"Santità, grazie per aver visitato il cimitero dei migranti. È l'unico leader al mondo ad averlo fatto". Così Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, si è rivolto a Papa Leone XIV durante la sua visita oggi a Lampedusa, in un breve momento di saluto al Molo Favarolo, da oggi intitolato a Papa Francesco.
La preghiera al cimitero - Il Pontefice ha iniziato la sua visita sull'isola dal cimitero, per un momento di preghiera silenziosa e omaggio ai morti in mare. Prevost, in ginocchio, ha deposto una corona di fiori sulle tombe segnate dalle croce di legno dei migranti. Insieme a lui monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo di Lampedusa, il parroco, don Carmelo Rizzo, e il cardinale Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma, ma agrigentino di origine.
Mantovano in rappresentanza del governo - Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, ha accolto Sua Santità in occasione della visita pastorale, dandogli il benvenuto all’aeroporto a nome del Governo italiano.
L'incontro con i migranti - Leone ha poi incontrato due famiglie, una composta da migranti e una coppia che ha adottato un bimbo che ha perso il padre in mare. L'abbraccio, commovente, avviene davanti alla Porta d'Europa. Ha inoltre inaugurato e benedetto al Molo Favaloro la targa che intitola il Molo a Papa Francesco. Si tratta di una placca su una scultura che richiama la forma di una conchiglia, su cui è scritto "Molo Papa Francesco. Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV Luglio 2026. Papa Leone XIV e la comunità delle pelagie posero". Subito dopo Prevost ha saluto alcuni migranti, circa venti, ospitati nell'hotspot, con diversi operatori che li assistono. "Ci ha incoraggiato e benedetto - ha raccontato uno dei migranti dell'hotspot lampedusano - sono molto emozionato e contento di questo incontro".
Alla Porta d'Europa - Uno dei momenti più toccanti è proprio l'arrivo di Leone alla Porta di Europa, il toccante monumento alto circa 5 metri, che si trova all'estremo promontorio sud-orientale di Lampedusa (località Cavallo Bianco). L'opera, in ceramica e ferro battuto, è rivolta verso la Libia per onorare la memoria dei migranti dispersi in mare. Il Pontefice ha raggiunto la Porta tenendo per mano i due figli della famiglia dei migranti e poi ha varcato da solo la Porta. Una immagine molto toccante e simbolica.
Il vento fa volare via la papalina - Dopo aver attraversato la Porta d'Europa, un piccolo fuori programma per Papa Leone che ha percorso a piedi un tratto scoglioso fino a raggiungere la costa. Qui, il vento gli ha fatto volare la papalina che gli è volata in acqua.
Durante la sua visita pastorale a Lampedusa, Papa Leone XIV si è fermato in preghiera alla Porta d’Europa, il monumento affacciato sul Mediterraneo che ricorda i tanti migranti che hanno attraversato queste acque in cerca di salvezza.
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Poi, mentre un vento fortissimo batteva la… pic.twitter.com/aFo2AJUzgR
La messa al campo sportivo - Leone è poi arrivato al campo sportivo "Arena", in località Salina, per presiedere la messa. A bordo di una Fiat Campagnola degli anni '80, la stessa che usò Bergoglio - e ora è custodita da un lampedusano - è arrivato nella zona percorrendo le vie dell'isola. Durante il tragitto e all'arrivo nell'area il Pontefice ha benedetto i bambini che gli vengono portati dagli uomini della sicurezza.
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"L'Europa affronti la crisi dei migranti" - Davanti ai 4mila fedeli riuniti, da Leone arriva un appello all'Europa dal "potenziale unico" che deriva dalla sua storia, un appello ad affrontare la crisi migratoria "in un piano strategico di lungo periodo" che accolga e rispetti la dignita' di ogni persona. Nell'omelia presieduta nel campo sportivo Arena il Papa ha sottolineato "da questo estremo lembo d'Europa nel Mare Mediterraneo", "la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee". "Anche per questo aspetto - come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace - l'Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità", ha detto Leone. "Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l'Europa è in grado - in quest'area - di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. E' un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa".
"Non lasciamoci vincere dalla paura, O'scia!" - "Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. Torni la venerata immagine" della Madonna di Porto Salvo "a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione", "abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: "O'scià!". Così il Papa conclude la sua omelia usando la formula di saluto dei lampedusani, una parola che potrebbe essere tradotta come "mio respiro".




