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Facci: a Sanremo più che Crozza è stato Crozzarella

La scena all'Ariston mi ricorda quella volta che gli feci una scenata per una sua gag e lui mi telefonò tutto triste. La verità è che lui è solo un comico, amico del potere

Giulio Bucchi
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di Filippo Facci Maurizio Crozza è un attore, non è un improvvisatore: in questo ha ragione Aldo Grasso del Corriere della Sera. Aggiungo che Crozza è un comico, non è un satiro. La satira va contro il potere, il comico deve solo far ridere. Piacere a destra e a sinistra è il successo di un comico, ma è la doppia sconfitta di un satiro. Anni fa, nell'ottobre 2003, mi capitò d'essere invitato alla trasmissione «La grande notte» di Raidue, condotta da Gene Gnocchi. Non era in diretta, e a un certo punto Crozza imitò Igor Marini (ricordate?) che in quei giorni era in galera. Comunque sia andata, era in carcerazione preventiva: e la satira su un presunto innocente io non l'avevo mai vista. Quando toccò a me, perciò, feci una piazzata garantista e nello studio cadde il gelo, con Gene Gnocchi palesemente imbarazzato. Più tardi, a casa, mi telefonò Maurizio Crozza con il cappello in mano: mi disse che aveva sbagliato e che l'imitazione non l'avrebbero mandata in onda; mi chiese di non farne parola con nessuno e soprattutto di non scriverne. Un tono che invero mi colpì: mi fece così pena da farmi rinunciare all'articolo che avevo in mente. Lo spezzone non andò in onda e nessuno ne seppe niente. Oggi, nel rivedere Crozza tutto burbanzoso e poi d'un tratto smarrito e balbettante, so che è lo stesso uomo. Molto simpatico, comunque.

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