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Reportage

Vittorio Feltri, l'incontro con l'uomo che riceve messaggi dalla Madonna due volte a settimana

9 Novembre 2019

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Vittorio Feltri

Affermatosi il principio che per fare quattro chiacchiere con l' Immacolata non è indispensabile il permesso dell' arco costituzionale, sorvolammo sul seguito della storia, convinti che il compito normale del cronista fosse esaurito. E lasciato Baron alla sua vita mistica, ne perdemmo le tracce. Sulle quali torniamo ora con diverso intento, quello di valutare la portata del "fenomeno" celeste. Sospettavamo che la faccenda delle visioni fosse chiusa, perciò, operazione preliminare: abbiamo telefonato all' ex assessore. Il suo numero è sull' elenco. Risponde la moglie, Margherita Menin che, udendo il nostro nome, ha un attimo di esitazione; poi: «Lui è fuori, si rivolga agli incaricati dei rapporti con la stampa». E ci butta lì tre indirizzi.

Ne scegliamo uno: Gianfranco Basso. Valdagno, via Giotto 3. Siamo accolti cortesemente. È un signore sulla cinquantina, pesante accento veneto, laurea in economia, consulente della Marzotto. «E studente di teologia», precisa. Come mai Baron ci ha rinviati a lei? «Ha molto da fare, desideriamo sollevarlo almeno da questi impegni», dice il rappresentante delle P.R. mariane. «Non ci confidiamo volentieri con voialtri giornalisti, abbiamo avuto delle cattive sorprese». Capisco. Sono argomenti delicati. «Appunto. Vorremmo che fosse nota la volontà della mamma, ma non gradiamo le prese in giro». La mamma? Quale mamma? «La Madonna, la chiamiamo così». Dottor Basso, com' è diventato portavoce della Mater Dolorosa? «Un caso, la Provvidenza, chissà. Ero cristiano per educazione, a messa alla domenica e basta. A un tratto, mi no so, g' ho sentio una forte attrazione per quel benedetto omo, Baron. E sono andato alla chiesetta di San Martino per conoscerlo. Un lampo. Da allora, vivo per lui. Cioè, per la mamma. Siamo una ventina di intimi, ma il gruppo dei devoti è più vasto: 550 anime».

L'ADDETTO STAMPA
La conversazione è lunga. Interviene un secondo addetto stampa, sopraggiunto trafelato. È Dino Fadigato, titolare di un' agenzia d' assicurazioni. Dice: «Ero scettico, ho ficcato il naso e non lo sono più. Per comprendere, anche lei dovrebbe provare». Cosa? «A parlare con Baron, a osservare quel che accade là».
Dove? «Nella cappella».

Andiamo. Strada facendo, scopriamo che attorno all' impiegato dell' autostrada si è sviluppata una specie di comunità religiosa (non approvata ma tollerata dalla Chiesa ufficiale) che si occupa di soli e abbandonati, di preti anziani e immalinconiti. «Abbiamo acquistato una villa - racconta Basso - che ospiterà i bisognosi. Questi sono ordini della mamma». Chi li riceve? «Baron. E lui ce li trasmette. Ordini illuminati. Pensi, non avevamo i 50 milioni della caparra per comperare l' immobile e, proprio quando eravamo sul punto di cedere alla sfiducia, la mamma ci ha mandato un benefattore che ha staccato un assegno, 50 secchi». La casa del demo-veggente è sulla collina. Lui è in salotto, sul divano, di fronte al quadro dell' Assunta. «L' ha dipinto un amico - sussurra - su mia indicazione. Ma la tela non è bella quanto lei». Dapprincipio è reticente.

