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Alessandro Sallusti contro GIuseppe Conte: "Emilio Fede di Giuseppe Conte. Anzi, peggio"

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"In oltre trent' anni di indagini e processi ne abbiamo viste tante ma questa ci mancava: un pm che appena avviata una inchiesta emette già una sentenza per giunta sballata e per giunta in tv". Incredibile ma vero, parole e musica di Marco Travaglio, che si è espresso così domenica sul Fatto Quotidiano, commentando le irricevibili parole di Piercamilo Davigo secondo cui "l'errore italiano è quello di aspettare le sentenze". Addio giustizialismo, insomma. Addio Davigo, dopo averlo portato in palmo di mano per anni. "Roba da non crederci se non fosse scritto nero su bianco", commenta Alessandro Sallusti nel suo editoriale su Il Giornale, dedicato a questa piroetta di Travaglio.

 

E Sallusti picchia durissimo, trovando subito una chiave interpretativa alla piroetta del direttore dal Fatto: "L'uomo che per anni ha condannato (mediaticamente) chiunque gli sia passato attorno, che ha inneggiato alle conferenze stampa dei magistrati e sentenziato seguendo il battito di ciglio di qualsiasi toga si è inalberato, non in quanto rinsavito, ma perché una pm di Bergamo, Maria Cristina Rota, ha osato dire che a quanto risulta la strage sanitaria nel Bergamasco non è colpa di Fontana e della Lombardia, ma di Conte e del suo governo che avrebbero dovuto decretare la zona rossa in tempo utile".

 

Già, Sallusti continua: "Un magistrato si permette di parlare (malino) di Conte? Apriti cielo, a quel paese Davigo e il giustizialismo, da buon cane da guardia che azzanna non il potente ma chi osa avvicinarsi al suo potente protetto di turno ecco che parte l'assalto contro il pm, con una partigianeria e violenza che in confronto Emilio Fede nel difendere Berlusconi era un moderato agnellino". Travaglio come Emilio Fede? No, molto peggio: "A differenza del grande Emilio, Travaglio non dirà mai che figura di m... ma così vanno le cose", conclude Sallusti.

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