Vedremo come finirà l’inchiesta che sta alzando il velo su una rete di medici secondo l’accusa benevoli nei confronti di immigrati che hanno marcato visita per non finire nei centri di prima accoglienza anticamera dell’espulsione. C’è un aspetto giudiziario di cui non tocca a noi tirare conclusioni, certo è che la cronaca quotidiana porta a pensare che ci sia un sistema trasversale che per motivi ideologici rema contro lo Stato vanificando le misure di rigore che governo e parlamento adottano per rendere efficace il contrasto all’immigrazione clandestina.
Ai tempi del terrorismo venne coniato il termine di “soccorso rosso” per definire quel gruppo non piccolo di avvocati (e intellettuali) che offrivano gratuitamente il loro patrocinio e aiuto a chi incappava nelle maglie della giustizia. Con l’immigrazione sta accadendo qualche cosa di molto simile, si va dai falsi certificati di malattia per aggirare le misure restrittive per i non aventi diritto all’asilo a sentenze e decisioni di magistrati discutibili se non sospette. L’ultima in ordine di tempo l’abbiamo raccontata ieri su questa pagina: a una senegalese che ha fatto ricorso contro la bocciatura della richiesta d’asilo il giudice ha fissato l’udienza nel 2032 e fino ad allora la donna potrà tranquillamente stare in Italia.
Poi c’è una pletora di avvocati sull’orlo della disoccupazione che vanno a caccia di immigrati da salvare dall’espulsione promettendo loro cose mirabolanti che tanto la parcella la paga lo Stato – si chiama gratuito patrocinio – essendo loro indigenti. E infine il business dell’accoglienza – dalle Ong del mare in combutta con gli scafisti alla gestione umanitaria – che fece dire a uno degli imputati nell’inchiesta Mafia Capitale: «Ragazzi sveglia, si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga». Più chiari di così...




