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"Così le toghe ci umiliano": i poliziotti sono stufi

di Tommaso Montesanovenerdì 30 ottobre 2026
"Così le toghe ci umiliano": i poliziotti sono stufi

3' di lettura

«Noi siamo su un binario, loro su un altro». “Loro” sono i magistrati. Come Tiziana Landoni, il giudice per le indagini preliminari di Milano che non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, l’ideologo del Movimento 17 Ottobre. Giorgia Meloni ha parlato di decisione «vergognosa», che mortifica il lavoro delle Forze dell’ordine. E i poliziotti, attraverso la voce dei loro rappresentanti, i sindacati di Polizia, confermano. «Ma come, ti assicuriamo un personaggio dell’importanza di Siher, un fomentatore, e tu lo scagioni? La presidente del Consiglio ha ragione. Io ho parlato con i miei colleghi: questa della magistratura è l’ennesima sconfessione del nostro operato» dice Fabio Conestà, segretario generale del sindacato Mosap.

PRECEDENTE GRAVE L’uscita dal carcere del trentenne ricercatore bresciano non è certo passata inosservata tra le divise. «Tra chi come noi, come il dirigente Angelo De Simone, la mattina esce e la sera torna a casa con la testa insanguinata». E cosa lascia una decisione come quella del gip Landoni? «Ci siamo detti: “Ci risiamo, la magistratura non ci aiuta”. E fa passare un messaggio pericoloso, un brutto segnale». Quale sia, lo ha spiegato bene il suo collega Domenico Pianese, segretario generale del Coisp: «Il disallineamento tra l’operato delle Forze dell’ordine e la risposta del sistema giudiziario».
Con conseguenze nefaste per la sicurezza e l’ordine pubblico: «Occorre essere chiari: se non c’è continuità tra l’arresto e la sanzione, si rendono del tutto vani i nostri sforzi, l’efficacia dei “decreti sicurezza” e la dedizione quotidiana delle Forze dell’ordine». Da qui la sintesi brutale di Pianese: «I poliziotti li arrestano, i giudici li liberano».

In gioco c’è il delicato equilibrio, ricorda in una nota Enzo Marco Letizia, segretario dell’Associazione nazionale dei funzionari di polizia - Anfp -, tra sicurezza dei cittadini, tutela delle libertà democratiche e valutazione dell’autorità giudiziaria sulle misure restrittive. E c’è un punto, aggiunge, che rischia di restare sullo sfondo: «La capacità delle piattaforme digitali di favorire forme rapide di mobilitazione, anche attraverso messaggi radicali, e il rischio che il disagio di una parte del mondo giovanile possa essere intercettato e strumentalizzato da ambienti estremisti». Un fenomeno che giocoforza richiede anche «strumenti di prevenzione adeguati». Come quelli, evidentemente, che hanno utilizzato i colleghi milanesi fermando Siher sei giorni fa. Il ricercatore, ha ricordato Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia - Sap aveva palesato «la volontà di mettere in atto e organizzare, se non addirittura promuovere, comportamenti violenti, soprattutto nei riguardi delle Forze dell’ordine». E se a fronte di un quadro simile «viene meno l’effettività delle sanzioni, anche le norme specifiche messe in campo sono, di fatto, svilite e chi delinque si sente legittimato a proseguire nei propri intenti».
L’analisi del traffico sui social network nei giorni successivi al fermo di Siher conferma che la maggioranza degli italiani - il 71% esprime un orientamento negativo rispetto alla mancata convalida del fermo del ricercatore pro-Pal. A tastare il polso dell’opinione pubblica è stato Spin Factor per Adn Kronos attraverso Human, la piattaforma di “ascolto” dei social basata sull’intelligenza artificiale. Osservando le conversazioni pubblicate tra il 26 e il 28 ottobre su Facebook, Instagram, X, TikTok, YouTube e LinkedIn, è emerso che solo il 29% difende la decisione del gip Landoni.

L’ANALISI DEI NUMERI Tra chi si dichiara contrario alla scarcerazione, il 36% richiama il tema della sicurezza pubblica, esprimendo il timore che la liberazione di Siher possa favorire nuovi disordini e indebolire l’azione delle Forze dell’ordine. Il 28%, invece, denuncia una presunta politicizzazione dei giudici, considerando la decisione ideologica e distante dalle esigenze di tutela dei cittadini. Un ulteriore 22%, poi, richiama il ruolo attribuito a Siher nel Movimento 17 Ottobre e nelle proteste urbane collegate al fenomeno dei “maranza”, mentre il 14% evoca presunte connessioni con ambienti estremisti e reti radicali pro-Palestina. Sull’altro fronte, viceversa, il gruppo maggioritario di chi difende l’operato della toga invoca il rispetto dello Stato di diritto e l’autonomia della magistratura, sostenendo la necessità di applicare le norme sulle misure cautelari senza interferenze politiche.

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