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Piantedosi gela la sinistra: "Qui 20 dublinanti l'anno"

Il ministro spegne gli allarmi sul rientro degli stranieri dagli altri Paesi e Meloni spiega a Schlein il nuovo Patto Ue. L'intesa con l'Olanda fatta due mesi prima dei fatti spagnoli
di Fausto Cariotisabato 22 agosto 2026
Piantedosi gela la sinistra: "Qui 20 dublinanti l'anno"

3' di lettura

L’Olanda e l’Irlanda si uniscono al gruppo di Paesi che intendono rinviare in Italia e negli altri Stati di primo ingresso i “dublinanti”, i migranti che hanno chiesto asilo in un Paese europeo diverso da quello in cui sono entrati. Nulla di imprevisto: il governo dell’Aia lo aveva annunciato il 3 giugno, dopo l’accordo tra Matteo Piantedosi e il suo omologo Bart van den Brink in vista dell’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sull’asilo, avvenuta nove giorni dopo. E nessun allarme a Roma: a essere trasferiti in Italia, ai ritmi attuali, saranno una ventina di migranti l’anno.

Piantedosi stesso lo spiega in un’intervista all’agenzia Ansa, per spegnere gli entusiasmi degli esponenti dell’opposizione che, dice, «hanno esultato per l’ipotetica prospettiva che l’Italia sia in futuro sommersa dall’invio di molti dublinanti». I numeri del ministro dell’Interno raccontano un’altra storia: «Su circa cinquanta richieste che finora ci sono pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre in due mesi: vale a dire, se continua così, una media di venti persone all’anno». Non solo. Molti di quelli che saranno rimandati qui, spiega Piantedosi, «risultano aver creato dei solidi legami nel Paese in cui si trovano e di conseguenza non saranno probabilmente così disponibili a tornare e rimanere in Italia».

In ogni caso, grazie al blocco da lui varato nel dicembre del 2022, che ha azzerato i rientri da allora fino a oggi, «il governo Meloni è quello che ha riaccolto meno dublinanti rispetto a tutti i governi precedenti».

LE ONG TEDESCHE, FATTORE DI ATTRAZIONE

Ribadita la volontà di mettere nel conto della Germania gli immigrati che le ong tedesche hanno trasportato nei porti italiani, quando deciderà di rispedire qui i dublinanti presenti sul suo territorio. «Per il diritto marittimo», avverte Piantedosi, «su una nave si applicano le leggi e la giurisdizione dello Stato di bandiera. È un aspetto che a nostro avviso non può essere trascurato». In ogni caso, lui e il suo collega Alexander Dobrindt condividono «una valutazione che tende a considerare l’attività delle Ong nel Mediterraneo come un “pull factor”», un fattore di attrazione, «nei confronti delle migrazioni irregolari». Ne discuteranno presto a quattr’occhi. Quanto alla Spagna, il ministro spera che i controlli alle frontiere aeree e marittime decisi dall’Italia siano tolti il prima possibile: «È auspicio di tutti, soprattutto nostro, che al più presto vengano meno i motivi alla base del provvedimento. La Spagna è una nazione sorella, un Paese amico». Le «oggettive condizioni di pericolo» per la sicurezza create a Ceuta dall’ingresso di 70mila migranti, però, «sono ancora sotto gli occhi di tutti».

Lo stesso governo olandese ha confermato che tra il ripristino dei controlli italiani alle frontiere con la Spagna e il rientro dei “dublinanti” non c’è alcun legame. All’Aia hanno ribadito che l’accordo tra Piantedosi e van den Brink era stato raggiunto due mesi prima dell’invasione di Ceuta. In base a quell’intesa, potranno essere rimandate in Italia solo le persone entrate nei Paesi Bassi dopo il 12 giugno. «Stiamo ripartendo da zero», ha spiegato il ministro olandese. L’«azzeramento» del pregresso è una delle condizioni poste dal governo italiano.

«LA SINISTRA LI AVREBBE PRESI TUTTI»

La sinistra, però, continua a raccontare che gli annunci sul rientro dei dublinanti sono una conseguenza della sospensione dell’applicazione delle regole di Schengen decisa dal governo nei confronti della Spagna. E proprio su questo ha risposto Giorgia Meloni, prendendo di mira la segretaria del Pd. «Elly Schlein parla di “boomerang” e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti», ha scritto la premier sui social network. «Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla». L’accordo di Schengen e il Patto su migrazione e asilo, che è entrato in vigore a giugno e aggiorna i regolamenti di Dublino, «sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro», ha spiegato Meloni. E questo nuovo patto «segna una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei cosiddetti “dublinanti”».

Le regole appena introdotte, infatti, «tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di “Paese terzo sicuro” voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati». Il suo esecutivo, rivendica la presidente del Consiglio, «ha contrastato l’applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi», respingendo «circa ottantamila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri». Considerazione polemica finale: «Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra?», chiede Meloni. «Probabilmente», risponde, «avrebbe accolto quelle richieste».