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Milano, il centrodestra alla prova del candidato: spunta un nome clamoroso

di Enrico Paolimartedì 2 giugno 2026
Milano, il centrodestra alla prova del candidato: spunta un nome clamoroso

3' di lettura

Almeno su un punto, peraltro non secondario, il centrodestra milanese è d’accordo: per le comunali del prossimo anno bisogna fare presto. E la necessità di stringere i tempi riguarda la scelta del candidato, più che il perimetro della coalizione o l’indicazione dei titoli di testa del programma elettorale. Quindi occorre che Fratelli d’Italia, essendo il  primo partito del centrodestra tocca ai meloniani dirigere l’orchestra come ricordano gli alleati, convochi il tavolo per scegliere il nome sul quale costruire il percorso per la conquista di Milano.

A rilanciare il dibattito, in una intervista a Libero, è stata Stefania Craxi, capogruppo dei senatori di Forza Italia, invitando il centrodestra a indicare «al più presto», definendola un’urgenza, «i propri candidati» a Roma e Milano. Quanto al profilo, «servono personalità capaci di allargare il perimetro, aprendosi al mondo delle professioni, della società civile. Il modello per essere competitivi, anche dove tutti ci danno perdenti, è quello che ha vinto a Venezia», chiosa l’esponente azzurro.

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Le reazioni, ovviamente, non si sono fatte attendere. «Le comunali di Venezia hanno premiato il buon governo del centrodestra», afferma il deputato milanese di Fdi, Marco Osnato, «ma il cosidetto modello Venezia non è duplicabile a Milano. Venturini era un assessore di una giunta precedente, nel capoluogo lombardo governa la sinistra da 15 anni. Non possiamo continuare a fare distinguo sul tipo di candidato, non serve a nessuno, occorre allargare il perimetro, dialogando con il mondo delle professioni. Ad oggi», sottolinea l’esponente meloniano, «il mondo civico non si è ancora palesato per candidarsi con noi. Se poi Forza Italia ha dei nomi di alto livello, al tavolo nazionale saranno presi in seria considerazione». Ancor più netto l’europarlamentare milanese di Fdi, Carlo Fidanza.

«Lavoriamo con la coalizione per scegliere il profilo migliore. Lupi? Potrebbe essere un ottimo candidato», sottolinea il meloniano, rilanciando l’opzione La Russa (il presidente del Senato è stato il primo a fare il nome del leader di Noi Moderati, «è un politico di grande esperienza, conosce la città, la ama e ha grandi qualità. Poi, se c’è un Maradona in panchina di cui non abbiamo notizie, si presenta e ci dicono che è meglio di Lupi valutiamo. Maradona si deve palesare, finora si fa un gran parlare di questi presunti candidati civici». 

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VOLTI IN CAMPO
Eppure dalla cosiddetta società civile, dal mondo dell’imprenditoria per essere esatti, qualcosa è emerso. Per quanto quella di Antonio Civita, il patron della catena Panino Giusto, venga considerata un’auto candidatura, è pur sempre un nome sul tavolo.

E poi c’è Alessandro Spada, ex presidente di Assolombarda, indicato dalla Lega. «Direi che Spada sia la migliore soluzione a nostra disposizione», sostiene Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale, «è una figura equilibrata, proveniente dalla società civile, ma con un’esperienza politica maturata alla guida della più importante associazione di categoria in Lombardia: una realtà che gli ha permesso di conoscere a fondo la macchina pubblica. Da milanese, Spada ha il polso della città e dei suoi abitanti, dal centro alle periferie, e comprende perfettamente quel tessuto produttivo che da sempre traina l’economia meneghina. Bisogna quindi decidere in fretta», rimarca Piscina, «se qualcuno ha candidati migliori difficile trovarli a mio avviso -, li tiri subito fuori dal cilindro: il tempo dell’attesa è finito».

TEMPI MODERNI
«Condivido l’esigenza di individuare rapidamente il candidato. La città ha bisogno di una proposta credibile, di una guida autorevole, e i tempi della politica impongono di partire subito», sostiene Mariangela Padalino, consigliere comunale di Noi Moderati, «tuttavia, definire civico il profilo di Venturini mi sembra poco convincente. Il suo percorso parla da sé: consigliere dell’Udc e per undici anni assessore nella giunta di Luigi Brugnaro. Si tratta quindi di un profilo pienamente politico, non di una figura estranea ai partiti o alle istituzioni. Milano, oggi, ha bisogno di una leadership politica che unisca competenza amministrativa, sensibilità sociale e visione strategica», rimarca l’esponente centrista, «per chi non se ne fosse accorto, è una città profondamente diversa da quella delle stagioni di Gabriele Albertini e Letizia Moratti: sono cambiati i quartieri, le dinamiche economiche, le fragilità sociali e le sfide legate alla sicurezza e alla casa. Quanto alle eventuali alleanze, ogni contributo può essere valutato nel rispetto del programma e dei valori della coalizione e di ogni partito che la compone». Dunque il lavoro da fare, per il centrodestra, non manca. Quel che inizia a scarseggiare, invece, è il tempo visto che a sinistra la partita sembra essere un braccio di ferro fra Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino.

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