Elena vuole portare in piazza persino i vigili del fuoco, convinta che l'unione fa la forza. Mancano poche ore agli scontri che hanno incendiato il Duomo e tutta Milano e lei prepara diligente una lettera, e la gira nella chat degli attivisti. “Ho scritto una bozza di mail da mandare al comando dei pompieri”, annuncia. E subito precisa: “Se qualcuno avesse suggerimenti sono ben accetti e se qualcuno dei rappresentanti potesse dirmi la sua o dare l’ok sarei più tranquilla a mandarla”. Si presenta come una giovane lavoratrice dell'hinterland milanese e invita i pompieri alla manifestazione del 17 ottobre, alle 15 in piazza Duomo. Nella lettera spiega che il corteo nasce per protestare “contro l'aumento vertiginoso del costo della vita, la scarsità di fondi destinati alla sanità pubblica e all'istruzione, la speculazione sugli affitti e il caro carburante”. E chiama in causa direttamente chi lavora nelle emergenze: “Riteniamo che la voce di chi ogni giorno è in prima linea per la sicurezza e il soccorso della cittadinanza sia fondamentale in un momento di grave difficoltà sociale ed economica come quello attuale, che colpisce duramente lavoratrici, lavoratori, famiglie e servizi essenziali”. In calce firma “Movimento 17 Ottobre”. La lettera è pronta. Non sappiamo se sia partita davvero. Ma racconta bene come funziona la macchina della protesta: si cercano adesioni, si allargano i contatti, si prova a portare in strada anche chi indossa una divisa.
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Arrivano le prime decisioni sui maggiorenni arrestati per gli scontri avvenuti sabato 17 ottobre in piazza Duomo: il giu...Benvenuti nella galassia della rivolta. Un mondo di chat, canali riservati, gruppi territoriali e sigle che si moltiplicano su Telegram, Signal, Instagram, TikTok e Facebook. Tre nomi ricorrono più degli altri: Italia in Piazza, Movimento 17 Ottobre e Fronte Rivoluzionario Italiano. Da questi contenitori sono spuntate decine di ramificazioni, una per regione, spesso una per città. Tra gli animatori delle conversazioni ci sono Elena, appunto; l'account di Cristiano Niceta, figlio di un pentito, e Babydr4co, giovane artista trap emergente che frequenta gli ambienti dell'attivismo politico e delle manifestazioni giovanili.
Gli apparati di intelligence, oltre alle forze dell'ordine, hanno drizzato le orecchie. Alcune fonti parlano di una spinta iniziale arrivata dalla Francia, altre di riot provenienti dalla Russia. Nel calderone ci sarebbero anarchici, militanti dei centri sociali e perfino fuoriusciti di CasaPound, delusi dalle vecchie appartenenze. Un miscuglio ancora tutto da verificare, attraversato da rivalità e diffidenze. Li unisce la voglia di contestare il sistema. Li dividono idee, metodi e obiettivi.
Il Movimento 17 Ottobre, intanto, dopo il boom di sabato scorso, ha deciso di alzare l'asticella e di mettere alla porta i partiti. Tutti. “Nessuno parla a nome nostro e nessuno mette il cappello sulle nostre piazze”, avvertono in una nota. Il governo viene accusato di autoritarismo. Ma neppure opposizioni e sindacati trovano ospitalità. Nessun capo, nessun portavoce, nessuna trattativa. La spiegazione è quasi un manuale di autodifesa: “Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un'irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo”. I promotori guardano alle rivolte in Egitto, Tunisia, Hong Kong, Sudan e Cile. Vogliono trasformare le piazze in luoghi di formazione politica e respingono anche le organizzazioni extraparlamentari che tentano di intestarsi le proteste. “Non siamo una sigla. Siamo un processo”, rivendicano. E chiudono la porta a qualsiasi compromesso con le istituzioni. Il Fronte Rivoluzionario Italiano si è invece spinto oltre, redigendo una sorta di costituzione della protesta. Nove articoli. Basta capitalismo, contanti al posto delle carte, pressione sulle banche, reti di lavoratori e partite Iva. Nel manifesto della “Rivoluzione d'Agosto” compare pure lo sciopero fiscale.
L'obiettivo dichiarato è prosciugare le riserve bancarie per colpire i pilastri economici del potere. Sulla carta, il nono articolo predica la nonviolenza. Ma basta scorrere alcune conversazioni per imbattersi in parole decisamente meno pacifiche.
Il 30 agosto un utente scrive: “Dobbiamo uccidere i datori di lavoro criminali e i mafiosi del governo”. Qualcuno lo frena. Il 15 ottobre Attilio litiga con una partecipante e le promette: “La molotov te la vengo a lanciare in faccia, inutile imbecille”. Il 17 ottobre Youseff sostiene: “Se vuoi fare qualcosa anche di violento ci vuole criterio e devi assaltare solo determinate zone”. Un altro partecipante, che usa il nome Sven, rilancia: “Ma infatti ci stava di più prendere una banca o un mcdonald’s”. Il giorno successivo Dommmm difende apertamente lo scempio fatto dai compagni. “Non si può prescindere di fare vandalismo e lotta anche armata dentro quella che dev’essere una rivoluzione”, scrive. E aggiunge: “Che si rompano le vetrine giuste e che si redistribuisca la ricchezza anche in maniera simbolica”. Parla di negozi da saccheggiare, ristoranti di lusso da prendere di mira e ricchezza da redistribuire. E già il 16 ottobre Alex T. Pisapia aveva proposto di portare centomila manifestanti davanti a Montecitorio, impedendo ai parlamentari di uscire. “Devono vivere nel terrore...sempre. Devono avere PAURA”.
Ma i segnali più inquietanti precedono gli scontri di ottobre. Il 1° agosto, nella chat, un partecipante identificato soltanto da un'emoji festosa domanda: “Quand’è che bruciamo palazzo Chigi?”. Il 6 agosto Viola scrive dei politici: “Per me devono crepare tutti dal primo all’ultimo e non solo loro”. Il 12 agosto compare persino un messaggio antisemita e suprematista, firmato “Un compagno”, che invoca la morte di Israele e degli ebrei e inneggia al socialismo nazionale. E mentre nelle chat si discute di rappresaglie e omicidi, la macchina organizzativa continua a girare. Un calendario condiviso sulle chat censisce 247 mobilitazioni in preparazione: 42 cortei, 78 presidi, 42 scioperi generali, 50 scioperi di categoria, 29 assemblee e sei altre iniziative. Circolano indicazioni su occupazioni e blocchi stradali. Spunta anche una rete di assistenza legale. Un manifesto giallo, rilanciato su Telegram, invita chi è stato fermato durante i cortei del 17 ottobre a scrivere a Hub4Defenders, all'indirizzo hub4defenders@proton.me. La promessa è semplice: “È stato attivato un hub legale. Ti metteremo in contatto con avvocati”.
Sotto, lo slogan: “Tutti liberi tutte libere!”. Sì, di far danni.




