L’identikit dei «rivoluzionari» in erba che sono stati fermati per gli incidenti di Milano racconta un melting pot magmatico difficile da spiegare con le categorie di chi ha più di trent’anni. Nei loro espropri proletari i nuovi barricaderi vengono attirati da sneaker e capi firmati e comunicano sui social e su chat criptate, usando nickname e identità fittizie. Sono ben pochi i punti di contatto con chi scendeva in piazza negli anni ’70, accecato solo dal furore ideologico. Oggi abbiamo di fronte teppisti e ladruncoli più che terroristi. Tra i 343 soggetti identificati in occasione delle proteste di Milano del 17 e 18 ottobre il 75,8% è minorenne, con una concentrazione particolarmente elevata nella fascia 16-17 anni (44%, 151 ragazzi) e 13-15 (30,6%, 105). Il 19,5 per cento (67) è, invece, diventato maggiorenne da poco (18-21 anni). Sul piano geografico, il 65% (223) risulta nato in Lombardia, mentre il 20,1% (69) all’estero. Il 57,1 per cento risiede tra il capoluogo e l’hinterland. I dati anagrafici raccontano come italiani e stranieri si equivalgano per numero: il 41,5% (135) ha cognomi tipici del nostro Paese, il 33,8% (110) è, invece, di matrice araba e africana (soprattutto del Maghreb). Balcanici, rumeni e ispanici rappresentano quasi il 10 per cento (32).
A ispirare questa protesta sarebbe stata una sorta di emulazione dei coetanei francesi. Modus operandi e volantini sono del tutto simili. La rivolta sarebbe passata, come un virus, dalla Francia all’Italia attraverso Torino. Nel capoluogo piemontese, ma anche nel resto del Paese, i disordini d’Oltralpe hanno destato l’interesse sia del mondo anarchico che di quello antagonista (a partire dal centro sociale Askatasuna, pronto a scendere in piazza sabato). Il sito Web «Rivoluzione anarchica» ha rilanciato un articolo pubblicato sul sito femminista Dinamo Press, che ha diviso i manifestanti scesi in piazza a Milano e in altre città in due macrocategorie. Da una parte diverse sigle note, tra cui la Cgil, collettivi e sindacati studenteschi, uniti dallo slogan «soldi alla scuola e non alla guerra»; dall’altra la massa di giovani e giovanissimi, molti di seconda generazione, riunita dal tam-tam dei social. Un esercito di ragazzini che, sebbene non si muova sotto un’unica regia (esclusa dagli investigatori), ha certamente ideologie punti di riferimento. Per analisti ed esperti uno dei personaggi più influenti è un cittadino di origini kazake. Dias Akhmetkaliyev, questo il suo nome, è un trapper (nome d’arte babydr4co) e attivista politico nato in Asia, ma cresciuto in Italia, molto attivo su TikTok, dove promuove messaggi di natura politica contro il Governo. Il 13 ottobre ha recitato questa canzoncina: «Noi siamo l’Fr, Fronte rivoluzionario, vogliamo il presidente del Consiglio all’incontr...; lo Stato ha detto che non ci alzeranno il nostro salario; lottiam con lo studente, il contadino e l’operaio; trema il Parlamento, tremerà l’istituzione, ci fermerete solamente con l’esecuzione; noi siamo il Fronte unito, pronti alla rivoluzione, sappiamo che lo schiavo poi diventerà padrone: Fri, dal popolo per il popolo...». Un linguaggio da capo ultrà, più che da ideologo, che scimmiotta l’armamentario degli anni di piombo. Il rapper, quando parla di Giorgia Meloni, sembra augurarsi di vederla a testa in giù come la salma di Benito Mussolini a Piazzale Loreto, ma non completa la parola «all’incontrario», probabilmente per evitare cause legali.
LA “RIVOLUZIONE D’AGOSTO”
Akhmetkaliyev, oltre che volto del «Fronte rivoluzionario Italiano», quest’estate ha partecipato alla fondazione del movimento «Rivoluzione d’agosto», nato sull’onda delle rivolte pro Flotilla. Dopo qualche settimana è sparito dai radar dell’antagonismo, lasciando solo l’omonimo manifesto politico. La ricetta è presto detta: «Solo uso del contante» (una proposta che collega estrema sinistra e sovranisti anti euro); «sciopero fiscale (cessazione dei pagamenti di finanziamenti con qualunque banca)»; «uso appropriato dei social (diffusione dell’ideale e disinteresse verso la propaganda mediatica governativa)». Nel programma viene sconsigliata la partecipazione a «chiunque abbia il minimo dubbio» e viene spiegato che «lo scopo è prosciugare le riserve bancarie del Paese e quindi colpire i veri pilastri dei poteri politici». Dal suo profilo Linkedin apprendiamo che Dias vivrebbe a Perugia e che sarebbe (stato?) un commesso di una catena di prodotti per la casa. Su Instagram e Youtube ha una fanbase estremamente ridotta. Vanta collaborazioni con giovaneaura, produttore musicale underground, e 44$irio. Nella descrizione del suo profilo Instagram si trova l’acronimo 44gng. Nello slang giovanile il 44 indica «spaccare», nel senso di piacere, avere successo. «Gng» è la forma contratta di gang. Pur trattandosi di una sigla formalmente distinta, il Fronte rivoluzionario ha agito come promotore e cassa di risonanza per la mobilitazione del 17 ottobre. Dias ha avuto un ruolo attivo nelle proteste, seppur abbia condannato l’uso della violenza, al pari del Fronte rivoluzionario, sul cui sito, inaugurato ad agosto, si legge che l’obiettivo è quello di «unire le forze con una protesta economica concreta, pacifica e chirurgica».
