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Tra sdegno e “legittima difesa” il popolo web trova il suo sfogo

di Claudia Osmettilunedì 10 agosto 2026
Tra sdegno e “legittima difesa” il popolo web trova il suo sfogo

2' di lettura

E poi c’è il segno dei tempi. Quell’istinto, irrefrenabile, che vale a Lanzo e vale d’ovunque, che per la verità vale oramai in qualsiasi contesto e su qualsiasi argomento, a commentare, a sentenziare, pure a insultare dall’enorme platea del www che più che una piazza al giorno d’oggi è diventata un patibolo. Sì, è vero, è successo nel Torinese e poteva succedere in un’altra provincia d’Italia senza alcuna distinzione; e sì, è vero pure che capita sempre, che di alterchi al volante ce ne sono ogni mese, però questa è la settimana delle ferie per tutti e in macchina ci si ritrova un po’ di più, e si hanno più ore libere per andare in bicicletta anche solo a fare una scampagnata al fiume (col caldo che fa), e forse non è il caso di alzare i toni e incendiare la discussione. Si è scatenato, il popolo di internet, sulla vicenda dei quattro ciclisti finiti all’ospedale perché investiti (due volte) da un signore di 73 anni che li ha incrociati per strada.

Su Facebook, su X, su Instagram le reazioni (indignate) manco si contano: e da un lato d’accordo, il caso è sufficientemente articolato per giustificare lo sdegno di massa, ma dall’altro probabilmente si sta un tantinello esagerando. Quelli che invocano la forca per l’automobilista e quelli, i più, che paradossalmente se la prendono con le biciclette. Della serie, colpa loro che non stanno alle regole («Se il ciclista va in fila indiana secondo me non succede. Invece di alzare il braccio a chi giuda, bastava chiedergli scusa e, ancora secondo me, si evita la strage», Luca su Facebook).

Oppure, è-s t a t o-b r u t t o-p e r ò, («Ragazzi, non -si -fa -ma condanno assolutamente il gesto ma i ciclisti sono prepotenti e pensano di essere i padroni della strada. A volte hanno la ciclabile ma devono rompere», Tonino sullo stesso social). O, si sono ribaltati i ruoli sulle carreggiate («Io trovo ciclisti che non rispettano assolutamente gli automobilisti! Vanno senza fregarsi di nulla, spesso provocano paura e incidenti. Non giustifico, ci mancherebbe, ma anche loro devono stare alle regole», Simona, idem). C’è anche chi va oltre sforando l’accettabile («Siamo tutti con l’autista» e manine che battono il cinque, un utente su Instagram; «È legittima difesa», un altro) e chi la butta inutilmente in politica («La colpa è dello Stato. Abbiamo bisogno di una legge e di strutture dove chi pratica questo sport possa allenarsi. Invece, a causa dell’assenza dello Stato, ci troviamo di fronte ad “automobilisti contro ciclisti», Damian su X). Sarà l’afa, sarà che nell’epoca moderna non succede niente se non rimbalza in rete (e la rete è un ricettacolo della qualunque): però prima bisognerebbe conoscere i fatti (li sappiamo parzialmente anche noi perché c’è un inchiesta in corso) e magari ricordarsi che pontificare giudizi assolutistici da dietro un pc lascia sempre il tempo che trova.