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L’accisa di Dracula

I libri di scuola costano come un mutuo: il diritto allo studio si comporta coma un'accisa non dichiarata sulla maternità
di Lucia Espositovenerdì 28 agosto 2026
 L’accisa di Dracula

1' di lettura

I genitori vivono questi giorni che precedono l’inizio della scuola divisi tra la gioia della liberazione dai campus estivi pagati quanto i master ad Harvard e il terrore di entrare in una libreria e uscirne con un mutuo.

Per ogni figlio, tra libri e corredo scolastico, una famiglia spende 1.200 euro per la prima media e fino a 1.500 euro per la prima superiore. Moltiplicate per due. O per tre, per le sempre più rare famiglie numerose. Le edizioni hanno un’obsolescenza programmata: il tempo necessario perché il libro del fratello maggiore diventi carta straccia.

Gli editori lo chiamano aggiornamento didattico, noi aumento del prezzo. E lo Stato ci esclude per iscritto: l’articolo 15 del Tuir (il testo unico delle imposte) detrae la mensa e la gita, i libri no. L’unica spesa che ci impone è l’unica che non riconosce. Si chiama diritto allo studio, si comporta come un’accisa non dichiarata sulla maternità. Poi convocano gli Stati generali sulla denatalità: il colmo è che la colpa tocchi ai libri. Una detrazione permanente sui testi, e chiudiamo. La scuola è il posto dove i figli crescono, non una succursale di Dracula che a settembre ci dissangua.