Era il 21 marzo del 2013. Giovanni Veronesi, professione gioielliere, fu ucciso con 42 colpi tra cacciavite e martello nel suo negozio, in centro a Milano, da un balordo disoccupato, Ivan Gallo, che pretendeva soldi. Al suo rifiuto fu massacrato e le sue vetrine depredate.
Sapete ai due figli di Veronesi quanto è arrivato di risarcimento? Dopo dieci anni lo Stato ha liquidato loro 25mila euro a testa. Venticinquemila euro, contro i 780mila di provvisionale ribaditi dalla Cassazione per i 15 parenti (che si sono costituiti parti civili) dei due rapinatori uccisi da Mario Roggero dopo il blitz armato a Grinzane Cavour. Il messaggio che passa è devastante: la vita di un delinquente vale di più, in termini meramente economici, rispetto a quella di un onesto lavoratore.
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Per Gustavo Zagrebelsky il caso Mario Roggero non sarebbe soltanto una vicenda giudiziaria, ma il sintomo di una pi&ugra...DA KABOBO A SAVARINO
La carrellata di casi che segue fa rabbrividire. Il caso Kabobo, era il maggio del 2013, sempre a Milano, grida vendetta ancora oggi. I famigliari delle tre vittime del pazzo africano che uccise a picconate non hanno ricevuto un centesimo di risarcimento perché il carnefice non ha mai avuto una lira in tasca. Di recente, il figlio di uno dei morti ha spiegato che «non abbiamo neppure avuto dallo Stato l’indennizzo per le vittime di reati intenzionali violenti». Rifiutarono l’indennizzo, invece, i parenti di Nicolò Savarino, il vigile milanese travolto e ucciso da un rom alla guida di un suv. Era il 12 gennaio del 2012. Cinque anni dopo la compagnia assicurativa del Comune di Milano propose l’irrisoria cifra di 30mila euro. Un’offesa alla memoria di Nicolò. E ancora a Milano, il 7 febbraio del 2018, Jessica Faoro, appena 19 anni, fu ammazzata con 85 coltellate da Alessandro Garlaschi, 39enne tranviere, nell’abitazione di quest’ultimo. Uccisa per un “no”. Tre anni più tardi la Cassazione confermò la condanna all’ergastolo per Garlaschi, prevedendo un risarcimento di 48mila euro per il papà di Jessica. Soldi che però non si sono ancora visti perché l’assassino è nullatenente. Dovrà quindi pensarci lo Stato ma i tempi sono biblici. Per un altro femminicidio, questa volta in Veneto nel 2018, presero appena 20mila euro a testa i figli di una donna uccisa dall’ex compagno, anche lui poco abbiente.
Come dimenticarsi poi di George Munteanu, ucciso a coltellate a soli 15 anni in un parchetto di Torino per una sigaretta negata? Era il 30 gennaio del 2010. I killer, due fratelli, non hanno mai sborsato una lira. Lo Stato ci ha messo una pezza, risarcendo alla famiglia del ragazzo 50mila euro. Ma la Cassazione, nell’agosto del 2022, è intervenuta chiedendo di ricalcolare il danno economico e rimandando gli atti alla Corte d’Appello Civile per un nuovo processo. Un bel precedente, che ci auguriamo possa avere un seguito.
Sempre per un caso successo nel capoluogo piemontese, la Cassazione aveva drizzato le antenne nel 2018, rivolgendosi direttamente alla Corte europei dei diritti dell’uomo. Motivo? Nel 2005 una ragazza rumena era stata sequestrata e ripetutamente stuprata da due connazionali. Il risarcimento proposto fu uno schiaffo in faccia: 4.800 euro. Nonostante in primo grado le fosse stata assegnata dai giudici del tribunale penale una provvisionale di 100mila euro, poi ridotta a 50mila in appello. Si giocava al ribasso...
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Oltre gli omicidi e le violenze sessuali, c’è un’altra sfilza di casi su cui ci sarebbe da ridere, se non fossero maledettamente veri. Nel 2012, per esempio, la sezione civile del Tribunale di Milano ha condannato un uomo a pagare 7.500 euro alla moglie per gli insulti e le percosse (tra cui una bottigliata in testa e la serranda di un ristorante chiusa in faccia) durate sette anni. Nell’aprile del 2013 la Corte d’Appello di Roma ha invece imposto a un uomo di risarcire 5mila euro al figlio della sua compagna, picchiato con bottiglie di vetro, preso a testate, costretto a mangiare i suoi escrementi e a leccare il sangue dal pavimento. E ancora: nel 2011 i giudici di Brindisi hanno condannato un uomo a pagare alle due figlie e alla moglie rispettivamente 20mila, 28mila e 15mila euro: erano costrette a vivere chiuse in casa, sotto continue minacce.
In questo quadro poco edificante, ecco gli avvocati delle famiglie dei rapinatori che picchiarono e minacciarono la moglie e la figlia di Roggero, prima di arraffare 68mila euro di gioielli. Battono cassa. «Roggero non ha ancora versato nulla. Molto probabilmente partiremo con i pignoramenti, ha diverse proprietà», dice Giuseppe Roberto Caruso, legale dei parenti di Giuseppe Mazzarino, il 58enne rimasto ucciso insieme al complice Andrea Spinelli, 44 anni, dopo la rapina nel negozio di Grinzane Cavour. Sono pronti ad aggredire anche la raccolta fondi lanciata dal gioielliere. «Non sappiamo esattamente quanto abbia raccolto, ma sono somme considerevoli», ci tiene a precisare l’avvocato.




