Cinque sistemi d’arma anticarro chiusi in altrettanti contenitori logistici, tre missili Akeron, cavi di assemblaggio, monitor e consolle per la guida a distanza. Tutto stipato in un furgone sbarcato a Bari da un traghetto proveniente da Patrasso. Sembra l’inizio di una spy story, invece è il carico che l’8 giugno scorso ha fatto scattare l’inchiesta della Procura di Bari e che tiene ancora in carcere Regis Claude Albert Normand, francese di 46 anni.
A fermarlo è stata la Guardia di Finanza. Una perizia dell’Esercito italiano ha classificato il materiale sequestrato come armi da guerra. Normand aveva con sé anche due telefoni cellulari, finiti agli investigatori. Il caso si è trasformato in un intreccio internazionale che passa dalla Francia alla Grecia, da Creta alla Puglia, con sullo sfondo una base Nato.
La ricostruzione della difesa racconta però una storia opposta. L’avvocato Fabio Schino, che ha chiesto gli arresti domiciliari, sostiene che Normand fosse soltanto un autista subappaltato incaricato di riportare in Francia materiale tecnico usato per collaudi alla base Nato Namfi di Chania, a Creta, nell’ambito di una partnership tra Mmda France e la società greca Altus Lsa. Secondo il legale, quelli sequestrati sarebbero modelli funzionali inerti e apparecchiature di test, privi di capacità offensiva e non trasformabili in ordigni operativi. A coprire il trasferimento ci sarebbe inoltre una licenza individuale del ministero della Difesa francese, valida fino al 26 gennaio 2027. Il viaggio, sempre secondo la difesa, era partito dalla Francia, aveva raggiunto via terra Sète e poi Creta via mare. Il rientro era iniziato il 4 giugno e quattro giorni dopo il furgone era stato fermato a Bari.
Schino sottolinea che Normand non fu arrestato in flagranza, venne inizialmente lasciato libero e si presentò spontaneamente alle convocazioni successive. Restano aperti tutti i nodi decisivi: che cosa fosse davvero quel materiale, quale fosse la sua destinazione finale e se i documenti esibiti bastino a rendere legittimo un carico che la perizia italiana chiama armi da guerra.




