Cinque secondi. Tanto è bastato perché si consumasse una tragedia senza precedenti a Milano che ha lasciato sull’asfalto del centro lamiere contorte e pozze di sangue. È anche su quel margine di tempo che si concentreranno gli accertamenti della Procura di Milano, chiamata a verificare in particolare il funzionamento del sistema frenante e del dispositivo automatico di sicurezza del tram della linea 9, deragliato giovedì in Viale Vittorio Veneto. Un aspetto controverso ma che potrebbe essere stato determinante nell’incidente in cui hanno perso la vita due passeggeri, Ferdinando Favia e Abdou Karim Toure, e una cinquantina di persone sono rimaste ferite. Fonti dell’Azienda Trasporti Milanesi spiegano che è attivo un dispositivo di monitoraggio che interviene frenando e arrestando il mezzo quando il conducente non risulta vigile o in grado di agire alla guida. Il sistema è sempre operativo oltre i 3 chilometri orari: per dimostrare di essere vigile, il tranviere deve premere un pulsante ogni 2,5 secondi; in caso contrario scatta un allarme sonoro e, se dopo ulteriori 2,5 secondi non vi è risposta, si attiva automaticamente la frenata fino all’arresto del mezzo, che necessita comunque di uno spazio adeguato per fermarsi.
Sull’eventuale attivazione del dispositivo e sul suo corretto funzionamento si concentreranno, dunque, i primi accertamenti tecnici che verranno assegnati a un consulente della Procura. Stando alle prime verifiche, nella Centrale operativa Atm non sarebbe scattato l’allarme dopo il malore del conducente. A evitare il ribaltamento del veicolo sarebbe stato un grande platano che, urtato dal tram, ha impedito scivolasse a terra.
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La società di trasporti, dal canto suo, ha fatto sapere che si renderà pienamente disponibile a collaborare con l’autorità giudiziaria per fare chiarezza. Tra le ipotesi di reato ci sono quelle di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime, con la posizione dell’autista, un sessantenne con oltre trent’anni di esperienza, ancora al vaglio degli inquirenti.
L’autista, ascoltato subito dopo l’incidente, ha riferito di aver accusato un malore mentre era alla guida. È risultato negativo ai test alcolemici e tossicologici e nei prossimi giorni sarà sentito di nuovo, anche alla luce dell’analisi del dossier della Polizia Locale che sarà esaminato dalla pm Elisa Calanducci. Una volta aperto il fascicolo, verrà disposta l’autopsia sui corpi dei due uomini rimasti schiacciati dal convoglio, uno dei nuovi Tramlink entrati in servizio da poco sui binari cittadini.
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Mentre è in corso l’identificazione di tutti i passeggeri da parte della Procura, sul fronte sanitario resta delicato ma in miglioramento il quadro dei feriti. Dei dodici trasportati al Fatebenefratelli- un codice rosso, cinque arancioni e sei blu - la metà sono già stati dimessi. Il paziente in codice rosso è ricoverato in chirurgia, altri quattro sono ancora in osservazione al pronto soccorso, mentre l’unico minore è stato dimesso ieri pomeriggio. L’ospedale ha attivato tre psicologhe a supporto dei pazienti e dei familiari che si trovano a fare i conti non solo con le ferite fisiche ma anche con lo shock di un evento di un’entità mai vista prima. Al Sacco, invece, i cinque codici verdi sono stati tutti dimessi dopo le cure del caso.
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Intanto, la città e le istituzioni si stringono attorno alle vittime e ai loro familiari. Ieri mattina, nello stesso punto dove è regolarmente ripresa la circolazione dei convogli, sono state deposte due composizioni di fiori bianchi con un cartoncino: «Il cordoglio di Atm». Nel corso della mattinata di ieri il sindaco Giuseppe Sala si è recato al Policlinico per far visita ai feriti. I due pazienti ricoverati in Neurorianimazione, pur con prognosi riservata, sono stabili e non in pericolo di vita. Il primo cittadino ha espresso la sua vicinanza e quella dell’amministrazione comunale alle persone coinvolte e ha ringraziato medici, infermieri e soccorritori per la rapidità con cui hanno prestato aiuto. Sul luogo dell’incidente ha fatto visita anche il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha invitato alla prudenza: «Non è il momento di cercare colpe o responsabilità, poi si approfondirà tutto». Il vicepremier ha annunciato la disponibilità dei tecnici del suo dicastero per collaborare alle verifiche e ha sollevato il tema delle telecamere a bordo, ipotizzando sistemi di registrazione continua sul conducente e non solo attivati in caso di allarme. Saranno gli accertamenti tecnici e medico-legali, nei prossimi giorni, a chiarire cosa sia accaduto in quei secondi in cui una corsa ordinaria si è trasformata in una tragedia.




