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Giuseppe Conte, la trappola per tagliare fuori Elly Schlein

di Elisa Calessilunedì 1 giugno 2026
Giuseppe Conte, la trappola per tagliare fuori Elly Schlein

4' di lettura

La trappola si avvicina e chi nel Pd ha più esperienza già la vede. Arriverà quando si insedierà il tavolo delle regole, la commissione con rappresentanti di tutti i partiti del centrosinistra per stabilire, nei dettagli, i meccanismi della competizione ai gazebo, quella con cui si sceglierà il candidato premier. Se, infatti, passa lo Stabilicum, la nuova legge elettorale del centrodestra, sarà obbligatorio indicare, prima del voto, il presidente del Consiglio a cui si propone venga affidato l’incarico. E anche i più restii tra i dem alla pratica dei gazebo, si stanno rassegnando all’idea che altri modi non ce ne sono. O meglio: l’unico altro modo possibile un tavolo tra leader- è persino peggiore per Elly Schlein, visto che i veti degli uni rispetto agli altri costringerebbero alla scelta di un “terzo” nome. Si torna dunque alle primarie e al grande pericolo che in tanti, tra i dem, intravedono: ossia le regole-capestro che Giuseppe Conte vorrà imporre e a cui il Pd dovrà cedere, come ha ceduto in tanti altri casi. Pena, non fare le primarie o rinunciare all’alleanza con il M5S.

IL PRECEDENTE
Non è la prima volta, del resto, che sulle regole delle primarie si scatena una guerra fortissima tra i candidati. Accade lo stesso nel 2012, quando si dovette stabilire il regolamento per scegliere il candidato premier della coalizione Italia Bene Comune. Competizione a cui fu ammesso, oltre a Pierluigi Bersani, allora segretario del Pd, anche Matteo Renzi. Si decise di fare primarie a doppio turno.
Ma lo scontro non finì lì e proseguì sulla pre-registrazione obbligatoria. Si decise, infatti, che per votare ai gazebo gli elettori non potevano presentarsi il giorno del voto, ma dovevano preregistrarsi in un apposito albo degli elettori e in luoghi dedicati, dichiarando anche il proprio sostegno alla coalizione. E questo doveva accadere prima del primo turno. Chi non si fosse registrato, non poteva accedere nemmeno al ballottaggio. Dopo le fortissime proteste di Renzi, si decise che chi non aveva votato al primo turno, poteva essere ammesso al ballottaggio, se si registrava in una finestra di due giorni ma prima del giorno del voto. Lo scontro era politico ed era legato alle chance di vittoria di ciascuno: Bersani voleva che a votare fosse un corpo elettorato formato soprattutto da militanti, Renzi puntava sul voto d’opinione e su un elettorato libero, anche non iscritto al Pd o che fino ad allora lontano dal centrosinistra.

MACCHINA ELETTORALE
Una vicenda che dimostra come la battaglia sulle regole della primarie non è affatto neutra, né un dettaglio. In quell’occasione ebbe la meglio Bersani e alla fine vinse. Stavolta la situazione potrebbe ribaltarsi. Conte, come nel 2012 Renzi, non può contare su una macchina elettorale strutturata paragonabile a quella su cui, invece, può contare Schlein, che si trova nella stessa situazione in cui allora si trovava Bersani. Schlein ha dietro di sé un partito che vale il doppio di quello di Conte. Ma il leader del M5S può contare su un consenso personale più trasversale e più forte di quello della segretaria del Pd. Per questo il leader del M5S ha tutto l’interesse ad avere regole che favoriscano una partecipazione libera, il più possibile slegata dalle appartenenze tradizionali dei partiti.

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LE CONDIZIONI
Chiarite queste premesse, si capisce perché Conte combatterà perché ci siano alcune condizioni: voto online, nessuna pre-registrazione, nessun albo e un solo turno. Più il voto è libero, più pescare su un voto d’opinione (su cui è forte). Il ballottaggio, poi, favorirebbe di certo Schlein: un candidato centrista, specie se sostenuto da Matteo Renzi - che ha stretto un patto di ferro con la segretaria del Pd -di sicuro al secondo turno farà confluire i suoi voti sulla segretaria dem. Se, invece, si fa un solo turno, potrebbe avere la meglio Conte. Sia perché il suo gradimento tra gli elettori del Pd è di sicuro maggiore a quello che Schlein ha nel M5S, sia perché un candidato centrista pescherebbe voti più nel Pd. Dunque, la battaglia per le regole sarà decisiva. Come farà Conte a imporsi? Dicendo - come ha già fatto in altri casi - che o si fa così o non può garantire il voto degli elettori del M5S. E che più la partecipazione è libera, più si allarga il consenso del centrosinistra. Già altre volte, del resto, gli ultimatum del leader del M5S hanno funzionato: alle elezioni regionali in Liguria, quando pretese e ottenne che Italia Viva non facesse parte della coalizione, o in Calabria, quando impose la candidatura di Pasquale Tridico, soffiandola al Pd (a cui spettava). Tridico, peraltro, perse. Si vedrà questa volta. Ma è certo che Conte farà di tutto per strappare le sue condizioni.

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