Libero logo

Il comunista Acerbo invade il Campo largo: più tasse e meno Nato

di Pietro Senaldivenerdì 30 ottobre 2026
 Il comunista Acerbo invade il Campo largo: più tasse e meno Nato

4' di lettura

Di cognome fa Acerbo, poi apre bocca e lo ribattezzeresti Strabollito. È il leader di Rifondazione Comunista, il compagno Maurizio. Manca in Parlamento dal 2008 - e questa è la sola cosa normale che lo riguarda -, quando il suo partito, che ai tempi aveva come uomo immagine Franco Turigliatto, fece cadere per la seconda volta Romano Prodi, unico premier della sinistra eletto direttamente dagli italiani. Dieci anni prima ci aveva pensato un altro rifondarolo, più illustre, Fausto Bertinotti. Basterebbe accostare i tre nomi, in ordine cronologico, per fotografare la decadenza inesorabile del comunismo.

Da qualche giorno, il suddetto è protagonista delle cronache politiche perché Elly Schlein gli ha prestato il senatore indipendente eletto con i voti del Pd, Andrea Crisanti, per consentirgli di candidarsi alle elezioni del prossimo anno con il suo partito di reduci cerebrali senza raccogliere le firme richieste dalla legge. Come mai un eroe anti-Covid, un professore stimato e strapagato, si presti a un’operazione di così bassa lega attiene ai misteri della politica, che quando la incontri ti strega ed è in grado di ridurti da scienziato a macchietta; ma forse aveva ragione Luca Zaia quando lo definiva «uno zanzarologo». Il perché la segretaria dem lo abbia fatto alberga nella strategia di tirare dentro tutti nella grande coalizione anti-Meloni senza guardare in faccia nessuno. Considerati i precedenti, è una mossa disperata e senza domani, che risponde alla logica: vinciamo e poi proviamo a sopravvivere a noi stessi nell’unico modo possibile, ossia senza fare nulla.

La concorrenza a sinistra dei dem è folta e forse Acerbo non riuscirà a ingannare un numero di sprovveduti sufficiente a farlo tornare alla Camera. Se però ce la farà, e per caso il campo largo vincerà le elezioni, si trasformerà in una zanzara fastidiosissima e potenzialmente letale per un ipotetico governo di centrosinistra; da qui forse l’utilità dello zanzarologo Crisanti. Una cosa però nessuno potrà mai rimproverare al compagno Maurizio, il pacifista che ama fare la guerra a tutti, finanche più ottuso, battagliero, vacuo e fuori dal tempo del suo omonimo Landini, leader della Cgil, che oggi fa sciopero come lui. Nessuno potrà rimproverargli mai di non essere stato onesto, di non essersi presentato subito come un residuato bellico capace di far esplodere il centrosinistra. Chi se lo carica poi, non gli rinfacci i problemi che creerà. Primi, quelli interni alla coalizione. Il leader di Rifondazione ha chiarito di non volere Matteo Renzi e la sua Italia Viva nel Campo largo. Strano caso il suo, tipico della sinistra nostrana: prima che Schlein lo favorisse, quasi nessuno lo conosceva e ancora meno gli davano qualche speranza. Ora che è entrato nella grande alleanza grazie a un’elemosina, pretende di stabilire chi può rimanerci e chi no. Per lui, che evidentemente si ritiene un moderato, i riformisti dem sono degli «estremisti di centro, usurpatori del titolo di progressisti». Il civile Graziano Delrio è niente meno che «un liberticida». Forse che Elly vuole usare il compagno Maurizio per fare piazza pulita e far sapere in giro le cose che lei pensa ma, da segretaria, non può dire? Sarebbe il caso che Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, che sembrano antitetici a quest’uomo delle caverne politiche, dicessero se, quando hanno fondato o deciso di entrare in Più Uno, pensassero anche a lui.

Sentirlo parlare, raggela il sangue anche a chi ce l’ha rosso. Il comunismo è stato sconfitto dalla storia, ma la politica estera resta il pallino di Acerbo. Tutto semplice per lui: due Stati tra Palestina e Israele, Vladimir Putin e Volodymyr Zelenski dittatori alla pari, Hamas è un gruppo di terroristi ma Bibi Netanyahu è più terrorista di loro e il futuro dell’Europa non è nella Nato, ma in un asse con il Brasile di Lula. Da estendere naturalmente alla Cina, meta turistica e stella cometa di questo soggettone, che confessa di andare a Pechino a ispirarsi appena può ma ancora non ha capito che tra Mao Tze Dong e Xi Jinping c’è qualche differenza. Come fare tutto questo, portando avanti una politica di disarmo totale, e quindi di totale irrilevanza diplomatica internazionale, è un problema che il rifondarolo non si pone. Per lui le sole questioni pratiche che contano è prendere i soldi a chi ne ha, e dai due milioni di euro di patrimonio si è considerati ricchissimi, per darli a chi manifesta. La mungitura della borghesia come strategia di sviluppo del Paese e di giustizia sociale.

Nel suo simil programma, il compagno Maurizio racchiude il peggior populismo di M5S e Avs, tanto che non si capisce perché uno dovrebbe votare lui anziché gli altri, più strutturati, se non per l’affezione verso l’aggettivo “comunista”, riciclato come specchietto elettorale. Mai più sfratti, partecipazione a tutti i cortei di protesta, chiunque li indica, niente nucleare, niente antisemitismo e viva l’estremista pro-Pal Youssef Siher. Se non dovesse fare i salti mortali per garantirsi un proprio seggio, probabilmente Acerbo lo candiderebbe. Non lo farà perché intuisce che dovrebbe cedergli il suo.