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Folgorati sulla via del Grillo:Repubblica, Corsera e La Stampaora incensano il dittatore Beppe

Mauro, Serra, Calabresi, Stella

Da "pericolo fascistoide" a "speranza". Ezio Mauro gli "offre" il Pd, Michele Serra s'inginocchia, Calabresi lo incensa. E poi c'è Gian Antonio (Cinque) Stella

Andrea Tempestini
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  Folgorazione post-coitum elettorale. I giornaloni, la grande stampa, si riscopre "in love". Per Beppe Grillo. Un notevole salto della quaglia: da Mario Monti al leader a Cinque stelle. Una piroetta incredibile. Ma tant'è. Forse per motivi di opportunità. Forse solo per una cronica mancanza di onestà intellettuale, o perché non riescono a intercettare i sentimenti di un Paese, l'Italia, che ha consacrato con una valanga di voti il dittatore a Cinque stelle. Ci sarebbero da versare fiumi d'inchiostro, ci sarebbe da fare un lavoro d'archivio che prenderebbe intere settimane per rendere ancor più evidente questo balzo. Meglio restringere il perimetro d'analisi. Prendere qualche frase qua e là, prima del voto, e prenderne altre, vergate a urne chiuse. Cominciamo però con una nobile eccezione, quella di Giuliano Ferrara, l'Elefantino che il Grillo lo vorrebbe schiacciare, l'Elefantino che tira dritto per la sua strada, talmente sordo al successo dei movimentisti da ispirare sincera simpatia. Per lui Grillo "è arrivato tre", punto e basta, e Grillo resta un grave pericolo. Parentesi chiusa. Passiamo alla "triade" (ex?) montiana: Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa. L'illuminazione di Mauro - Il più incredibile dei ribaltoni è quello inscenato dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Sconcertanti le parole scelte da Ezio Mauro dopo il voto. Grillo fu dipinto come "dittatore", come "uomo di destra". Quando ci furono le parlamentarie, il direttore parlò di "rischio dittatura". L'impostazione di Repubblica era chiara, chiarissima: Beppe Grillo uguale pericolo democratico. In più con la zucca vuota: un populista senza idee. Italia al voto. Urne chiuse. Grillo s'impone, pur senza vincere. Il Pd non può governare. E Mauro propone la sua ricetta. Una frase su tutte, in un lungo editoriale: "Perché non provare a riformare davvero la politica, subito e radicalmente, invece di aspettare che venga sepolta dall'onda dell'antipolitica? E' una convenienza per il Paese, un'opportunità per tutti, ma è una necessità per la sinistra. A patto di essere credibili, ecco il problema. E dunque il coraggio di mettere subito e davvero in gioco tutto, dopo la sconfitta: leadership, premiership, partito e consenso elettorale pur di salvarsi l'anima e approdare nel mondo nuovo". Con chi Bersani e compagni dovrebbero realizzare il programma proposto da Mauro? Con chi dovrebbero salvarsi l'anima? Con l'ex demonio, ovvio, Beppe Grillo, che si trasmuta in "opportunità". Le parole, come direbbe il "caro" Nanni Moretti, "sono importanti". E la parole scelte dal direttore di Repubblica impressionano. Si parla di "mettere in gioco il consenso", "la premiership". Si parla di "riformare davvero la politica" per "approdare nel nuovo mondo". Il leader del Movimento 5 Stelle, da pericolo democratico fascistoide, si trasforma nella scialuppa per il salvataggio morale delle sinistra, nel pazzoide illuminato che prendendo per mano ciò che resta del Pd può portare l'Italia alla fase 2.0. Al "mondo nuovo". Quant'è bello il mondo dall'Amaca... - Restiamo a Repubblica. Passiamo al vicedirettore, a Michele Serra, emblema della sinistra salottiera che guarda e sbeffeggia la povera Italia dalla sua comoda "Amaca". Prendiamo un'Amaca di dicembre. Una tra tante, che Serra, su Grillo, ha sparato ad alzo