Capisci che le elezioni si avvicinano quando nei comunicati stampa e sulle pagine social dei politici comincia a comparire la parola “bonus”. E le comunali di Milano non fanno certo eccezione, specie se a parlare di incentivi è uno degli assessori che ambisce a subentrare a Beppe Sala. «Il Comune di Milano sostiene giovani lavoratrici e lavoratori con un bonus per l’affitto», si legge nell’annuncio pubblicato dall’assessore al Bilancio Emmanuel Conte (papabile candidato alle primarie della sinistra) e dal collega con la delega alla Casa Fabio Bottero.
Sebbene il sostegno ai giovani sia sempre da incentivare, scorrendo le slide che riassumono la proposta si finisce nel grottesco. Intanto viene subito chiarito che si tratta di un contributo una tantum. «Fino a 2400» si legge. Non una cifra indifferente, verrebbe da pensare. Ma neanche il tempo di scorrere il dito sullo schermo che viene svelato l’inghippo: ad essere erogata sarebbe la differenza tra l’affitto mensile e il 30% del proprio stipendio, per una cifra massima di 2400 euro. Il tutto, per un singolo mese. E gli altri 11? Saranno un problema del povero under 35, non certo del Comune.
Ma il meglio deve ancora venire. A lasciare allibiti è l’esempio scelto per spiegare come funziona il bonus nel concreto. Il caso riportato è quello di un giovane con uno stipendio da 1500 euro ma, soprattutto, con un canone mensile di 650 euro. 650 euro. A Milano. Sorge spontaneo chiedersi se Conte e Bottero abbiano mai guardato, anche solo per curiosità, qualche sito tipo Immobiliare.it o si siano mai fermati davanti alla vetrina di un’agenzia immobiliare. Per quella cifra, nella città sempre più esclusiva ed escludente che hanno contribuito a creare, a malapena uno studente riesce ad affittare una camera. Figurarsi una casa. Benvenuti a Milano, cari assessori...