Anche Ramazzotti e Peyote schierati coi vandali
Le vetrine le rompono i giovani vandali, il significato glielo assegnano i cantanti, il conto lo pagano i negozianti. Ne...Il movimento M1710 è sorto sui social (in particolare tramite il profilo Instagram @movimento17ottobre e canali di messaggistica) a seguito dei disordini dello scorso weekend. Secondo gli esperti dietro a questo movimento non ci sarebbero partiti politici o agenti (del caos) stranieri. Paesi come la Russia, la Cina e l’Iran si limiterebbero a cavalcare le proteste europee. Nel loro primo comunicato ufficiale, gli organizzatori hanno dichiarato in modo esplicito di non avere presidenti, segretari o portavoce («Non ci rappresenta nessuno. Ci rappresentiamo da soli»). Hanno rivendicato la «fluidità» come strategia politica contro la repressione dello Stato e hanno dichiarato di aver studiato modelli di rivolta orizzontali e senza leader (come le proteste in Egitto nel 2011, Hong Kong 2019, Cile 2019 e la «Gen Z in Marocco»). Sebbene, al momento, non risulti un coordinamento centralizzato, il movimento dispone di canali di comunicazione strutturati: un indirizzo Proton mail pubblico per segnalazioni anonime e un team legale denominato «hub4defenders» che punta a mettere in contatto con avvocati specializzati i manifestanti fermati dalle forze dell’ordine. Ma qualcosa dentro al movimento inizia già a scricchiolare.
LA CAPETTA SI DISSOCIA
Per esempio, Elena, rappresentante del Fronte rivoluzionario e impiegata amministrativa che vive a sud-est di Milano, prende le distanze dal M1710: «Mi dissocio da questo gruppo, non sappiamo chi siano e non li riconosciamo come appartenenti al nostro movimento». Eppure proprio lei aveva firmato con quella sigla le mail di invito alla manifestazione, anche quelle indirizzate a Vigili del fuoco, Cgil e Cisl: «Avevo iniziato da pochissimo a dare una mano per organizzare la manifestazione e non mi era chiaro quale nome stessimo usando per farlo» precisa. L’attivista esclude finanziamenti esterni e legami partitici: «Non abbiamo un orientamento politico definito, come movimento». Quanto agli scontri di Milano, assicura: «Abbiamo avuto fin dall’inizio intenzioni pacifiche. A Milano abbiamo cercato, anche rischiando sulla nostra pelle, di fermare chi lanciava oggetti alla polizia». Nessuna giustificazione delle violenze, dunque, ma una precisazione: «Comprendiamo la rabbia che provano gli italiani».
Intanto le «teste calde» del M1710 hanno annunciato una «mobilitazione permanente contro il governo dei padroni» ogni sabato alle ore 15, a partire da domani, in otto città (Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Padova).
L’altro gruppo che funge da traino delle proteste è «Italia in piazza». Louis, indicato come uno dei presunti organizzatori del movimento, in un’intervista rilasciata al Quotidiano nazionale, ha dichiarato di aver cercato (senza successo) di ottenere consigli dalla Cgil sulla gestione delle manifestazioni e di aver contattato preventivamente la Questura per prendere accordi. Il programma ufficiale del movimento sarebbe riconducibile al profilo Instagram di tale «Aura Sara». Per la creazione dei contenuti social, il canale si appoggia a una piattaforma gratuita (Lovable) che sfrutta l’intelligenza artificiale. Al profilo principale sono collegati altri account e sigle, tra cui il Fronte rivoluzionario italiano e il Movimento della rinascenza. Sulla pagina social @italiainpiazza è stata pubblicata la guida Safer in the street. Il testo contiene suggerimenti su come comportarsi durante i cortei e come interagire con le forze di polizia. Tuttavia, lo stesso documento avverte che seguire alcuni dei consigli riportati al suo interno può comportare la commissione di reati, come il travisamento e la resistenza a pubblico ufficiale. Nel testo si specifica, infatti, che la «legalità non è uno dei parametri con cui portiamo avanti le nostre lotte». L’autunno, nelle piazze italiane, c’è da scommetterci, sarà davvero caldo.




