arrivando anche nuovi materiali. Vernici ad alta riflettanza, pavimentazioni “fredde”, superfici capaci di assorbire meno calore e materiali drenanti che permettono all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno sono alcune delle tecnologie che potrebbero diventare sempre più diffuse nei prossimi anni. Soluzioni apparentemente semplici ma in grado di ridurre sensibilmente la temperatura urbana e limitare gli effetti delle piogge torrenziali che sempre più spesso mettono in crisi le città.
Anche all’estero si stanno sperimentando nuove strategie. Barcellona ha realizzato una rete di oltre 500 rifugi climatici, ospitati in biblioteche, musei, centri civici e impianti sportivi, dove durante le ondate di calore la temperatura viene mantenuta intorno ai 26 gradi offrendo un luogo sicuro a chi non dispone di ambienti climatizzati. In diversi Paesi del Nord Europa, invece, si sta iniziando a riorganizzare il lavoro nelle ore più calde della giornata, adottando modelli che fino a pochi anni fa sembravano appartenere soltanto ai Paesi mediterranei. La città del futuro sarà quindi meno dominata dal cemento e dalle automobili e più attenta al verde, all’ombra, all’acqua e all’efficienza energetica.




