La vicenda della morte di David Rossi potrebbe persino rubare i riflettori al caso di Garlasco. Se l’omicidio di Chiara Poggi dall’anno scorso occupa tutti i palinsesti televisivi con le sue novità, adesso, dopo 13 anni, tocca alla fine del responsabile dell’area comunicazione della banca senese attirare l’attenzione dei media con i suoi colpi di scena.
Oggi nella commissione parlamentare d’inchiesta sul decesso di Rossi verranno rivelate le ultime scoperte del gruppo di lavoro guidato dal presidente Gianluca Vinci, deputato di Fdi. In una conferenza stampa dovrebbero essere resi pubblici i nomi dei presunti mandanti ed esecutori di quello che secondo la commissione è stato un assassinio, personaggi che dovrebbero essere collegati al mondo della ’ndrangheta.
La prima bomba l’ha sganciata ieri Massimo Giletti, conduttore dello Stato delle cose, trasmissione di Rai3, che in queste settimane ha avuto proprio Vinci ospite in studio.
Atterrato da Genova, Giletti, mentre si trovava ancora nell’aeroporto di Fiumicino ha diffuso via social un annuncio esplosivo, indicando l’ipotetica mente dietro alla morte di Rossi: «Il nome che emerge e che verrà fuori è un nome importante, perché il mandante sarebbe stato il presidente del Monte dei Paschi di Siena, Mussari (Giuseppe, ndr)».
Il quale ha immediatamente rimandato al mittente l’accusa: «Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali, agirò in tutte le sedi nei suoi confronti così come nei confronti di coloro che oseranno ripetere detta calunniosa follia». A suo tempo Mussari ha querelato chi lo «ha accusato di avere rubato», ottenendo risarcimenti e scuse. Tra chi ha dovuto cospargersi la testa di cenere «anche la trasmissione Report».
«COME UN FRATELLO»
Uscito con la fedina penale pulita dalle intricate inchieste giudiziarie collegate a Mps, durante la sua audizione (avvenuta a febbraio 2022) davanti alla commissione, Mussari ha dichiarato: «Ho amato David come un fratello, era un amico». Ha spiegato di averlo fatto assumere a Mps perché «nel suo lavoro era il più bravo di tutti» e ha descritto il loro come un legame intenso ma improntato alla discrezione e al silenzio. Quando i commissari gli hanno domandato se pensasse che Rossi si fosse effettivamente tolto la vita, ha negato: «Io non penso».
Tornando alla rivelazione di Giletti, secondo quanto è riuscito a ricostruire Libero, il nome di Mussari sarebbe uscito in uno o più colloqui in carcere effettuati a luglio da un consulente della commissione con un imprenditore che in questo momento si trova recluso a Bologna. La gola profonda sarebbe Saverio Giampà. L’avvocato Fausto Bruzzese ha confermato al nostro giornale che il suo cliente ha avviato una collaborazione con la Commissione, pur sostenendo di non conoscerne i dettagli: «Io mi occupo della sua vicenda giudiziaria, non di altro». Giampà, recluso, come detto, a Bologna, è un imprenditore di origini calabresi con diversi precedenti penali, ritenuto dagli inquirenti contiguo alla ’ndrangheta.
A gennaio 2026 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Bologna a 7 anni di carcere. Le principali contestazioni a suo carico sono di tentata estorsione, porto abusivo d’armi e di intestazione fittizia di società: Giampà è stato accusato di aver registrato e gestito in modo occulto alcune attività commerciali (tra cui due note gelaterie nel centro di Bologna) servendosi di prestanome per eludere le normative antimafia e mascherare il reimpiego di capitali illeciti. Dal carcere, dove si trova dal 2024, a marzo, ha scritto tre volte, via mail, alla trasmissione Le Iene, anticipando di essere a conoscenza di importanti informazioni sulla morte di Rossi. Gli autori di Mediaset, Marco Occhipinti in testa, hanno provato a intervistarlo. Ma non avendo ricevuto l’autorizzazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, hanno informato il presidente Vinci che si è subito messo in moto.
IL CALCIANTE FIORENTINO
Almeno uno dei testimoni sentiti dalla commissione avrebbe messo nero su bianco anche il nome del presunto esecutore materiale dell’omicidio, Gabriele Ceccherelli, leggenda del calcio storico fiorentino (azzurro di Santa croce, detto lo Zena), che ieri ha dichiarato a Libero: «In questa faccenda io sono proprio all’oscuro di ogni cosa. Tutto quello che so l’ho saputo tramite i giornali e questi delle Iene... è venuta anche Rai3 sotto casa a rompere i coglioni».
L’ex calciante ha aggiunto: «Io a Siena sono stato solo una volta, due anni fa, per comprare le scarpe alla mia figliola che ha un po’ di problemi a un piede e lì c’è un negozio specifico. Su un quotidiano era scritto che mi dovevano ascoltare il 29 di settembre come persona informata dei fatti, ma questo non è avvenuto e non mi è arrivata a casa nessuna comunicazione ufficiale». Ceccherelli si è pure lamentato di quanto gli avrebbe riferito la giornalista dello Stato delle cose: «Io non conosco nessuno di questa gente qui. Ma quella di Rai3 ha detto una frase un po’ fuori luogo: «So che lei ha partecipato all’omicidio». Io non ho ribattuto, ma se questa non è un’accusa ufficiale, io querelo tutti per le parole che verranno dette e pubblicate, perché insomma questa è un’accusa un po’ pesante, “ha partecipato all’omicidio”. Io, lo ripeto, non ho mai conosciuto Rossi». E Mussari? «E chi è?» è la replica secca.
Ceccherelli ha 70 anni e nel 2013 aveva 57 anni, non pochi per lanciare da una finestra l’ex capo della comunicazione di Mps: «Onestamente sono messo bene anche ora» si vanta l’uomo. «Non sarebbe stato quello il problema. La questione è che io sono fuori da tutto e vorrei che mi dicessero chi mi ha tirato in mezzo... alle Iene gliel’ho detto: “Vorrei sapere, parlando male, chi cazzo ve lo ha fatto il mio nome?”».
Ieri abbiamo chiesto a Mussari se abbia mai conosciuto Giampà e Ceccherelli e l’avvocato catanzarese ci ha risposto: «Mai sentiti nominare». Nei giorni scorsi, inseguito dalle Iene, che si sono presentate con una foto dell’ex calciante fiorentino, Mussari, dopo aver confermato di non averlo mai visto, aveva, però, pronunciato una frase sibillina: «Guardi, David e Firenze non andavano d’accordo». Il presidente Vinci oggi dovrebbe rendere pubbliche anche le dichiarazioni di un presunto testimone oculare.