Poi dà la stura a un eloquio torrentizio: «La voce è mia, ma i concetti sono di Maria. Così, i messaggi: io sono lo strumento che li trascrive». Quali messaggi? «Mi appare un paio di volte la settimana da due anni, e fa sempre delle raccomandazioni per i cristiani. Questa è la più recente: Donatevi con fiducia ed entusiasmo all' opera di conversione. Rispondete con amore al mio richiamo giorno dopo giorno. Con voi sarò anch' io. Vi benedico, figli miei». Come cominciò? «Recitavo il rosario, inginocchiato dinanzi alla Regina dell' Amore. Una luce accecante, uno stordimento, la scultura si animò e mi parlò.
Il miracolo si è ripetuto, mi sono persuaso lentamente che non erano allucinazioni».

Ci accompagnano alla cappella delle apparizioni. Il sentiero è impervio e sfocia in un parcheggio per le auto. Basso e Fadigato sono soddisfatti. «È un buon pomeriggio. Non c' è ressa e si può gustare». Camminando, contiamo duecento pellegrini. Sono le quindici di un giorno qualsiasi. «Questa è la via Crucis - aggiungono gli addetti stampa -. Le croci le abbiamo piantate noi, ce lo ha comandato la mamma. Venga, venga, tocchi non abbia timore senta il profumo, lo sente?». Sfioro col naso il legno della "seconda stazione", un odore dolciastro di fiori, violento. «Non penserà mica che lo si metta noi con la bomboletta?».

L' ADORAZIONE
Decine di mani sfiorano il palo aromatico. È gente che cerca un contatto col cielo e crede d' averlo trovato, molti sono in fila e attendono il turno, gli occhi socchiusi, bisbigliano orazioni, inviano baci al simulacro.

«Alla domenica - confidano le guide - qui non si passa di tanto è fitta la processione». La chiesa è piena di fedeli salmodianti: una voce, che sovrasta le altre, fa rintronare i muri di sasso: «Ave Maria Ave Maria». Basso si abbatte sul pavimento e vi rimane contrito per cinque minuti. Poi mi regala una coroncina del rosario, l' ha benedetta la mamma in persona. E Fadigato: «Non la perda». Sembrano bravi tipi. Come Baron e tutti quelli che sono lì. Parecchi giurano di essere guariti. La maggior parte sostiene di provare un indescrivibile sollievo. Tremila persone la settimana, in un anno sono 160mila. Il parroco è seccato, il vescovo ha nominato una commissione d' inchiesta.
Baron è sereno, forse lieto.

Se non è fede, non è neanche malafede. Più vado avanti con l' inchiesta sull' "Italia dei miracoli" e meno riesco a lavorare: sono sommerso dalle segnalazioni di eventi straordinari, fosse vero tutto quello che mi dicono per telefono e mi scrivono, dovrei concludere che il paradiso si è trasferito quaggiù. Angeli, santi e madonne si darebbero un gran daffare per sollevare gli uomini dalle pene terrestri e indicare loro almeno una delle infinite vie che conducono dalle parti di Dio. Ma come fa un mortale cronista, che in materia di peccati appartiene ad una categoria ad alto rischio, a distinguere i casi autenticamente soprannaturali dalle storie inventate da chi ha una fantasia mistica troppo ricca? La selezione riesce difficile ai Padri del Vaticano, figuriamoci a me che non sono neanche nipote del parroco.

La premessa, per avvertire il lettore che la scelta degli episodi da raccontare si basa non su criteri scientifici, ma puramente giornalistici: vado laddove mi spinge l' istinto, guidato cioè dalla curiosità. Perciò, eccomi a Milano, davanti alla chiesa di San Giovanni Crisostomo, in via Padova, luogo di preghiera di una donna che i miracoli, oltre ad averne ricevuti, li fa.

Me lo ha assicurato un prete che non cito su sua richiesta. La navata è deserta eppure sento un canto corale in cui prevalgono voci femminili. Di dove vengono quelle note? Che ci siano delle suore di clausura nascoste dietro le grate? Una porta si dischiude con un gemito, e i gorgheggi mi giungono più sonori. Esce un' anziana col velo nero, come si usava una volta. Le comunico che cerco Erminia Pane, quella che vede la Madon Non mi lascia terminare. «La Santa è dentro - dice - C' è la messa per il mese di maggio». La stanza è piccola, una specie di sagrestia, affollata come la metropolitana nelle ore di punta, l' aria è pesante. Sono quasi tutte donne, una cinquantina. Cinque o sei uomini. «Scambiatevi il segno della pace», declama il sacerdote. E i fedeli, che normalmente sono restii alle effusioni, (di rado vanno oltre una sbrigativa stretta di mano, badando a non alzare lo sguardo per non incontrare quello del vicino), stavolta sono entusiasti: sorridono, pacche sulle spalle, due si abbracciano.

