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Investe sei ciclisti per due volte: "Chiedo scusa ero annebbiato"

di Claudia Osmettilunedì 10 agosto 2026
Investe sei ciclisti per due volte: "Chiedo scusa ero annebbiato"

4' di lettura

«Ammetto la mia colpa, la mia responsabilità. Chiedo perdono ai famigliari dei feriti». È un altro uomo Giuseppe Campagna, l’ex artigiano edile di 73 anni, di Coassolo, nel Torinese, che sabato mattina ha deliberatamente travolto, e poi è tornato indietro per investirla di nuovo con la sua auto, una comitiva di ciclisti che gli aveva giusto fatto segno mentre passava sulla carreggiata. O meglio, adesso è l’uomo di sempre, almeno così dice lui: «Non ho mai fatto del male a nessuno, non riesco a spiegarmi cosa mi abbia portato ad agire in quel modo».

INCIDENTE INACCETTABILE
A conferma della buonafede delle sue parole (e vediamo di chiarirci subito: che quello di Campagna sia stato un comportamento inaccettabile è indubbio, che le sue scuse possano essere ben accolte ma non cancellino il dolore di chi è finito in ospedale col femore fratturato o con traumi al viso e al torace pure) c’è che questo signore che ora parla solo tramite il suo avvocato perché è agli arresti domiciliari per tentato omicidio stradale è intenzionato ad affrontare le conseguenze delle sue azioni. E infatti a raccontare come sia andata, ai carabinieri, una volta che se ne è reso conto, ci è andato di sua spontanea volontà: «Sono corso a chiedere aiuto, a dire: “Li ho investi io, intervenite”».Tra l’altro l’esito dell’alcoltest di Campagna è già risultato negativo e quello sulle droghe (che non è ancora arrivato) non dovrebbe discostarsi visto che «non faccio uso di sostanze».

È il giorno dopo, nel paesino di Lanzo Torinese. Il giorno dopo una tragedia sfiorata e con quattro ciclisti ricoverati, due dei quali pure gravi (però non in pericolo di vita). Il «disperato» (la definizione pure è sua) Campagna ricostruisce alla magistratura: stava cercando di superare quella cordata di biciclette, «poi ci siamo presi a male parole. Ho avuto una reazione, ma non mi rendo conto di quel che ho fatto. Non so spiegarmelo». Secondo chi era presente, prima il 73enne avrebbe cercato di superare i ciclisti a suon di clacson, a questo punto uno gli avrebbe rivolto un gestaccio di disappunto (sì, d’accordo, non si fa: però sono anche dinamiche frequentissime per chi guida) e la sua reazione sarebbe stata eccessiva perché altrimenti non si può spiegare chi arresta la marcia, ingrana la retro a tutta velocità, investe il gruppo, pare si stia per allontanare e invece improvvisa una repentina inversione a “u” e si scaglia una volta di più contro quelli della combriccola che stanno provando a fermarlo.

«Vederci arrivare quell’automobile addosso e in quel modo è stata una scena da film horror, non c’è stato il tempo di schivarla», sostiene uno dei ciclisti che ha visto un amico finire al nosocomio Cto di Torino con una prognosi (pare) di circa novanta dì, un altro andar via con l’elisoccorso per lussazioni guaribili in sessanta giorni e altri due essere assistiti dai paramedici delle ambulanze. Tutto, ora, starà nel capire cosa sia passato per la testa di Campagna. Perché un uomo insospettabile, che non aveva alcun legame con quei ciclisti, che subito dopo s’è pure accorto di aver sbagliato, lì per lì è rimasto accecato da una furia tanto intensa da lasciare bici distrutte sull’asfalto e sirene spiegate dei mezzi di soccorso in arrivo? Il fatto è che Lanzo non è nemmeno un’anomalia. È una vicenda limite, è una situazione che lascia attoniti, ma è anche l’ultimo pezzo di una serie che non è risicata. L’osservatorio dell’Asaps, ossia dell’Associazione dei sostenitori e degli amici della polizia stradale, tiene il conto: nel 2025 le aggressioni gravi nate da liti stradali sono state la bellezza di 227, con nove morti e 274 feriti, di cui 102 (che poi vuol dire più di uno su tre) con lesioni molto serie. Per essere chiari: l’anno prima erano state 183 con 243 feriti, che tradotto significa che in dodici mesi il fenomeno è cresciuto di un quarto abbondante.

I NUMERI DEL FENOMENO
In auto s’arrabbiano di più i campani (con 39 episodi) e i lombardi (con 38), ma mica scherzano nemmeno i siciliani, i laziali, e i pugliesi (rispettivamente 25, 23, e 17). In Piemonte, per la cronaca, di casi simili, l’anno scorso, se ne contavano cinque. «Si tratta di una violenza che sembra dilagante», commenta il presidente dell’Asaps Giordano Biserni, «la tolleranza e l’educazione civica sono scomparse». Però attenzione, che qualche consiglio per evitare il peggio c’è (Biserni lo ripete da tempo): primo non ingaggiare mai una lite, secondo non fermarsi a discutere e terzo, se proprio ci si ritrova nel mezzo, non avvicinarsi mai a meno di due metri da chi dà segni di esagitazione. «Non sappiamo mai chi c’è in un’altra vettura». È anche buonsenso, dopotutto.