E no, non si fa così. Non si butta il pallone in mezzo al campo quando l’allenatore (nel pallone...) sta discettando di schema e formazione, modulo di gioco e tattica, con i suoi assistenti. «È presto, stiamo seguendo e supportando il percorso del Partito Democratico di Milano che si concentra sui temi, non vi stupirà se anche qui dico: prima scriviamo il programma poi troviamo i nomi», ha tuonato l’altra sera la segretaria del Pd, Elly Schlein, presa in contropiede dalla candidatura, o scesa in campo se preferite, dell’ex direttore di Repubblica e La Stampa, Mario Calabresi, che si è pure dimesso da tutte le cariche che aveva in Chora Media, realtà che ha contribuito a fondare. Un modo per rendere ancor più chiare le sue intenzioni. E no, non si fa così....
Perché il Pd, tanto quello di Elly quanto quello dei suoi predecessori (Matteo Renzi in particolare, poi capirete perché...) non è abituato a subire, ma a imporre, a tracciare il solco nel quale gettare il seme. E Calabresi, con la sua mossa del Cavallo (l’annuncio due giorni prima dell’inizio della festa de L’Unità di Milano dove sarà di scena il 12...), ha fatto saltare il tappo, mettendo a nudo il Re. Un Re, il vertice del Pd appunto, intimamente convinto del fatto che a Milano il centrosinistra vince a prescindere, per dirla con Totò. Come se il capoluogo lombardo fosse la vera riserva indiana della sinistra-sinistra (una sorta di ridotta della Valtellina con i simboli del Pci nella cameretta, ma con l’abito progressista per uscire in piazza).
Giovanni Terzi: "Sindaco di Milano? Io ci sono, uniti si vince"
Giovanni Terzi, immagino sappia di essere tra i papabili per la corsa a sindaco di Milano. Anzi, tra i favoriti del cent...Il candidato, un partito così, se lo sceglio, mica lo subisce. E pure la pantomima delle primarie vale quel che vale, se non a regolare i conti interni al partito dove i barricaderi e gli incendiari si contrappongo ai moderati, ai figli della Margherita appassita e ruminata come fanno le capre al pascolo. L’arroganza del Pd, dei dem milanesi, sta dentro a tutto questo, alla cerchia dei Navigli (per i non milanesi l’area più ricca della città, infarcita di Ztl per regolare una movida selvaggia, che nessuno riesce a domare). Di fatto il Pd milanese, non il centrosinistra sia chiaro, vive in una dimensione ombelicale, quasi entropica, sentendosi in grado di risolvere tutto da sé. Quindi no, non si fa così.
Del resto già con Renzi segretario del partito l’enclave milanese aveva subito l’indicazione di Beppe Sala quale candidato sindaco, al governo della città per due mandati, e subire un bis non era nei piani. Sì, magari Calabresi va pure bene, ma deve essere il partito a sceglierlo non a subirlo. Per capirlo basta seguire il filo di Arianna. Il segretario del Pd milanese, Alessandro Capelli, da tempo va sostenendo che la strada è quella dei gazebo anche se nella coalizione non tutti sono d’accordo, mentre Azione punta ad una investitura di Calabresi unitaria da parte di tutti i partiti. Ma la posizione espressa con nettezza da Carlo Calenda non “scalda” i dem, così come il quasi annuncio di discesa in campo di Calabresi non imprime, come spiega qualcuno dal partito, nessuna accelerazione alla campagna elettorale. Meglio concentrarsi sui temi della città, dicono i dem con una certa supponenza, spiegando che nei prossimi giorni il Pd comunicherà i nomi del Comitato dei saggi, esponenti della società civile, professionisti e intellettuali che avranno il compito di aggiornare la carta dei valori del centrosinistra allargando il dibattito alla città. Roba da gioco di società, insomma, visto che governano loro da 15 anni. Si faranno le pulci da soli.
Dal Pd quindi il messaggio è chiaro, fino alla fine della festa nessuna decisione. Nel partito, e non solo, il nome di Calabresi non scalda tutti, c’è chi è scettico perché il giornalista non ha mai fatto politica e non appartiene al partito. Altri invece pensano che la sua sia una candidatura forte e unitaria, che potrà confermare il centrosinistra alla guida di Milano. Nella coalizione, Sinistra italiana chiede che si facciano le primarie, ma visto che i candidati sono tanti con il doppio turno, ed è pronta a schierare un suo nome. «Serve un politico dopo anni di civici», dice Giuseppe Roccisano segretario metropolitano del partito. Ma prima si parla del programma. Così come chiede anche il M5S, anche lui pronto se ci saranno primarie a schierare un candidato, «però il metodo va deciso prima e anche il perimetro», spiega il coordinatore lombardo, Dario Violi, «sulla base delle scelte nazionali».
Inoltre i pentastellati chiedono che ci sia forte discontinuità dal governo di Beppe Sala e «non sappiamo ancora se Calabresi la garantirà». E anche questo non si fa. Non si scende in campo avendo alle spalle Beppe e il suo mondo, antico e moderno al contempo, quasi guareschiano nella sua voglia di piacere a tutti. «Una cosa è certa. Alle primarie sosterrò solo una persona che già si è impegnata in politica e di cui conosco la provenienza e le idee», scrive sulle sue pagine social il consigliere comunale del Pd, Alessandro Giungi, «rimane lo stupore e la sorpresa per i tanti e le tante del Pd entusiasti/e della candidatura di chi non è mai stato iscritto al Pd. Parlo di Calabresi, così capiscono tutti...». Ecco perché non si deve fare così, ma nell’altro modo. A modo loro...