LA TIMIDEZZA
Ho il terrore di essere coinvolto: non reggerei, per timidezza, benintesi. Sul tavolo adibito ad altare, una statuetta della Vergine; accanto una signora robusta, capelli chiari, espressione ottimista. Dev' essere la miracolata e miracolatrice. È lei. Non le va di parlarmi, non capisco se è imbarazzata o ha una cattiva opinione della corporazione, essendone stata scottata. Le carte che posseggo sul suo conto - tra cui una copia del quindicinale dei salesiani di Bologna - affermano che era cieca, poi è andata a Lourdes, nel 1982, e adesso non lo è più.

È così? «Grazie alla volontà di Dio e della Madre Celeste è proprio così. Non ero cieca del tutto, un occhio se n' era partito e l' altro se ne stava andando. La prospettiva era il buio totale, invece ho trovato la luce piena». Come è successo? «La malattia mi tormentava da sette anni. Dentro e fuori dagli ospedali, morale a terra. La religione non mi dava conforto. Ero credente nel senso che ammettevo l' esistenza di un essere superiore, nient' altro. In chiesa non mettevo piede. Qualche volta imprecavo, non escludo di aver bestemmiato. E all' improvviso». Erminia congiunge le mani e contempla con gratitudine la statuetta dell' Immacolata.

All' improvviso che? «Ero ricoverata al Policlinico, qui a Milano. In anticamera, aspettavo la visita del professore. Fumavo una sigaretta, quando avverto un rumore: la maniglia girava. Tiro su con le mani la palpebra, dato che era paralizzata: una signora vestita di bianco. Un bianco opaco, tipo lino grezzo. La sconosciuta si accosta, siede e parla. Più di un' ora di conversazione. Mi piglia una strana sensazione di benessere. Da ignorare che ancora ignoravo chi fosse, me lo ha detto lei un attimo prima di scomparire, raccomandandomi di andare a Lourdes. «Ti guarirò», mi promise.

Si legge sul Santuario del Sacro Cuore, periodico dei salesiani: «Tornata a casa di gran fretta, Erminia lo comunica alla mamma che aveva consentito ad accompagnarla... La madre si ammala gravemente Trascorrono i giorni e non guarisce. Si è ormai all' antivigilia "Vedrai che domani starai bene", le dice la figlia. Infatti l' indomani è in grado di affrontare il lungo viaggio». Continua la pubblicazione religiosa: «Giunte a Lourdes, cercano un alloggio e dopo un po' di riposo attraversano la gelida piazza scalze Saranno le prime a fare il bagno. Ed è lì, in piscina, che si verifica l' inverosimile. Immersa nell' acqua, Erminia si sente pervasa di una forza, e mentre per scendere l' avevano dovuta aiutare, adesso esce dalla vasca senza aiuto. Ora sta bene e ci vede. A tutti quelli che incontra confida con gioia che la Madonna l' ha guarita».

LE ANALISI
Ho riportato la prosa salesiana per ragioni di prudenza, non si sa mai. Il seguito non è scevro di implicazioni mediche. La donna si presenta esultante al direttore della clinica oculistica dell' università: «Sono a posto, sana». Questi, infastidito: «È assurdo, non mi faccia perdere tempo». Tuttavia la sottopone a delle analisi. E sbalordisce. Un altro professore, Giancarlo Gori, rilascia questo certificato: «Posso attestare con sicura scienza che la signora Pane Erminia da una situazione di cecità congenita in occhio destro e di oftalmoplegia in occhio sinistro (paralisi 3 nervo cranico) è guarita repentinamente dopo l' immersione nella piscina di Lourdes in data 3 novembre 1982. In fede».