zero un giorno sì e l'altro pure. Grillo è "un criceto" che dà "del nano a un elefante" (che sarebbe il Pd). Serra critica le parlamentarie. E "fucila" Grillo: "Lui ha ragione e gli altri hanno torto, punto e basta. Fatte dagli altri, le primarie sono comunque merda". Di Grillo "colpisce la totale mancanza di magnanimità". Questo il refrain, ripetuto nelle poche righe molto radical e altrettanto chic con cui l'illuminato Michele, quotidianamente, ha cercato di orientare il pensiero dei lettori di Repubblica, dimostrando di non riuscire a carprire una virgola di quanto accadesse - davvero - nel Paese. Poi succede che si vota. Ripetiamo: vince Grillo, perde Bersani. E il veleno di Serra, come per magia, tempo poche ore, diventa miele. L'illuminato premette: "Se il Pd va con Berlusconi perde anche il mio voto". Quindi, al pari di Ezio Mauro, propone la soluzione, "uno scenario, improbabile, rischioso ma - almeno - dinamico. Il centrosinistra che parla alle Cinque Stelle, le Cinque Stelle che accettano di parlare con il centrosinistra". Il dittatore Grillo si trasforma in contropoarte politica degna del dialogo. Il suo Movimento (andate a guardarvi il videoeditoriale sul sito di Repubblica) si trasforma in "rivoluzione". Si tratta di fare necessità virtù oppure di paraculismo? Forse Serra ha capito che parlava a una presunta èlitè e cerca di aggiustare il tiro? Ognuno tragga le sue conclusioni, ma il cambio di rotta è sospetto. Cinque Stella - Per concludere, il capitolo Corsera e La Stampa. Due quotidiani (che erano?) sintonizzati sul montismo esasperato: il Professore ci ha salvato - hanno sempre sostenuto - e il Professore è il miglior futuro per l'Italia. Poi si vota. Grillo vince, il Pd perde e - introduciamo la variabile - Monti tracolla. Che succede nelle redazioni? Succede che le idee cambiano in fretta, "centrifugate" dal verdetto che è uscito dalle urne. Mario Calabresi, direttore del quotidiano torinese, prima delle elezioni spiegava: "Non si sente il bisogno di nuove macerie e di personalismo". Il riferimento? Grillo, of course. Dopo il voto ce lo troviamo, sorridente e rilassato, mentre dagli schermi di Ballarò si esercita nell'apologia (moderata, sia chiaro) di Beppe Grillo. "Un fenomeno che non abbiamo saputo intercettare, eppure molti miei giornalisti me lo dicevano che l'aria stava cambiando e che avrebbe potuto vincere". Con Grillo, secondo Calabresi, si possono fare "quelle riforme necessarie per cambiare la faccia all'Italia". La parabola di Beppe: da grande dittatore a grande moralizzatore. Che nello sport tutto italiano - il salto sul carro del vincitore - si esercitassero subito e così convintamente i pezzi da "novanta" dei giornaloni italiani (e montiani) era difficile aspettarselo. Già, perché anche al Corriere della Sera l'aria "è cambiata". Basta dargli una scorsa. Le paginone sulla "sofferenza sottovalutata". Fiumi d'inchiostro sul "vento dell'antipolitica" e, ovvio, sulla possibilità di cambiare qualcosa. Con chi? Con Grillo. Il compito di promuovere il "dittatore" Beppe è stato assegnato, in primis, a Gian Antonio (Cinque) Stella, che "salva" la faccia: non si è mai dimostrato particolarmente ostile al Movimento (tanto che Grillo concesse proprio a lui un'intervista lo scorso anno, pubblicata su Sette). E così, tra gli altri - numerosi - articoli, segnaliamo quello in cui Stella parla della "grandinata di donne e giovani che rivoluziona il Palazzo inamidato". Oppure il ritrattone di Grillo, firmato sempre dal Gian Antonio Cinque Stella, una lunga "reprimenda" a chi, il Grillo, lo aveva sempre bacchettato, sfottuto e sottovalutato. Da Monti a Grillo. Il passo è breve. Almeno per la grande stampa...  

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