Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Francesco Bellomo, l'altra verità sul "togato libertino". Quando anche Mentana lo chiamava "gran porco"

Giulio Bucchi
  • a
  • a
  • a

Vediamo un fatto italiano, ancora quello scandalo di quel magistrato, consigliere di Stato, gran porco, che, come si sa, adesso finalmente è nel mirino della stessa magistratura». Era il 19 dicembre del 2017 quando il direttore del Tg La7 Enrico Mentana introduceva con queste parole un servizio riguardante il caso Bellomo. Per tutti, persino per coloro che dovrebbero difendere i principi cardine dello Stato di diritto, incluso quello della presunzione di innocenza, e addirittura per i suoi medesimi colleghi, i quali pubblicamente ne presero le distanze, come se la sua colpevolezza fosse scontata, Francesco Bellomo era un criminale, un molestatore, uno stalker.  Leggi anche: "Ordinarie relazioni sentimentali". Ecco tutti gli sms privati di Bellomo inviati dalle sue studentesse È la giustizia sommaria all' italiana. Gli ingredienti della commedia sexy, del resto, c' erano tutti e la notizia faceva gola: il professore che abusa delle studentesse, umiliandole, vessandole, facendo loro richieste imbarazzanti, il magistrato che va a letto con le aspiranti magistrate in un tipo di rapporto ricattatorio. Una trama perfetta per i talkshow, trasformati in grottesche aule di tribunale. Quando lo scorso ottobre il gip Guido Salvini ha deciso di accogliere la richiesta della procura di Milano ed archiviare l' inchiesta sull' ex consigliere di Stato accusato di stalking e violenza privata ai danni di quattro allieve della sede milanese della scuola di magistratura "Diritto e Scienza", pochi hanno dato rilievo a questo fatto. A giudizio del gip, la condotta tenuta da Bellomo, che ha due analoghi procedimenti pendenti a Piacenza e a Bari, non presenta rilievo penale. Inoltre, il gip ha specificato che «molti dei contatti intervenuti tra Bellomo e le studentesse non sono stati posti in essere in via unilaterale da parte dell' indagato, ma si sono iscritti nell' ambito di una rete di scambi connotata da reciprocità tra l' indagato e le studentesse». Reciprocità significa che il comportamento adottato dal docente nei confronti delle sue allieve era il medesimo che queste ultime adottavano nei confronti del primo. Nessuna subordinazione. Nessuna umiliazione. Nessuna vessazione. Nessuna violenza, dunque. La reciprocità emerge in modo ancora più palese leggendo lo scambio di messaggi intercorso tra l' ex consigliere e le otto borsiste con le quali lo stesso intrattenne relazioni di tipo amoroso. Anzi, sono proprio le allieve, inequivocabilmente, a cercare Bellomo. Pure le testimoni dichiarano che le ragazze erano «infatuate di lui», email su email attestano gli approcci di cui l' ex consigliere era destinatario. Tra gli sms che pubblichiamo compare anche quello di una borsista la quale, avendo scoperto che Bellomo aveva relazioni parallele, si infuria. Avete mai visto una donna che pretende di essere "molestata" in esclusiva? Alcune di queste borsiste, avendo superato brillantemente il concorso, sono oggi magistrati. Una precisazione è doverosa: le studentesse all' epoca in cui si sono svolti i fatti erano tutte adulte, già laureate, già avvocatesse, di età compresa tra i 25 ed i 35 anni. Quindi non si tratta di fanciulle sprovvedute, incapaci di intendere e di volere, manipolabili, bisognose di essere messe sotto tutela, alla mercé di un «gran porco» come lo chiama Mentana, bensì di signore intelligenti che oggi indossano la toga e ci giudicano in tribunale. di Azzurra Barbuto

Dai blog