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Garlasco, De Rensis: "Aspettare la revisione? Le due procedure possono svolgersi parallelamente"

di Luca Fazzogiovedì 5 novembre 2026
Garlasco, De Rensis: "Aspettare la revisione? Le due procedure possono svolgersi parallelamente"

3' di lettura

Una storia di errori e anche di orrori: questo per i difensori di Alberto Stasi sono state le vecchie inchieste su Garlasco. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio, parla per la prima volta Antonio De Rensis e annuncia: l’istanza di revisione è pronta, deposito entro il 20 novembre.

Cosa cambia per Stasi con la richiesta a carico di Sempio?
«La richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Pavia è la conclusione di un percorso di indagine lineare. Se la Procura abbia torto o ragione adesso lo decideranno i giudici. In questo momento noi prendiamo atto con serenità di questa conclusione».

Come ha accolto Stasi questa conclusione?
«In tutti questi mesi Alberto ha sempre gli eventi con l’equilibrio e la razionalità che lo contraddistinguono. Ha continuato a seguire gli ultimi sviluppi e ha accolto l’esito delle indagini con la stessa razionalità».

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La richiesta di rinvio a giudizio di Sempio come influisce sull’istanza di revisione del processo a Stasi che state preparando?
«Dal nostro punto di vista, per il percorso della nostra revisione un punto importante c’è già stato, ed è stata la chiusura delle indagini preliminari nel maggio scorso. Ma certamente avere una Procura tanto determinata è comunque un fatto importante».

Che è la richiesta di un nuovo processo che riconosca l’innocenza del vostro assistito. Si sa che ci state lavorando da mesi, a che punto siete?
«Abbiamo quasi finito. Tra il 10 e il 20 novembre potrebbe avvenire il deposito».

Ci saranno elementi nuovi?
«Sì».

Lei ha detto che alcuni di questi elementi faranno scalpore.
«Si, ho confermato quanto detto dalla mia bravissima collega Giada Bocellari. Tra gli elementi che porremo alla base dell’istanza ci sono novità che susciteranno scalpore».

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L’innocenza di Stasi per voi è dimostrata da fatti emersi solo ora? O siete convinti che anche all’epoca dei processi era già evidente la sua innocenza?
«Le sentenze passate in giudicato vanno rispettate e possono essere educatamente criticate. Da questo punto di vista i 23 minuti di durata del delitto, stabiliti solo dopo la scoperta dell’alibi informatico di Stasi, rappresentano un problema da sempre della sentenza di condanna, perché è un arco temporale eccessivamente ristretto e tirato. Ovviamente dai nuovi elementi che stanno emergendo viene non solo messo in discussione, ma addirittura sconfessato».

Continuate a pensare che la sorte di Sempio non vi riguardi?
«Assolutamente. Noi non vogliamo occuparci della posizione dell’odierno indagato. A noi interessa la revisione, il percorso a carico di Sempio è un altro».

Se Sempio andrà a processo, chiederete di essere in aula?
«Abbiamo talmente cose cui pensare adesso che i problemi del futuro non ce li poniamo».

C’è chi dice che prima di processare Sempio sarebbe meglio aspettare la revisione della condanna di Stasi. Lei pensa che invece i due processi possano andare avanti in contemporanea?
«Secondo me sì, i due processi possono viaggiare su strade parallele. Se qualcuno solleverà la questione saranno i magistrati a decidere».

A questo punto della vicenda avete fretta di arrivare a una conclusione?
«In questa vicenda piena di dolore il lavoro deve essere fatto bene, e le valutazioni vanno fatte sulla qualità di ciò che si compie, il cronometro è un dato relativo. Questo non vuol dire che un procedimento debba durare un decennio».

Nel processo a Stasi oltre agli errori avete trovato anche malafede?
«Io parlo di errori ed orrori. Gli errori sono quegli atti che creano un problema ma possono essere compresi. L’orrore non può essere compreso. La cancellazione di un alibi (il resettaggio del computer di Stasi effettuata dai carabinieri durante le prime indagini, ndr) è un orrore».

La vostra battaglia è durata anni, c’è stato un momento in cui vi siete detti: ecco, ce l’abbiamo fatta?
«Io cerco di affrontare giorno per giorno le cose, non ho mai tirato le somme: in questa vicenda che, voglio ricordarlo, ha alla base la tragedia incommensurabile della morte di una ragazza di ventisei anni».

Stasi come vive la certezza dei familiari di Chiara che il colpevole sia lui?
«Non ne parliamo mai».

Perché?
«Perché ogni dolore va rispettato, e ogni dolore ha la sua chiave di lettura».

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