Colpo di scena al processo per la morte di Ramy Elgaml, il giovane di origine egiziane morto nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2024 dopo essersi schiantato in sella allo scooter guidato dall’amico Fares Bouzidi mentre fuggivano dai carabinieri. I genitori del 19enne sono stati infatti ammessi come parti civili al processo intentato contro sette carabinieri imputati per i reati di lesioni gravissime, favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d'arresto.
PIÙ FILONI
Un procedimento che vede indagato anche uno dei militari per omicidio stradale assieme allo stesso Bouzidi, anche lui ammesso tra le parti civili per le «lesioni gravissime» per «i falsi e il depistaggio» contestati ai carabinieri. Come se non bastasse poi il Ministero della Difesa sarà citato come responsabile civile su richiesta dei legali di Bouzidi. A deciderlo la gup Tiziana Landoni durante l’udienza preliminare tenutasi nella giornata di ieri in un tribunale di Milano blindato. La giudice è stata infatti messa sotto vigilanza da parte delle forze dell’ordine dopo le minacce ricevute in seguito alla scarcerazione di Youssef Siher, amministratore della chat “Movimento 17 ottobre” nata dopo i disordini del 17-18 ottobre a Milano. «Si è costituito sia il papà, sia la mamma, sia il fratello di Ramy» ha spiegato l’avvocato Barbara Indovina che assiste la famiglia del giovane egiziano «noi siamo soddisfatti di essere stati ammessi come parte civile per i capi di imputazione per cui avevamo chiesto di essere ammessi». Per «il depistaggio e il falso, non per l’omicidio stradale», ha sottolineato poi la legale spiegando che i reati contestati ai carabinieri avrebbero creato un serio danno alla famiglia.
La procura di Milano ha inoltre anticipato alla gup che depositerà una nuova richiesta di incidente probatorio sulla dinamica dell’incidente costato la vita a Ramy. Già nell’ottobre 2025 i pm Serafini e Cirigliano avevano chiesto per due volte una perizia in incidente probatorio sulla dinamica, con istanze sempre respinte dal gip. I pm avevano però poi chiuso le indagini, modificando più volte il capo di imputazione, fino a contestare il concorso nell’omicidio colposo stradale sia al carabiniere Antonio Lenoci che a Fares Bouzidi, che guidava lo scooter, ma per il primo con «eccesso colposo nell’adempimento del dovere». Lo scorso settembre, gli avvocati Piazza e Romagnoli, che assistono Bouzidi, avevano poi depositato una nuova consulenza composta da un video e da una relazione di una quarantina di pagine, realizzata dalla «ong francese Index, specializzata nella costruzione di modelli 3d».
POLEMICA POLITICA
Una consulenza con cui i legali ribadivano, in sostanza, la linea dell’omicidio volontario e dello speronamento. Una decisione quella della gup Landoni che inevitabilmente ha innescato una dura polemica politica. «Trovo ridicolo che i familiari di Ramy pensino di chiedere un risarcimento dei danni ai carabinieri che già stanno subendo un ingiusto processo per avere inseguito uno scooter che non si era fermato all'alt» spiega Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza. «Invece di accanirsi con chi ha semplicemente svolto il proprio dovere e ora si trova a subire un procedimento giudiziario, i familiari chiedano i danni all'amico di Ramy che guidava lo scooter, Fares Bouzidi». «I carabinieri impegnati nell’inserimento sono da considerarsi tutti innocenti, inseguire il t-max sul quale viaggiavano i due fuggitivi era loro preciso dovere», aggiunge a sua volta l’ex vice sindaco di Milano Riccardo De Corato, spiegando che «diverso è il discorso per Fares che con la sua folle fuga portò al decesso del suo amico Ramy». «Continuo a ritenere questa vicenda surreale» attacca l’eurodeputata della Lega Silvia Sardone che aggiunge: «I carabinieri hanno subito e ancora subiscono un processo mediatico indegno e ingiusto mentre il vero responsabile del drammatico epilogo di quell’inseguimento, Fares Bouzidi, addirittura chiede un risarcimento al Ministero della Difesa». «Per noi chi scappa all’alt è un delinquente», conclude la parlamentare europea del Carroccio e «per questo il governo ha introdotto il reato specifico di fuga pericolosa».