LA VISIONE
Erminia, 45 anni, sposata, una figlia di 27 anni, da quel giorno si trasforma: pensa solo alle cose spirituali, chiesa, poveri, drogati, carcerati. Attorno a lei forma un gruppo di preghiera che frequenta assiduamente la parrocchia, la notizia del miracolo attira altra gente, malati, disperati.

E accadono altre cose non proprio ordinarie. L' anno scorso, ancora in ottobre, la veggente e la sua comunità vanno a Sant' Angelo Lodigiano per assistere ad una funzione. A un certo punto la folla ha un brivido: «È apparsa Maria, l' abbiamo vista tutti», testimonia chi c' era. «Uno di noi ha scattato delle foto. Roba impressionante, le immagini sono limpide. Le abbiamo consegnate al vescovo, ci ha garantito che prima o poi, quando sarà il momento, le tirerà fuori». Suggestione? Effetti ottici, obiettivo e camera oscura impazziti?

Nella circostanza della apparizione nel Lodigiano, comunque, sono avvenute un paio di guarigioni, due bambine in pericolo di vita risanate. I medici, sempre più sbigottiti, stanno studiando. «E recentemente - aggiungono gli adoratori- Erminia è stata protagonista di una vicenda da far tremare i polsi: stavamo recitando le orazioni e lei si è alzata dal pavimento, levitazione bella e buona». Il prevosto di San Giovanni Crisostomo, Renzo Mazzoleni, è contrario alla divulgazione dei prodigi, teme una esplosione di fanatismo, e fa l' impossibile per evitare che la miracolata abbia contatti con altri che non siano intimi. E lei lo asseconda. È umile, schiva.

Recentemente è stata ricevuta dal Papa, l' ha accompagnata a Roma il professore Gori, l' oculista che ha accertato la misteriosa sconfitta del morbo. Ma del suo colloquio con Wojtyla non vuole riferire se non che le ha raccomandato «riservatezza e di non stancarsi nelle opere di bene». E le visioni, procedono? «Sicuro - dice - Ma non mi faccia parlare, sono cose serie, amo la tranquillità della mia casa popolare, in via Tarabella 4, ogni distrazione sarebbe dannosa alla mia anima».

ADELAIDE RONCALLI
Intanto, apprendo che una faccenda analoga, cominciata tanti anni fa, addirittura nel 1944, sta per tornare alla ribalta: Adelaide Roncalli, dopo 43 anni dalle prime famose visioni alle Ghiaie di Bonate (Bergamo, a un passo sotto il Monte) ha ripreso a trattare con l' Addolorata. E un gruppo di gesuiti l' ha sequestrata «per valutare il fenomeno». Quasi mezzo secolo fa, per questa che allora era una bambina di sette anni, ci fu un gran clamore. Infuriava la guerra e migliaia di persone accorsero nel paesino bergamasco, giurarono in parecchi che il sole roteava come una trottola. Adelaide finì in un collegio di suore, vi rimase per tre anni e all' uscita smentì le "fughe" nell' aldilà. Ma ogni anno, a Bonate, la folla si dava appuntamento per commemorare. Quando fu maggiorenne, la ragazza ritrattò: «La vedevo, eccome, negai per via delle pressioni religiose». Giovanni XXIII le credette, c' è una sua lettera che lo dimostra. Poi Adelaide immigrò a Milano, infermiera in una clinica. Si sposò, ebbe due figli. Mai concessa un' intervista, ma si sa che sulle apparizioni non si è più contraddetta.

E ora ci risiamo: che ha da dire la Vergine? I messaggi sono i soliti sull' Aids, sul maligno, sulla prossimità del terzo millennio. E forse il tanto dibattuto segreto di Fatima? Il tema appassiona, molti trasaliscono, molti pregano. Ma non manca chi fa spallucce. Tutti hanno buoni argomenti.

di Vittorio Feltri

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